Chuck Palahniuk

di PIG Mag  1 Dicembre 2003  Interviste, Libri

ChuckPalahniuk3_CSA.jpg“Self improvement is masturbation. Self destruction is the answer.” Tyler Durden. E’ grazie al film Fight Club che per la prima volta lessi il nome di Chuck Palahniuk, quell’anno era l’autore del romanzo da cui il film di Fincher era stato tratto, e Fight Club è un film di cui mi sono subito ed irrazionalmente innamorato: talmente delirante da risultare visionario, così lucido da apparire surreale. Oltre che finire al parco a picchiarmi coi miei amici, quel film diede lo spunto a me ed a molti altri di approfondire uno scrittore che ora annovero tra i miei favoriti e che finalmente ottiene tutto il successo che merita. Dopo aver fagocitato la sua precedente produzione (Fight Club; Survivor; Invisible Monster; Choke) esce in italiano il suo ultimo romanzo: Lullaby (PIG n° 17), quale miglior occasione quindi per scambiare qualche domanda col suo autore…

Ciao Chuck e grazie per l’attenzione, inizio subito mostrandoti le mie carte migliori: nel 1997 hai scritto Fight Club, quel romanzo finiva con l’esplosione ed il crollo di tutte le compagnie di credito della città. Quattro anni dopo le torri gemelle fanno la stessa fine. Dove finiscono le analogie tra i due avvenimenti?
Dimmelo TU! Una settimana dopo la pubblicazione di “Survivor” un mio fan si è suicidato, dopo l’uscita di “Invisible Monster” aumentarono gli arresti per furto di antidolorifici e vagabondaggio. (In entrambi i libri succedono praticamente le stesse cose NdLeo). La verità è che cerco solo di trovare aspetti della nostra cultura che non vogliamo riconoscere, e vi costruisco attorno una storia. Palazzi che crollano… noi AMIAMO i film in cui i palazzi crollano, è una delle immagini più irresistibili della nostra cultura. Le persone si affollano e si ammassano, aspettando di vedere quei 30 secondi necessari a demolire un vecchio palazzo, poi corrono a comprarsi ogni VHS disponibile pur di rivederne il crollo. Io scrivo di immagine, perché è l’immagine che amiamo.

Quanto ti offenderesti se ti suggerissi, in relazione alla prima domanda, il termine di “profeta”?
No, non mi offendo, non sono un profeta. Sono solo onesto nell’affrontare i lati oscuri e sbagliati del mio carattere. Guardandoli in faccia. Rischio di sembrare un idiota così altra gente può rischiare di vivere una vita lievemente oltre l’atteggiarsi, il sorridere, ed il sembrare buoni.

Un’ultima domanda su Fight Club. In che misura si è spinto il tuo lavoro con Fincher per quanto riguarda la realizzazione del film omonimo?
Lo ascoltavo ed annuivo spesso, ma volevo essere sorpreso. Non volevo sapere tutto ciò che avrebbe fatto, volevo essere stupito come ogni altro spettatore. Eppure ho assistito alle riprese, girovagando come fossi un turista sul set e parlando con tutti.

Andiamo avanti: Survivor. Il titolo del romanzo mi ha colpito, siccome non c’è nessun sopravvissuto alla fine del libro. O forse, una possibilità che mi delizia, ti riferivi al bambino che Fertility sembra portare in grembo?
No scusa, ancora sbagliato. Il narratore sopravvive. Parla al registratore di bordo fino al momento dell’impatto (quando l’aereo si schianta e finisce il libro NdLeo), eppure sopravvive. Mi sono ripromesso di non finire MAI un libro uccidendo il protagonista. Sarebbe merda, pigrizia, mentire.

Procediamo ancora, anno 2000 ed “Invisible Monster”. Se il mostro è invisibile, come possiamo vederlo? E soprattutto: possiamo vederlo?
I mostri migliori SONO invisibili. Ogni mostro visibile diventa noioso e comico dopo un po’ che lo si guarda. E’ ciò che realmente temiamo che non riusciamo a riconoscere. Per i Vittoriani erano le malattie veneree, così erano ossessionati dai vampiri. Oppure erano terrorizzati dalla rivoluzione industriale, creando così il mostro di Frankenstein. Tutti i nostri mostri sono in realtà le maschere spaventose che scegliamo di vedere, anziché il “vero” mostro di cui abbiamo paura.

Altro passo avanti, “Choke”, “soffocare”, dove il forse figlio di Cristo rimane coi pantaloni zuppi di merda solo e di fianco a delle rovine. Con l’unica consolazione di una donna, un amico e del futuro. Confesso che mi sento mezzo preoccupato e mezzo sollevato: ogni tuo libro ha al suo interno, in un modo o nell’altro, una relazione; più d’una spesso, ed ogni tuo libro finisce coi frutti di queste relazioni, che siano fra il protagonista ed il suo io (Fight Club), tra il protagonista ed un suo familiare (Invisible Monster) o tra il protagonista ed il sesso/amore. Perché questi frutti risultano così catastrofici, eppur altrettanto seducenti?
Tutti i miei libri trattano di quel momento in cui i nostri meccanismi copiativi, tutti i nostri schemi mentali, risultano sbagliati. E’ quello il momento in cui vivi per scelta, anziché automaticamente. Solo quando ogni cosa che avevi pianificato risulta sbagliata sei libero di scegliere liberamente, vivendo la tua vita e non quella datati dalla tua cultura, dalla tua famiglia, o dalle circostanze in cui sei nato. Stai uccidendo l’ego, ma l’ego del bambino che eri. Solo allora puoi diventare adulto, non più mosso da paure e bisogni infantili.

Eccoci quindi al punto, il tuo nuovo romanzo, Lullaby. Dammi un indizio, rendimi curioso e fammi divorare quel libro in due soli giorni. Se con Fight Club la formula magica è stata: “inganno, mutilazione, sapone” qual è quella di Lullaby?
“Sassi e bastonate possono romperti le ossa, ma le parole non ti feriranno mai…” In realtà le parole ci feriscono ogni giorno della nostra vita.

Ed ora basta parlare di libri, veniamo a te. Prima di scrivere Fight Club e guadagnarti quindi un grande successo eri un autista di TIR se non sbaglio. Posso chiederti quali differenze vedi fra queste tue “due vite”? Sei più felice ora?
Lavoravo come meccanico in un garage. Non sono più felice ora, ma ho più controllo sulla mia vita: sono più adulto e creo il mio futuro. Ciò che ho fatto mi ha dato sicurezza, sono sempre stato tanto felice quanto ho scelto di esserlo. La felicità non è qualcosa che mi arriva dall’esterno.

Altra domanda legata al “successo”: In che modo hai scritto Fight Club, con che ambizioni, quali aspettative, e che differenze ci sono fra il tuo scrivere di 6 anni fa e quello di oggi?
Scrissi Fight Club con un unico obbiettivo: divertirmi. Non sarebbe mai stato pubblicato, ne ero sicuro. Così decisi di rendere il mio scrivere il più divertente possibile. Scrivevo ai party, scrivevo nei bar, non ero mai a casa ed ero sempre in mezzo ad amici. E’ questo tutt’ora il mio metodo di scrittura: divertirmi e stare con le persone, chiedendogli idee e rispondendo con le mie per farli ridere. O per farli star male.

Ho finito, con la speranza che questa intervista ti sia piaciuta ti lascio lo spazio per dire ciò che vuoi ai nostri lettori. A presto.
Ciao. E grazie ai sei italiani che sono svenuti durante la mia visita in Italia. Hanno portato il totale degli svenuti a 36, due dei quali all’ospedale, anche il raccolto di quest’anno è fatto.

Quest’uomo ne sa: leggete i suoi libri.
E’ un ordine.

www.chuckpalahniuk.com

Intervista di Leonardo LaMarca


2 Commenti per “Chuck Palahniuk”

  1. medina assassina Dice:

    ciappal nder ciul

  2. Umberto Dice:

    leggetelo.


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