L’Esame di Erwin. Un fotografo trasgressivo, autoironico, che ha voglia di stupire, colpire e divertire. Erwin Olaf è una star della fotografia mondiale, perché tecnicamente è ineccepibile e perché trova sempre il modo migliore per esprimersi. Guardando le sue foto ci si accorge di una cura maniacale dei particolari, di un eclettismo stilistico da far invidia al miglior trasformista, di una gamma di sentimenti e sfumature dell’animo umano esplorate con una semplicità e una sincerità disarmanti. E lui poi ride. Tanto. E si presta al mio gioco. La sua ultima serie di fotografie è indicata da molti critici come quella della maturità… e allora gli faccio un vero esame di maturità… domande su tutte le materie del suo mondo. Glielo spiego, ride e ogni tanto mi dice “che domande strane che mi fai…”. Promosso con bacio accademico.
STORIA
“Separation” è sul futuro?
Forse sul futuro… Penso che il futuro sarà piuttosto cupo per l’uomo… ma è anche sulla cupezza del passato, quando sei giovane e senti tutta quella solitudine… E’ più o meno quello che volevo comunicare… l’universo della solitudine. Una volta mia madre disse: ero seduta sul divano a casa… e volevo andare a casa, ma come puoi andare a casa se ci sei già?
E’ una cosa che fa sentire molto soli.
Quando e perché hai deciso di diventare fotografo?
Alla fine degli anni ’70 primi ’80 ero un giornalista. Scrivevo… e poi ho pensato: la scrittura non finisce mai, la fotografia finisce. Sai… fai click ed è fatta. E se non va bene ne fai un’altra, se è bella hai un bella immagine. Per questo ho deciso di darmi alla fotografia.

GEOGRAFIA
L’essere olandese ha influito sul tuo stile e sul tuo modo di vedere il mondo?
Certo… nel resto d’Europa dicono che abbiamo la libertà di pensiero. Possiamo pensare quello che vogliamo e abbiamo libertà di espressione… se guardi quelle nazioni molto religiose, come nel mondo arabo, non hanno la nostra libertà di parola, pensiero, espressione.
Contemporaneamente però gli olandesi sono molto conformisti, hanno soppresso i sentimenti legati al sesso… che però esplodono nell’arte. E nelle feste!
Sei stato invitato in Italia spesso… perché ti amiamo secondo te?
Non so perché l’Italia ama il mio lavoro… Ho avuto buoni riscontri in Spagna, Brasile, Buenos Aires… lo spirito latino. Quello che non mi piace dell’Olanda è che non si è mai liberi di mostrare i propri sentimenti… penso che in Italia, Spagna, nei paesi latini sia più “ti innamori, ami, lo dici a tutti, piangi, fai un dramma (in senso teatrale)… e anch’io faccio così in Olanda. E lo urlo!
Come immagini Erwinolafland?
Libertà di parola, libertà del corpo, rispetto per tutti gli esseri umani sono importanti a Erwimolafland. Soprattutto rispettare i corpi, che tu sia magro, grasso, muscoloso, piccolo. Non importa.

RELIGIONE
Credi in Dio?
No.
Qual è il tuo miracolo preferito? Non intendo quelli di Gesù, ma quelli della vita…
Un miracolo?
Mi piacerebbe credere in Dio, devo dire… ma non posso.
I miei nonni hanno smesso di crederci quando Hitler andò al potere… pensarono che se un uomo come quello poteva dominare il mondo non ci potesse essere nessun Dio… e anche i miei genitori non erano religiosi così non sono cresciuto con quell’educazione.
Good, un miracolo… quando vado a vedere un balletto, danza contemporanea, e guardo quei giovani corpi muoversi in modi così artificiali… inizio a pensare che deve esserci stato un miracolo migliaia e migliaia di anni fa, quando gli esseri umani si sono separati dagli animali. Noi siamo animali, ma non ho mai visto un elefante fare un balletto. Esprimersi attraverso l’arte è solo per gli uomini… di contro anche aggredire senza alcuna ragione è una prerogativa umana… così essere uomini è una specie di miracolo… ti fa sentire un selvaggio ma anche qualcosa di santo… beh, no… non proprio santo (ride)…
MATEMATICA
C’è differenza tra gli uomini e i numeri?
Certo. C’è una grande differenza. Gli uomini pensano, i numeri non hanno nessun pensiero. I numeri sono numeri.
Fotografia = geometria?
Si, c’è molta somiglianza, io sono un simmetry freak. Quando guardi in camera e ti avvicini ai volti che inquadri, come nella serie che ho fatto prima di Separation, i Clowns dei Paradise portraits, i nasi, le bocche, gli occhi tendevano sempre a destra o a sinistra, così nel computer… ho usato molta matematica.
Sei il nuovo Archimede Pitagorico?
Noo (ride)… non sono così intelligente. L’unica cosa che conosco è la matematica della camera, sono le linee che delimitano il negativo, so che le porte sono dritte e io non lo sono per niente (N.d.T. gioco di parole, straight significa dritto, ma anche normale)!
SCIENZE
I buchi neri… sono in cielo o dentro gli uomini?
…(secondi di silenzio)… Penso che ci siano molti buchi neri nel nostro corpo… possono essere pericolosi, ma possono anche essere ispirazione… se rappresentano cose, pensieri, idee che non conosciamo e riusciamo a decifrarli… i sogni… a volte stai per addormentarti e ti vengono improvvisamente pensieri assurdi, come tua madre che indossa un vestito rosa da elefante o qualcosa del genere… quei pensieri arrivano dai buchi neri. E poi sono anche interessato a quei buchi neri che sono nella storia… e alla storia dei buchi neri dell’universo.
Questa è l’era del computer?
Oh yes, totalmente. Photoshop è una silenziosa rivoluzione nella fotografia… da quando l’ho scoperto faccio scansioni sul computer, creo il mio mondo… Separations è molto vicino al mio mondo, al mio pensiero… dieci, venti anni fa era impossibile…
Attraverso una macchina… non è una cosa strana?
La macchina è una cosa morta… non siamo nel film Terminator III o Terminator I… sono le dita che toccano la tastiera… è creativo…
Mi fai una lista delle macchine fotografiche e delle pellicole che usi?
E’ una lista molto breve: quando scatto per me o comunque il soggetto è umano l’Hasselblad, diapositive Kodak 6×6 e poi ci sono alcuni operatori che mi aiutano a scansionare i negativi e con photoshop.
GINNASTICA
La posizione più strana durante uno scatto?
Stavo fotografando degli zingari in Slovacchia e il mio orecchio era proprio sopra il forno dove stavano cuocendo il pane e si scaldava si scaldava e la mia schiena era come piegata in due… la stanza era davvero piccola e il mio orecchio arrosto!
STORIA DELL’ARTE
I tuoi eroi?
Uhm… Andy Warhol… in fotografia Robert Mapplethorpe, Marcel Duchamp, e poi Visconti, naturalmente, e Fellini. Ma prima Visconti di Fellini, per la per la perfetta illuminazione dei suoi soggetti, mentre quello che mi piace di Fellini è la follia e l’onestà.
Le tue foto hanno molti riferimenti a dei dipinti… L’artista deve soffrire (N.d.T. in inglese dipinto si traduce paintig e dolore pain)?
Noo. Specialmente io, non soffro. Posso piangere, arrabbiarmi ma non soffrire. Recentemente, due giorni fa, ero in Brasile, a Rio… le persone nelle favelas soffrono… se vai in Africa, con tutte quelle persone malate di AIDS, o dove c’è la guerra, in Iraq… là si soffre… (pausa)… è la decadenza della civiltà occidentale.



FILOSOFIA
La tua filosofia di vita?
Shit happens. But flowers grow on shit. (ride… N.d.T. gioco di parole intraducibile, più o meno sarebbe: la vita è una merda, ma sulla merda ci crescono i fiori)
Cos’è più importante in un’immagine, l’idea, l’estetica o il messaggio?
Non mi considero un artista… sono più un intrattenitore visivo. E uso la fotografia per questo. Detto questo… quando catturo la tua attenzione con l’estetica voglio che tu capisca, proprio un secondo dopo, parte del messaggio… che però io stesso non conosco mai, non mi conosco… ma prima viene l’impatto visivo.
Come crei un’immagine? Improvvisa ispirazione o lento divenire?
In Separation è andata così… prima mi sono venuti in mente delle parole, ho pensato alla gomma, a madre e figlio e al blu. Poi inizi a pensarci su, fai delle ricerche, la tappezzeria, che è molto importante in questa serie, e poi ti metti nello studio e parti… click click click e tutto prende forma e in quel momento ti rendi conto se hai qualcosa di bello o quasi bello… e continua a crescere… ma è anche un lavoro di gruppo… io ho avuto l’idea, ho fatto gli scatti e ho diretto, come Fellini, Visconti e… ho dimenticato quell’altro regista italiano… che è stato ucciso…
Pasolini?
Lui. Ho visto Salò… avevo 21 anni ed è stato come essere colpiti da un fulmine… come quando ho visto Andy Warhol… bang… un pugno in faccia.
Come quando io ho visto per la prima volta una tua foto… con una donna bionda che vomitava gioielli…
E’ di un sacco di tempo fa… era l’ottantasei!
E a questo punto ci perdiamo in chiacchiere sugli anni ottanta, per qualche minuto. Poi penso che lui ha iniziato da giornalista, come me. Che quando lui era giovane è stato flaschato da un artista, come ha fatto quella sua foto con me… tiro le somme di questi pensieri e… non diventerò mica alto e biondo e abbronzato come lui?!
www.erwinolaf.com
Intervista di Giovanni Cervi
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