Audio Bullys

di Ambrogio  1 Maggio 2003  Interviste, Musica

I’d like to report a large melon-twisting incident in the EC2 area. Abbiamo scambiato due chiacchiere con Tom Dinsdale, dj degli Audio Bullys, che in coppia con Simon Franks, ovvero l’MC del gruppo e compositore di tutte le liriche, spinge il suono più fresco ed eccitante al momento. Ecco quello che ci ha detto…

Il suono del disco è molto grezzo ed energico volevate che uscisse così?
Il fatto è che noi siamo veramente poco bravi a programmare le macchine per fare la nostra musica.Il suono è grezzo perché è così che esce dal nostro studio. Non usiamo grandi filtri né grandi effetti. Il tutto deve venire il più naturalmente possibile.


Trovo molto importante che voi due siate molto giovani. In un’industria come quella della musica dance governata da dj pronti alla rottamazione, penso che la vostra età vi dia il modo di parlare più direttamente ai ragazzi che vi ascoltano…
Noi siamo dei ragazzi normali a cui è capitata la fortuna di avere un po’ di successo. Parliamo di esperienze di tutti i giorni. Cose vissute sulla nostra pelle. Immagino questo aiuti il nostro pubblico a sentirsi più vicino a noi. Comunque c’è gente come Doctor Dre che nonostante la sua età esprime cose che sono assolutamente rilevanti per i giovani.

Avete mai pensato di scambiarvi i ruoli nelle vostre performance live?
C’è una battuta ricorrente su come durante la nostra ultima apparizione live io farò l’MC e Simon starà dietro i piatti. Non penso sarà il massimo comunque…

The streets are buzzing. Nasce dal basso, dalla strada appunto. Un suono, una serie di influenze, il tutto rivisitato in chiave nuova e originale. 2003: questo è il suono urbano di Londra.
Solo nella capitale inglese poteva nascere un disco come quello degli Audio Bullys, giovanissimo duo dei sobborghi di Londra, solo la commistione musicale che si respira nelle strade della swinging London giustifica questo meticciato musicale. In ordine sparso nel disco troverete: house (acid house quella sporca, secca e semplice), hip hop ma rappato in stretto cockney, reggae, punk, disco, 2 step, ska, ecc…Il tutto colorito da un bel po’ di attitudine festaiola e paracula che non fa mai male. Se volete un esempio basta prendere “We don’t care” primo singolo degli Audio Bullys, inno giovanile da dito medio alzato e attitudine punk. Come il payoff di una famosa rivista inglese dance: Disco pogo for punks in pumps. L’iniziale “Snake” da una bella scudisciata di bassi acid e ritmiche hip hop, “The snow” descrive l’incubo suburbano fatto di droga e paranoia. Tutte le canzoni sono corte e intense; come struttura si avvicina più ad un disco rock che ad uno dance. Pochi intelletualismi (anzi direi nessun intelletualismo), poca raffinatezza produttiva ma un quintale di feel ed energia. Audio Bullys in the area!

Intervista di Ambrogio Ferrario



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