Un Marsupio Pieno di Puntine. Kid Koala è uno scratch-dj atipico. Nel set ad 8 giradischi che ha portato in giro per il mondo, insieme a P-Love e dj Jester, e approdato a Milano a fine Novembre, ha dimostrato come, mettendo da parte i virtuosismi più estremi, si possa creare, con gli scratch, uno show interessante senza prendersi troppo sul serio… Passando da pezzi con influenze ska e jazz a sbilenche composizioni per giradischi e pianoforte è riuscito nell’intento di far tornare a casa sorridente buona parte del pubblico.
Suoni altri stumenti musicali?
Il pianoforte è stato il mio primo strumento, ho iniziato a suonarlo quando avevo solo quattro anni, ma la mia esperienza con il piano non è molto ampia.
A tredici anni ho scoperto il giradischi con il quale ho potuto sviluppare un approccio più libero alla musica. Vivendo in Canada non avevo moltissimo da fare, come andare nei club o cose del genere, ho avuto quindi moltissimo tempo per sperimentare con i vinili.
Il giradischi può essere considerato un vero strumento musicale?
Il giradischi può essere usato in molti modi: come unità d’effetti, come strumento per la produzione musicale, come semplice riproduttore etc. Se tu mi chiedessi: Kid Koala, tu suoni uno strumento? Io risponderei…a volte! Penso sia un tool molto versatile che si presta a molte applicazioni.
Fai anche dei dj-set nei quali selezioni musica per il pubblico?
Mi capita di fare dj-set per b-boys e ballerini di breakdance. L’obiettivo in questo caso è quello di fare la selezione più adatta affinché chi sta in pista possa esprimersi al meglio. Per queste occasioni scelgo di solito dei classici break funky. Naturalmente lo show che sto portando in giro ultimamente non è organizzato per far ballare il pubblico, ma per presentare loro la mia musica nel modo migliore, anche a persone che non abbiano conoscenza approfondita del mondo dello scratch. Nel mio spettacolo vi sono anche dei momenti più “tecnici”, ma nel complesso è stato studiato principalmente per far si che tutti possano goderne la musica.
Cosa ne pensi di tutti quei nuovi “oggetti digitali” che permettono di eseguire scratch senza l’uso di vinili?
Il giradischi e i vinili sono ciò che ho usato per ben quindici anni e credo che abbiano un loro suono caratteristico ed unico. Se un giorno mi dovesse piacere il suono che potrò ottenere con queste nuove tecnologie è probabile che inizierò ad usarle. Come dj non mi posso sicuramente porre contro le nuove tecnologie, ma per ora non riesco a ottenere con queste un suono soddisfacente: nell’esecuzione di certi scratch il suono risulta corrotto. La mia musica è comunque fondamentalmente di matrice analogica e non riesco ancora a rinunciare al suono del vinile, ai crepitii, alla puntina che salta…
Come è stata l’esperienza come opening-act per i Radiohead?
Ho suonato con gli “Handsome Boy Modeling School”, come gruppo spalla per i Radiohead, in occasione del tour promozionale per Kid A. Tempo dopo mi hanno chiamato per accompagnarli da solista nel loro tour ed eseguire i miei set. La reazione del pubblico è stata molto positiva. Naturalmente ho scelto e preparato delle routine che fossero più soft e avessero un feeling più “malinconico” per adattarsi al meglio alla musica dei Radiohead.
Una cosa curiosa che ho scoperto parlando con i ragazzi dei Radiohead è che, come me, sono grandi fan delle produzioni Bomb Squad dei primi album dei Public Enemy. In queste produzioni, anche se un po’ grezze, apprezziamo l’attenzione che c’è per tutti i piccoli particolari e la scelta dei suoni e dei sample, sempre molto intricati e strutturati. Il loro modo di creare un vero muro di suono è inimitabile. Anche i Radiohead prestano attenzione spasmodica ai più minimi particolari rendendo unico il loro suono. È curioso sapere come gruppi così differenti si influenzino fra di loro.
Un’altra delle tue passioni oltre alla musica?
Ho sempre amato disegnare. Mi risulta naturale ed è per me una valvola di sfogo tanto quanto la musica. Ho cominciato disegnando le copertine dei mixtape che registravo per gli amici ai tempi dell’High School ed ho continuato producendo piccoli fumetti. Anche durante i viaggi in tour ne approfitto spesso per disegnare.
Cosa pensi che possa aggiungere un dj al suono di un gruppo?
Quando ho cominciato a suonare con i Bullfrog non sapevo ancora bene come gestire la cosa. Col tempo mi sono annoiato di scratchare semplicemente sopra i pezzi che suonavano gli altri componenti e ho cercato di entrare dentro le composizioni, dando un vero contributo al suono, tramite l’uso di armonie, accordi, effetti ed altro. Ormai suono con i Bullfrog da quasi 10 anni e abbiamo fatto circa 11.000 concerti. Quando suoni per così tanto tempo con una band entri dentro le dinamiche del gruppo, riuscendo ad anticipare le idee e ad essere più costruttivo.
Il giradischi può contribuire molto all’interno di un gruppo, essendo uno strumento molto versatile, con caratteristiche ritmiche e melodiche, capace di aggiungere sfumature all’atmosfera delle canzoni.
www.kidkoala.com
Intervista di Faust D’Agata
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