The Girl Behind the Glass. Floria Sigismondi crea visioni. Crea nuovi esseri per una futura mitologia. Crea mondi interi. Distrugge sicurezze. Quasi dieci anni fa accendendo la televisione… Marilyn Manson si imponeva con il suo modo di camminare tra l’automa e il Cristo schiacciato dal peso della croce, con il suo look post-ermafrodita e un immaginario scenico tra l’infernale e l’apocalittico. Oggi accendendo la televisione capita di vedere dei bambini pallidi e biondi in una scuola…
Scappano fuori a giocare, come facevamo tutti. Il cielo è rosso, loro indossano maschere antigas e nevica cenere. Loro sono innocenti, e allora giocano con quella neve nera e fanno un pupazzo. Una bambina perde la maschera e muore lì. Untitled dei Sigur Ros.
In mezzo c’è Floria Sigismondi. Regista e Artista.
Decine di videoclip, fotografie, installazioni.
Il suo è un mondo del futuro prossimo, un mondo governato non più dalla legge di Dio, ma da quella fallace dell’uomo. E allora creature imperfette vagano sul pianeta e i nuovi Dei sono falsi.
Tecnologia, biotecnologia, genetica e natura sono scansionate da un occhio puro, che non giudica, che ritrae quello che vede. Un occhio conscio dell’inevitabilità di certi comportamenti umani. Un occhio che irrita molti, per la chiarezza con cui vede le cose e per la crudezza di quello che narra.
(special thank to Patti Shaw)
Che cos’è per te un’immagine?
Un’immagine è un riflesso di come vedo il mondo.
Come sviluppi le tue idee? E’ un work in progress o sai esattamente cosa andrai a girare?
A volte lo so, altre aspetto.
Una volta terminato un lavoro come ti senti?
Di merda… stanca, depressa, avrei potuto fare questo, avrei potuto fare quello… non è mai finito in realtà.
C’è differenza tra il creare un’immagine in movimento e una statica? Tu quale preferisci?
Sono diverse. Una foto è un’immagine, un film ha migliaia di immagini, col passare del tempo sono sempre più interessata nel creare immagini in movimento, per la multidimensionalità che ciò comporta e che può essere esplorata. Le emozioni e i sentimenti che possono esserevi convogliati per esempio; una macchina da presa che si muove, un occhio che si strizza, un sospiro.
Puoi farci un breve riassunto della tua vita?
Mia madre stava per diventare una suora, mio padre era un ateo che non dava importanza alla religione. Ritrovo nel mio lavoro la dicotomia che ho sperimentato nella mia infanzia. Entrambi i miei genitori sono cantanti d’opera e io sono cresciuta seguendo le loro prove, sommersa da costumi e scenografie fin da piccola. Credo che le tragedie dell’opera si siano infiltrate nel mio lavoro. Sono nata a Pescara, Italia, e cresciuta nella piccola e dura città industriale di Hamilton in Canada.
Come approcci un nuovo lavoro?
Semplicemente lo lascio accadere.
Quando fai un ritratto cerchi di rivelare l’anima della persona, di darne una tua interpretazione o cos’altro?
Quello che cerco di rivelare è il volto che avevano prima di nascere.
Che rapporto hai con le tue video/fotocamere? (sono solo macchine?)
Si. Macchine…. le amo e le odio. E ne ho bisogno.
E con la tecnologia?
La uso e ne abuso.
I luoghi (e le atmosfere) dove giri influenzano il tuo lavoro?
Considero la location come una caratteristica del mio lavoro. E’ molto importante per me e, di solito, rispecchia quello che penso del mondo reale che mi circonda in quel periodo. Mi piace mostrare un mondo più crudo. Forse come l’interno di un corpo.
Cos’è un essere umano? Cos’è la scienza?
Una materia ricorrente nel mio lavoro è il problematico rapporto tra umani, natura, scienza e tecnologia, e le implicazioni che questi rapporti possono avere sul futuro della nostra specie.
Questi temi hanno particolare risonanza nella nostra era di ricerche biotecnologiche accelerate. Ho creato un corpo di lavoro chiamato COME PART MENTAL che tratta questo argomento.
Per trovare noi stessi dobbiamo distruggere noi stessi. La razza umana anela l’esperienza.
Intervista di Giovanni Cervi
www.floriasigismondi.com
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