Listen to Pig, apritevi un Online Music Store! Yesterday: La tecnologia ci rende selvaggi. Il web ha aumentato il nostro potenziale criminale, offrendoci il brivido dell’intrusione, l’ebbrezza del possesso senza permesso. Un computer e siamo tutti hacker. Scarica, salva e ascolta. Gratis. Era troppo bello per durare e troppo illegale per continuare. Giusto la violazione di tutti i diritti d’autore esistenti, e ammettiamolo, nessun rispetto per il lavoro di tante persone. Sorry, ma la nostra passione è free. L’industria discografica deve adeguarsi. E’ troppo cara rispetto agli altri comparti culturali, che affrontano costi ben maggiori, vedi cinema, o rischi ben più grossi, vedi editoria. Negli Stati Uniti, dove tutto assume le proporzioni del fenomeno, i prezzi dei CD sono aumentati del 16% dal 1997 a oggi, al fronte di un’offerta di new release che, dal 1999 è scesa del 14%. I download illegali hanno bruciato $1 billion di introiti alla music industry. Non è bastato.

Il RIAA, la Recording Industy Association of America non vuole ammettere che il caro CD ha fatto il suo corso, ha completato, come altri supporti prima di lui, il suo ciclo di vita. Ci ha dato tanto e continua a farlo, ma il suo destino è segnato. Oggi abbiamo i file, e quelli bastano eccome. I più diffusi per la musica si chiamano MP3 (Mpeg 1 Layer 3, ndr) e AAC (Advanced Audio Coding-Mpeg 4 audio, ndr) e sono file audio compressi ovvero con una qualità del suono pazzesca ma che occupa poco spazio. Ma lo strumento che ha reinventato il mercato musicale è un altro. Si chiama Steve Jobs. Con la sua Apple ha tentato tutte le major discografiche del mondo, e loro hanno ceduto. Grazie Steve.

TODAY
iTunes Music Store è, attualmente, il miglior jukebox digitale esistente online. Contiene centinaia di migliaia di pezzi, acquistati e scaricati dal più vasto pubblico di fans dell’online music al mondo. Solo gli utenti AOL (America OnLine, ndr) registrati dall’apertura del sito, 2003, sono 25 milioni, che con tutti gli altri hanno già acquistato oltre 50 milioni di pezzi. iTunes gira su Mac e PC quindi si parla di proporzioni in grado di risollevare e rilanciare il mercato a livelli record. Come c’è riuscito? Napster, KaZaA e altri software P2P, hanno fatto una brutta fine, massacrati dalle multe e dai provvedimenti legislativi applicati dalla giustizia statunitense, sono oggi concorrenti minori del network di servizi di musica online dominato da Apple. Anche se avranno sempre il merito di essere stati pionieri coraggiosi. Poi Steve Jobs è entrato di prepotenza nel mondo della musica. Si sospettava che volesse addirittura acquistare la Universal per imporre una nuova label. Praticamente si è comprato tutte le maggiori case discografiche del mondo con un’idea geniale, uno schema di protezione sulla copia che ha convinto Universal, Warner Bros, EMI, Sony Music Entertainment e BMG e tutte insieme. Un catalogo sterminato perché oltre a loro hanno aderito anche tanti artisti e etichette indipendenti che hanno integrato l’offerta con oltre 100.000 tracce alternative. Su iTunes Music Store si può sfogliare, cercare, ascoltare in una preview di 30 secondi, comprare e scaricare un pezzo, un album o infinite note no stop. E’ aperto 24/7 e ce l’hai sul desktop. Il tempo si è azzerato e i costi subiscono un down che ci tiene up, nonostante l’Euro. Un pezzo costa 99 cent, 65 dei quali vanno alle label in rispetto dell’accordo commerciale stipulato, il DRM-Digital Rights Management, baluardo di protezione istituito contro la diffusione illegale di materiale digitale protetto da copyright. Steve si tiene i restanti 34 cent. Manager di tutto il mondo, imparate. Usare iTunes è semplice, basta accedere al sito e registrarsi, una web application crea un ordine vuoto ad hoc, si sfoglia il data base, si sceglie il prodotto, si ascolta una preview. Mi piace, aggiungo all’ordine, lo confermo, la web application calcola i costi e attraverso il server si connette al transaction server della mia carta di credito. Se tutto è ok il file è pronto per il download, e da lì all’orecchio anche lo spazio è sparito, grazie all’interazione totale dei supporti. La new economy sta finalmente entrando nella fase avanzata promessa a inizio millennio e a ritmo di musica. L’onda sonora ha provocato un riverbero di effetti positivi anche in Europa, dove Warp, etichetta indipendente British ha lanciato bleep.com il music store di sola musica di avanguardia che propone gli artisti in home, i quali, personalmente, codificano i loro pezzi per la vendita online. Bleep offre una qualità audio superiore alla media con MP3 che hanno un bit rate di 205kbps contro i 128kbps della maggioranza degli altri servizi. E non applicano nemmeno il DRM, ma nel pieno rispetto dell’artista, sottratti i costi di banda e gestionali, gli autori guadagnano la metà del prezzo dell’album venduto a £ 6.99 o £ 8.99, se è doppio, oppure della singola traccia disponibile a 99 p. E puoi persino ascoltare gratis il pezzo intero, grazie al bleep audio player che mostra una rappresentazione grafica della traccia spezzata in segmenti di 30 secondi. Con loro è possibile sentire un pezzo mesi prima della pubblicazione, bleep.com è un’interfaccia diretta con gli sviluppi artistici della label. Hanno perfezionato l’idea di Steve Jobs. Ora tocca a noi.

TOMORROW
Essenzialmente per aprire un negozio di musica online ci serve, 1-tanta banda, 2-un server che contenga il prodotto, ovvero i file audio, 3-un server web protetto tramite codifica (protocollo https, Secure http) che gestisca il sito, 4- un DataBase interfacciato con il server web con tutte le info sul prodotto (artisti, album tracce, etc.), 5- un altro DataBase interfacciato per le info sui clienti (username, password, credit card, etc.). 6- un collegamento tra il server web e il transaction server di un fornitore di servizi finanziari per l’evasione delle transazioni, 7- una web application che incroci tutti i dati dei DataBase coinvolti, e capace di generare pagine web dinamiche da mostrare ai clienti. Un’altra via percorribile è la creazione di software da scaricare in grado di offrire su ogni sito una sezione music store, come nel caso delle chat, dei forum e di altri meccanismi di coinvolgimento virtuale con effetto in ambiente fisico. Questo significa più libertà, più diffusione e visibilità di idee indipendenti dai vecchi sistemi economici. Ospitare prodotti coperti da copyright permette di guadagnare sulle royalties o su un sistema di iscrizione a pagamento. La totale liberalizzazione della musica comincia a farsi sentire.

Special thx:
Zimen
Foka

Di Cristina Modolin
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www.itunes.com
www.bleep.com
www.kazaa.com
www.listen.com



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