Peaches

di Ambrogio  1 Ottobre 2003  Interviste, Musica

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Nel nuovo video delle Chicks on Speed, “We don’t play guitar”, Peaches mostra al mondo la sua immensa dote nell’air guitar, ovvero l’arte di far finta di suonare un’immaginaria mettendoci tutta la foga possibile (per ulteriori info sull’argomento potete consultare il sito http://www.mirrorimage.com/air/). Peaches assume la posa tipica dei Kiss mentre si dimena sui beat electro a la page delle C.O.S…
Con questa immagine bene in mente sono andato a parlare con Peaches, in tour promozionale a supporto del nuovo cd “Fatherfucker”, aspettandomi di avere a che fare con una rock bitch (ovviamente detto in senso buono). La realtà si è rivelata ben diversa da come avevo previsto le cose.
Peaches è nell’ordine: simpatica, gentile, super intelligente e interessante.
E si che ne avrebbe di che vantarsi. Lei che è diventata la cantante più citata dalle dive pop (Britney e Christina su tutte) come loro influenza, lei che ha collaborato nel suo nuovo disco con l’icona rock Iggy Pop, lei che è così dannatamente COOL.

“Fatherfucker” è un titolo molto forte. Ti piace creare scompiglio?
Quello che cercavo di dire con quel titolo è che se ormai è naturale nelle canzoni usare la parola motherfucker, dovrebbe essere lo stesso per fatherfucker. Lo stesso vale per il testo di un’altra nuova canzone: “Shake your dix”. E’ ok dire shake your ass allora io voglio vedere scuotere i piselli. Gender fucking lo chiamo. L’unica cosa che mi dispiace e che per questo titolo il mio disco non verrà distribuito dalle grosse catene di supermercati americane. Non che mi frega di vendere di più. E solo che è un peccato che certa gente non possa accedere alla mia musica.

La tua musica mischia liberamente rock e elettronica. Cosa ascoltavi da bambina?
Un po’ di tutto veramente. Non sono mai stata una purista. Mio fratello ascoltava molto rock, mio padre disco. Non ho mai visto grosse differenze fra le due cose. Anche l’hip hop secondo me è musica elettronica.

Pensi che “2 many djs” sia stato un disco importante per la diffusione della tua musica e del suo suono?
Ascoltando le cose che hanno fatto i Soulwax (il duo che ha mixato la seminale compilation “2 many djs”,nda) ho sentito un’immediata affinità con le cose che faccio io. Molti dischi rock hanno un groove pazzesco e se gli metti sopra un bel rappato il gioco è fatto. Da giovane mi capitava di campionare i dischi degli AC/DC togliendogli gli assoli.

Com’è Berlino?
Una figata. A me piace Berlino perché è interessante e culturalmente viva ma al contempo vivibile. Il mio quartiere è super tranquillo. New York al contrario è interessante ma dannatamente stressante. Parigi, invece, fa solo schifo.

Iggy Pop canta nel tuo disco. Come lo hai incontrato?
Lui è una persona così stupenda. Dovreste incontrarlo. L’ho conosciuto per caso ad una festa a Los Angeles. Mi sono avvicinata e l’ho invitato al mio show a Miami. Lui ha comprato il disco ed è venuto a sentirmi. Passato un po’ di tempo mi chiama dicendomi che aveva fatto una mia cover dal vivo. Allora ho preso la palla al balzo e lo ho invitato a registrare il mio nuovo disco.

Intervista di Ambrogio Ferrario

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