E’ tra i più grandi designer di sneakers in Giappone e ha ottenuto numerose conferme di cui la più importante è un contratto con Puma che lo ha voluto come collaboratore. Pig incontra Mr. Mihara, che ci aspetta fumando una sigaretta dopo l’altra, accompagnato da una traduttrice che proprio come in “Lost in Translation”, riassume in due parole ciò che egli tenta di dirci in dieci minuti.
Quante volte sei stato a Milano?
Un sacco di volte. Non ricordo con precisione ma sicuramente più di venti. Ma non so ancora parlare in italiano!
Come e quando hai iniziato a fare il designer?
Ho iniziato a disegnare scarpe mentre frequentavo la facoltà di arte all’università. Avevo 21 anni ed ero autodidatta. Così, usavo la mia immaginazione per sopperire alla mancanza di preparazione tecnica. Ricordo di aver preso una scarpa e di averla scomposta in tutte le sua parti per analizzare i materiali e i particolari di cui era fatta…
Quali erano le tue scarpe preferite quando iniziasti a disegnarle?
Non avevo un paio di scarpe preferito, così ho pensato di crearne uno.
Da dove prendi ispirazione?
Fare scarpe comporta un sacco di limitazioni. Ma vivo questi limiti come delle opportunità per crescere. E’ come con i bonsai.
Cosa pensi degli fashion designers che si occupano anche di trainers?
Ultimamente quasi tutti gli stilisti si stanno occupando di scarpe, il che è buono. Ma sono convinto che durerà poco, troveranno altri articoli a cui dedicarsi.
E allora cosa succederà alle sneakers?
Me ne occuperò io.
Com’è il mercato delle sneakers in Giappone?
Il Giappone ha un’ineguaglilabile curiosità nei confronti delle scarpe di tutto il mondo. E questo significa essere in grado di assorbire influenze esterne, sia riguardanti il gusto che la cultura, gli usi e i costumi degli altri paesi. Bisogna recarsi a Tokyo e vedere con i proprio occhi per capire cosa intendo…
Hai degli assistenti o dei giovani designer che ti aiutano, oppure fai tutto da solo?
Mah, ho circa un centinaio di aiutanti che portano avanti il lavoro quando voglio schiacciare un pisolino… No, scherzo! Ovviamente faccio tutto da solo.
Collezioni qualcosa?
Oh, moltissime cose: scarpe, capi vintage, lattine di prodotti vintage, animali impagliati, libri…
Quante paia di scarpe possiedi?
Non lo so. L’ultima volta che ho contato erano 250. Ma non le conto più…
Da dove cominci quando inizi a disegnare una scarpa?
Inizio a strutturarle secondo la mia filosofia.
Come mai hai iniziato a disegnare abiti oltre che sneakers?
Beh, molti fashion designer che fanno collezioni poi finiscono per creare scarpe e borse, perchè dovrebbe essere strano se io inizio a disegnare vestiti?
C’è qualcosa che non hai ancora fatto e vorresti fare?
Mi piacerebbe fare la patente.
Cosa ti piacerebbe dire agli italiani?
Guidate con prudenza.
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Intervista di Simon Beckerman e Yuki Katagiri
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