Goodbye Beetle

di Verbavolant  1 Settembre 2003  Motori, Specials

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Estate 2003. Chiude l’ultima fabbrica di “maggiolini”. Ipotizziamo: Jesus de Paz è nato a Puebla, Mexico, il 10 settembre 1934. Non ha mai visto cosa c’è oltre i cartelli stradali che delimitano la sua città. Ha fatto il meccanico fino al 1977, quando un pistone di una Cadillac ElDorado del ‘59 gli ha amputato la mano destra. Terminò il lavoro, poi si licenziò. Quella macchina serviva a trasportare donne e bambini ricercati dal regime oltre confine. La sua mano è stata mummificata e appesa nell’officina, come simbolo di libertà…

E’ ancora lì, un poco impolverata. Jesus dice che è stato il suo dono a quelle persone in pericolo. Ne ha salvate tante.
Si fece crescere la barba, bianca, fin sotto la gola e i capelli, bianchi, ben oltre le spalle. Sombrero in testa.
Nel 1978 trovò lavoro grazie alla sua menomazione: custode dello stabilimento Volkswagen della sua città. Inizia la produzione messicana del “maggiolino”.
Jesus è conosciuto e amato da tutti gli operai. Per il turno serale si fece un cappello con un fanale funzionante, per vedere meglio. Usava benedire ogni carico con la sua mano mancante, mentre li vedeva sfilare dai cancelli. Augurava a quelle automobili di portare libertà ai futuri proprietari. E di girare per il mondo e tornare a trovarlo in sogno. E raccontargli quello che vedevano e che lui non ha mai potuto vedere.
Tornano tutti, perché hanno un’anima. raccontandogli di luoghi lontani e misteriosi e di avventura e di amori infiniti, che bruciano. Alcuni gli raccontano di proprietari finti, che li usano solo per apparire alternativi e selvatici. Inutilmante.
Quella di Puebla è stata l’ultima fabbrica a chiudere, Jesus è stato l’ultimo custode a spegnere le luci, progressivamente guardava il buio coprire le catene di montaggio.
Lui è ancora lì. Ora benedice i turisti, ma quelli non tornano mai nei suoi sogni, gli danno giusto qualche spicciolo. Solo i maggiolini continuano ad andare a trovarlo, raccontandogli una vita libera che molti non capiscono più. G.C.

Di Giovanni Cervi, foto di Mimmo Russo

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