
Ufficio dei concetti smarriti. Intervista a Maurizio Cattelan, artista di spaesamento. Da ore guardo il monitor del computer. Senza scrivere nulla. Anzi, cancellando una cifra di mezze righe. Non che non ci siano cose da dire su Maurizio Cattelan (nasce a Padova nel 1960, vive a New York e un po’ in Italia, espone in tutto il mondo, blah blah blah…), ma la mia mente vaga tra tutte queste immagini, tra le cose che ho letto su di lui e tra le sue risposte alle mie domande…
Immagino un mondo di carte da bollo, un mondo di public relations, con abiti grigi cui rendere conto e nel quale “rassicurante” è la parola mai detta ma che si nasconde dietro ogni cosa.
Un mondo regolato dalla burocrazia delle banalità, una grande Milano 2 di gallerie d’arte e di eventi.
Lunghe code di gente che non ha nulla da dire.
Lui ha idee. Ha:
-appeso delle lenzuola annodate a una finestra di una galleria d’arte,
-raccolto diecimila dollari per assegnarli ad un’artista che avesse acconsentito ad astenersi dall’esibire le proprie opere per un anno. Tutti gli artisti selezionati rifiutarono,
-venduto il suo spazio espositivo alla Biennale di Venezia ad un’agenzia pubblicitaria,
-organizzato la sesta Biennale dei Caraibi, artisti a mollo nelle dolci acque e critici a bocca asciutta, non c’era nemmeno un’opera esposta,
-appeso ad una parete il suo gallerista con metri e metri di scotch,
-rubato le installazioni di un altro artista e le ha esposte nella sua galleria,
-copiato le opere di un altro artista e le ha esposte nella galleria a fianco,
-denunciato la scomparsa di un’opera “invisibile”.
Le suo opere sono discusse, e non tutti le capiscono, soprattutto quelle che riprendono i simboli della nostra cultura. Il Papa colpito da un meteorite è stato uno scandalo internazionale (venduto poi ad un’asta per due miliardi di lire). Una Bestemmia.
In quanti hanno visto un UOMO che da SOLO, e sotto un PESO cosmico, tiene alto il proprio vessillo?
Ma ognuno è libero di vedere quello che vuole, se tutti lo capissero lui si divertirebbe sicuramente molto meno. Potrebbe uscire un libro, magari un Bignami: Manuale per capire Maurizio Cattelan, destinato ai soli critici (i critici d’arte, che vestono trendi e copiano le recensioni, i critici con l’arte, che schifano ogni opera dopo il ‘400, i critici ad arte, che ne sanno un tot, i critici decostruttivisti, che sono invidiosi e frustrati perché non hanno talento, quindi non fanno critiche costruttive) così forse imparerebbero a sorridere. E a guardare meglio e più a lungo.
Maurizio Cattelan ci mostra la realtà con ironia, coraggio e incoscienza.
Ingrandisce, sposta e unisce: costruisce corto circuiti mentali.
Che lavoro fai?
IMPIEGATO DI CONCETTO
Le tue opere nascono dall’osservazione o da una visione?
PIU CHE ALTRO nascono da piccoli spostamenti e minuscole fratture. O forse solo dal bisogno di sfuggire alla noia.
Come vivi la genesi di un’opera?
DA SPETTATORE, quando ci riesco.
E come ti senti quando finisci un lavoro?
IN REALTA si inizia a lavorare quando l’opera è finita: l’arte è solo uno snodo in una rete di rapporti e scambi piuttosto intricati. In ogni opera c’è un punto di rottura, che apre una via di fuga in un’altra direzione: è su queste deviazioni che cerco sempre di lavorare.
Ti importa che le tue opere siano viste o ti appaga completamente l’atto creativo?
SE FOSSE PER ME, non farei nulla, me ne starei immobile, in silenzio. L’atto creativo, come lo chiami, è solo una scusa per prendere la parola, ma sono gli spettatori che decidono se ascoltarti. E’ a loro che devi tutto.
In cosa credi?
TEMO CHE i valori alla fine siano scomparsi, un po’ come le mezze stagioni: una volta fin qui era tutta campagna.
Cosa ascolti?
GLI ALTRI, come se fossero me stesso.
E cosa leggi?
GUARDO soprattutto, e strappo tutto ciò che mi piace.
E cosa guardi?
FOTOGRAFIE, giornali, libri, riviste, film… La sete è zero, l’immagine è tutto.
Che differenza c’è tra lavorare in Italia e negli Stati Uniti?
NEW YORK è sulla stessa latitudine di Napoli, quindi non siamo poi cosi lontani.
Esiste qualcosa di irraggiungibile?
NON SONO mai stato a Bari, se è questo che intendi.
Quando voli, a cosa pensi?
IN AEREO DORMO, proprio per non pensare.
Cosa ti rende così unico?
LE ECCEZIONI non mi interessano. Anzi mi sono sempre sforzato di essere perfettamente nella media. Forse solo il mio naso è un po’ fuori misura.
Che rapporto hai con le segreterie telefoniche?
LO STESSO CHE ho con le segretarie: mi rifiutano sempre.
Hai paura? Di nulla o del nulla?
DI TUTTO.
Come vedi il futuro?
NERO, con varie sfumature di grigio.
Si consiglia di reperire materiale sul Situazionismo, su Fluxus, qualche libro di Stewart Home, il volume di RE-SEARCH intitolato Phranks e di guardare Lupin III. ™
Di Giovanni Cervi. Immagine per gentile concessione di Galleria Massimo De Carlo
2 Giugno 2007 alle 17:57
Hai paura? Di nulla o del nulla?
DI TUTTO.
Come vedi il futuro?
NERO, con varie sfumature di grigio.
Già, il mondo è greggio,
di un grigio scuro, verso il buco nero.
Ai ling Cai