Archivio di Febbraio, 2005:
Nicola Stumpodi PIG Mag 16 Febbraio 2005 Arte, Interviste
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Primi passidi PIG Mag 15 Febbraio 2005 Moda, Specials
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James Murphydi Depolique 15 Febbraio 2005 Interviste, Musica
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Jonathan Glazerdi PIG Mag 10 Febbraio 2005 Cinema, Interviste
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Fernando Nietodi PIG Mag 9 Febbraio 2005 Arte, Interviste
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Made in 35 years.di PIG Mag 2 Febbraio 2005 Moda, Specials
La maggior parte delle persone conosce queste scarpe per il boom che hanno avuto negli anni Ottanta grazie anche al brano dei Run DMC (My adidas) che le ha consacrate ad icona dell’hip-hop movement di quel periodo. Le origini sono però ancora più interessanti. Le Supestar o shell toe (letteralmente “conchiglia che protegge il ditone”) sono inizialmente progettate per il basket. Prendono ispirazione da tre modelli precedenti di adidas ovvero le All Around, le Supergrip e le Pro Model. L’innovazione più interessante è invece di stretta derivazione dai campi da tennis e dall’omonimo modello sempre adidas: le Tennis. Da queste sneakers (manco a dirlo specifiche per il tennis) viene presa l’idea della rubber sole toecap (per chi ignora, la parte che sembra una conchiglia posta in punta della scarpa). Questa protezione infatti era appositamente studiata per evitare nella fase della battuta, momento in cui la punta del piede strisciava sul campo, contusioni all’atleta. Dalla modifica di questa protezione nasce la celebre punta, marchio di fabbrica, delle Superstar. Continua a leggere » |
Loretta Luxdi PIG Mag 1 Febbraio 2005 Arte, Fotografia, Interviste
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Dopingpongdi Verbavolant 1 Febbraio 2005 Arte, Interviste
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Beastie Boysdi PIG Mag 1 Febbraio 2005 Interviste, Musica
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Artista poliedrico che passa dal web alla street art con uno schiocco delle dita. Intrattiene, comunica, crea esperienze unendo animazioni, filmati ed audio come se fosse tutto estremamente facile. Questo è Nicola Stumpo, anticonvenzionale, fuori dagli schemi, talentuosamente dotato con tanti premi e riconoscimenti alle spalle.
Rock ‘n’ Roll Robot - E’ una lunga strada quella che porta al disco d’esordio degli LCD Soundsystem, la creatura personale di James Murphy. Colui che viene considerato da quasi tre anni il re Mida della scena underground di New York, grazie al lavoro della sua etichetta (la DFA); quello che ha “lanciato” il fenomeno del punk-funk o del dance-punk. Uno che dovunque abbia messo le mani negli ultimi tempi ha combinato sfracelli; uno che, fatte le debite proporzioni, viene da paragonare ad un certo Pharrell, il re Mida dell’hip hop. Quello che ha scalato, e fatto scalare, le classifiche mondiali producendo brani come “Like I Love You” di Justin, “Beautiful” di Snoop Dogg “Milkshake” di Kelis e “I’m a Slave 4 U” di una certa Britney. Come Pharrell è metà dei Neptunes così James è metà dei DFA (acronimo per Death From Above), creatura nata dall’incontro con Tim Goldsworthy (compagno di Lavelle ai tempi d’oro della Mo’Wax) nel 1999, quando entrambi erano al lavoro con David Holmes.
Come molti registi cinematografici Jonathan Glazer si è fatto le ossa girando videoclip (tra cui quelli per Radiohead, Massive Attack e Blur) e spot commerciali. Poi quattro anni fa l’esordio al cinema del suo primo lungometraggio, Sexy Beast, un film acclamato dalla critica e vincitore di diversi premi. Di recente il regista inglese è tornato nei cinema con “Birth – Io sono Sean” un film controverso e chiacchierato, con protagonista Nicole Kidman, sin dalla prima a Venezia. Pig decide di fargli qualche domanda…
Fernando Nieto: Giovane creativo colombiano si trasferisce in Francia per dare forma alla perversione, al surreale, ai suoi autoritratti, coltivando la propria geniale follia e vivendo in un mondo più tangibile e vero di quello reale.

Non c’è molto da dire. Loretta Lux ce lo fa capire col suo autoscatto e con le risposte laconiche e svogliate dell’intervista. Fotografa quasi sempre bambini somaticamente perfetti, li scontorna e poi li inserisce in sfondi realizzati separatamente sempre da lei (fotografici o pittorici); a volte altera le proporzioni di qualche pixel e/o omogenizza il tutto col computer. Soprattutto con dei colpi di luce. Questa è una sua dichiarazione: “Sono ritratti immaginari che hanno a che fare con l’idea di infanzia. L’infanzia è stata idealizzata come un paradiso perduto nel quale è impossibile tornare. Siamo esclusi da questo mondo di spensierata innocenza e unità. Ma questo regno immaginario non è altro che una proiezione delle idee e delle preoccupazioni sull’immagine, un’espressione dei nostri desideri.” E’ nata a Dresda, vive in Irlanda e a me fa un po’ paura.

18 gennaio, ore 18.47: siamo nel cuore del forum di Assago, un labirinto di corridoi e camerini, dove nessun essere umano, eccezion fatta per rockstar e addetti ai lavori, ha mai messo piede; attendiamo il momento storico dell’incontro con i Beastie Boys. C’è un grande trambusto in giro, un via vai di telecamere, uomini della security, piatti di lasagne e palloni da basket; tutto ciò non fa che accrescere la mia tensione; Daniel al contrario ostenta una verosimile tranquillità di facciata. Provo a rinfrescare un po’ il mio spaghetti english con Vanessa quando sopraggiunge Mix Master Mike, il favoloso dj dei beasties. E’ molto cordiale Mike, ci racconta divertito qualche aneddoto circa il suo album in uscita; non facciamo in tempo a salutarci dandoci appuntamento per un’intervista in data da definirsi quando fa la sua comparsa pure Money Mark, tastierista della band. Mark è molto loquace, ma arriva subito al dunque: è alquanto turbato dal fatto che il nuovo disco dei Chemical Brothers si chiamerà “Push The Bottom”; stesso titolo che lui utilizzò per un suo lavoro solista circa otto anni fa. Io cerco di tranquillizzarlo sostenendo che i Chemical adorano i Beastie Boys (d’altra parte il loro primo nome, Dust Brothers, venne proprio scelto in onore del nome dei produttori di “Paul’s Boutique”, secondo album dei Beasties…) e di conseguenza, per la proprietà transitiva, adorano anche lui…