Archivio di Febbraio, 2005:

Nicola Stumpo

di PIG Mag  16 Febbraio 2005  Arte, Interviste

rockstars.jpgArtista poliedrico che passa dal web alla street art con uno schiocco delle dita. Intrattiene, comunica, crea esperienze unendo animazioni, filmati ed audio come se fosse tutto estremamente facile. Questo è Nicola Stumpo, anticonvenzionale, fuori dagli schemi, talentuosamente dotato con tanti premi e riconoscimenti alle spalle.

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Primi passi

di PIG Mag  15 Febbraio 2005  Moda, Specials

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Day One
. Milano. Mattina presto. Stazione Cadorna per andare a Malpensa.
Un po’ meno di due ore per arrivare a Londra Heatrow. Da lì, subito un altro check-in dopo una breve sosta nella connection flight room. Continua a leggere »

James Murphy

di Depolique  15 Febbraio 2005  Interviste, Musica

edp1584_033_MF_copia.jpgRock ‘n’ Roll Robot - E’ una lunga strada quella che porta al disco d’esordio degli LCD Soundsystem, la creatura personale di James Murphy. Colui che viene considerato da quasi tre anni il re Mida della scena underground di New York, grazie al lavoro della sua etichetta (la DFA); quello che ha “lanciato” il fenomeno del punk-funk o del dance-punk. Uno che dovunque abbia messo le mani negli ultimi tempi ha combinato sfracelli; uno che, fatte le debite proporzioni, viene da paragonare ad un certo Pharrell, il re Mida dell’hip hop. Quello che ha scalato, e fatto scalare, le classifiche mondiali producendo brani come “Like I Love You” di Justin, “Beautiful” di Snoop Dogg “Milkshake” di Kelis e “I’m a Slave 4 U” di una certa Britney. Come Pharrell è metà dei Neptunes così James è metà dei DFA (acronimo per Death From Above), creatura nata dall’incontro con Tim Goldsworthy (compagno di Lavelle ai tempi d’oro della Mo’Wax) nel 1999, quando entrambi erano al lavoro con David Holmes.

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Jonathan Glazer

di PIG Mag  10 Febbraio 2005  Cinema, Interviste

Glazer_2.jpgCome molti registi cinematografici Jonathan Glazer si è fatto le ossa girando videoclip (tra cui quelli per Radiohead, Massive Attack e Blur) e spot commerciali. Poi quattro anni fa l’esordio al cinema del suo primo lungometraggio, Sexy Beast, un film acclamato dalla critica e vincitore di diversi premi. Di recente il regista inglese è tornato nei cinema con “Birth – Io sono Sean” un film controverso e chiacchierato, con protagonista Nicole Kidman, sin dalla prima a Venezia. Pig decide di fargli qualche domanda…

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Fernando Nieto

di PIG Mag  9 Febbraio 2005  Arte, Interviste

chihuahuas.jpgFernando Nieto: Giovane creativo colombiano si trasferisce in Francia per dare forma alla perversione, al surreale, ai suoi autoritratti, coltivando la propria geniale follia e vivendo in un mondo più tangibile e vero di quello reale.


Da quanto sei in Francia? Perché? Cosa pensavi sull’aereo?

Sono arrivato in Francia da due anni, sono qui, in particolare, alla ricerca di colui che ha inventato la parola francese “vachement” (dal francese ‘vache’, vacca N.d.T.). Il mio scopo principale in questo viaggio è quello di incontrare il genio capace di trasformare una vacca in avverbio. (per esempio in italiano sarà “muccamente” or in english “cowly”, o en espanol “vacamente”?) Quindi sono qui, in questo antico continente, 700 anni dopo che il mio trisnonno Cristoforo Colombo arrivò in America. Quando ero sull’aereo pensavo al Papa. Sarà una donna? Sarà morto e lo fanno muovere con dei fili? Che cosa nasconde sotto il suo cappello? Un sacco di domande su di lui.

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8.jpgCentro di ricerca sulla comunicazione Benetton, polo multiculturale internazionale, laboratorio creativo, laboratorio di creatività applicata, serra creativa multietnica, progetto multicodice, fabbrica di idee, avamposto di frontiera della cultura d’impresa del gruppo Benetton. Queste sono le tante frasi fatte che abbiamo sentito più o meno tutti. Ma com’è Fabrica veramente, al di là del celebre slogan “wanted creativity”? Solo lavorandoci per un periodo si possono vedere le cose da un altro punto di vista, meno superficiale, anche se accedervi non è facile. Fabrica sembra così lontana, irraggiungibile: è un luogo-non-luogo, un sogno, un’idea che nel mezzo della campagna veneta apre una voragine che scende nel terreno per due piani, creando uno spazio ellittico attorno al quale ragazzi da tutto il mondo lavorano insieme a progetti di comunicazione visiva, video e multimedia, fotografano, scrivono o suonano ognuno portando il suo punto di vista, la sua passione, la sua visione diversa per provenienza, cultura, stile (globalizzazione permettendo). Chiudete gli occhi: come ve li immaginate? Provate a dare un volto a questa utopia. Difficile, vero? Con le mie foto vorrei raccontarvela. Continua a leggere »

Made in 35 years.

di PIG Mag  2 Febbraio 2005  Moda, Specials

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Dunque, da dove cominciare… forse bisogna tornare indietro di 35 anni per capire cosa siano e da dove provengano le adidas Superstar che proprio quest’anno compiono gli anni… (tanti auguri!!!) e non potrebbero festeggiare in modo migliore, ma… andiamo con calma e partiamo dal principio. Tutto ha inizio, nel 1969 con la distribuzione dei primi sample ad atleti (la squadra campione del mondo di basket… robetta…), ma la produzione vera e propria inizia nel 1970.

La maggior parte delle persone conosce queste scarpe per il boom che hanno avuto negli anni Ottanta grazie anche al brano dei Run DMC (My adidas) che le ha consacrate ad icona dell’hip-hop movement di quel periodo. Le origini sono però ancora più interessanti. Le Supestar o shell toe (letteralmente “conchiglia che protegge il ditone”) sono inizialmente progettate per il basket. Prendono ispirazione da tre modelli precedenti di adidas ovvero le All Around, le Supergrip e le Pro Model. L’innovazione più interessante è invece di stretta derivazione dai campi da tennis e dall’omonimo modello sempre adidas: le Tennis. Da queste sneakers (manco a dirlo specifiche per il tennis) viene presa l’idea della rubber sole toecap (per chi ignora, la parte che sembra una conchiglia posta in punta della scarpa). Questa protezione infatti era appositamente studiata per evitare nella fase della battuta, momento in cui la punta del piede strisciava sul campo, contusioni all’atleta. Dalla modifica di questa protezione nasce la celebre punta, marchio di fabbrica, delle Superstar. Continua a leggere »

Loretta Lux

di PIG Mag  1 Febbraio 2005  Arte, Fotografia, Interviste

The_Hush1999.jpgNon c’è molto da dire. Loretta Lux ce lo fa capire col suo autoscatto e con le risposte laconiche e svogliate dell’intervista. Fotografa quasi sempre bambini somaticamente perfetti, li scontorna e poi li inserisce in sfondi realizzati separatamente sempre da lei (fotografici o pittorici); a volte altera le proporzioni di qualche pixel e/o omogenizza il tutto col computer. Soprattutto con dei colpi di luce. Questa è una sua dichiarazione: “Sono ritratti immaginari che hanno a che fare con l’idea di infanzia. L’infanzia è stata idealizzata come un paradiso perduto nel quale è impossibile tornare. Siamo esclusi da questo mondo di spensierata innocenza e unità. Ma questo regno immaginario non è altro che una proiezione delle idee e delle preoccupazioni sull’immagine, un’espressione dei nostri desideri.” E’ nata a Dresda, vive in Irlanda e a me fa un po’ paura.

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Dopingpong

di Verbavolant  1 Febbraio 2005  Arte, Interviste

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Dalla Russia con DOPING-PONG: Dima Mishenin e il suo fedele Digital Artist Lova. Hanno iniziato a pubblicare fumetti artistici nel 1998 e sono stati subito riconosciuti come i Digital Gods russi. Doping Pong ha inventato una nuova tecnica artistica chiamata “digital petting” (dal più comune digital painting), che è esplosa sotto il loro controllo.Nel 2000 Dima Mishenin ha presentato il suo primo progetto e la prima mostra artistica in collaborazione con il celebre fotografo di San Pietroburgo Andrei Chezhin. Da quel momento Doping Pong ha vissuto in diverse dimensioni parallele: sulle pagine delle riviste, nei rave notturni, nella pubblicità come nei musei e all’interno di importanti pubblicazioni di arte. Oggi Doping-Pong collabora attivamente con Anna Maugli (aka Foxy Zombie), esperta di religione e arte. I loro interessi sono la poesia, i fumetti, la letteratura e la fotografia. Traggono ispirazione dalla loro infanzia idealizzata, vissuta nel mondo sovietico, salvaguardando le tradizioni di un passato assoluto e perfetto e proiettandole nel presente e nel futuro. Tutto quello che amano del passato è il sesso che hanno scoperto nella loro gioventù, il socialismo che li contornava e lo sport.

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Beastie Boys

di PIG Mag  1 Febbraio 2005  Interviste, Musica

close_up_beasties.jpg18 gennaio, ore 18.47: siamo nel cuore del forum di Assago, un labirinto di corridoi e camerini, dove nessun essere umano, eccezion fatta per rockstar e addetti ai lavori, ha mai messo piede; attendiamo il momento storico dell’incontro con i Beastie Boys. C’è un grande trambusto in giro, un via vai di telecamere, uomini della security, piatti di lasagne e palloni da basket; tutto ciò non fa che accrescere la mia tensione; Daniel al contrario ostenta una verosimile tranquillità di facciata. Provo a rinfrescare un po’ il mio spaghetti english con Vanessa quando sopraggiunge Mix Master Mike, il favoloso dj dei beasties. E’ molto cordiale Mike, ci racconta divertito qualche aneddoto circa il suo album in uscita; non facciamo in tempo a salutarci dandoci appuntamento per un’intervista in data da definirsi quando fa la sua comparsa pure Money Mark, tastierista della band. Mark è molto loquace, ma arriva subito al dunque: è alquanto turbato dal fatto che il nuovo disco dei Chemical Brothers si chiamerà “Push The Bottom”; stesso titolo che lui utilizzò per un suo lavoro solista circa otto anni fa. Io cerco di tranquillizzarlo sostenendo che i Chemical adorano i Beastie Boys (d’altra parte il loro primo nome, Dust Brothers, venne proprio scelto in onore del nome dei produttori di “Paul’s Boutique”, secondo album dei Beasties…) e di conseguenza, per la proprietà transitiva, adorano anche lui…

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