Beans

Se si potesse tracciare una linea immaginaria fra la ruvidezza della musica afro americana e l’intellettualismo europeo nell’ipotetico punto di mezzo si troverebbe Beans. Beans, prima con gli Anti Pop Consortium e adesso da solo, rappresenta la commistione fra il funk digitale dei produttori americani e le derive più concettuali che questa musica ha assunto in Europa. Non è un caso che il nuovo disco “Tomorrow right now” esca per la Warp, etichetta che ci ha dato i dischi di Aphex Twin e Aiutechre fra gli altri, che della sperimentazione del suono elettronico americano ha fatto un cavallo di battaglia.

Puoi descrivere il tuo nuovo disco?
Il disco è una rappresentazione di me e di quello che rappresento. Le mie influenze la mia storia sono tutte riversate in questo disco. Tutte le tracce del disco le ho composte e prodotte io con l’aiuto di alcuni fonici. Mi ci ritrovo al 110%.

Il disco esce molto vicino a quello, sempre su Warp, degli Anti Pop. Era tutto materiale nuovo?
Non ho mai smesso di creare musica che fosse solo mia. Le canzoni sono state create tutte in momenti diversi. Dopo lo scioglimento degli Anti Pop mi sembrava fosse giunto il momento di tirarle fuori.

Cosa è successo agli Anti Pop Consortium?
Eravamo un gruppo di personalità molto forti. Diciamo che le divergenze a livello creativo si sono fatte sentire. E’ difficile mettere assieme persone con una creatività così forte.

Conoscevi la Warp prima di iniziare ad incidere per loro?
Sono da sempre un grande fan del loro suono. Ho sempre ascoltato la musica senza frontiere né generi. Dal rap old school di Rakim e Gangstarr, al funk e il soul della Motown passando per il pop elettronico europeo e il jazz e la musica colta e sinfonica. Non ci sono differenze. Spero che questo si senta nella mia musica.

Pensi ci siano limiti strutturali nell’hip hop?
Assolutamente no! L’hip hop è un suono ancora relativamente giovane. Ci sono molte strade da percorrere e molti nuovi stili da scoprire. L’importante è non lasciarsi schiacciare dalle logiche di mercato e continuare a muoversi verso nuove sperimentazioni.

Intervista di Ambrogio Ferrario




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