Jetlag

di PIG Mag  1 Febbraio 2005  Eventi, Interviste, Musica, Party

foto-lele_1.jpgQuando hanno annunciato i guest di Jetlag, la serata di punta del clubbing milanese, per la stagione in corso si sono viste scene di ordinaria follia. Gente che urlava e saltava, cori da stadio e mani nei capelli, gente che pensava si trattasse di uno scherzo, che non ci poteva credere… In poco meno di un mese hanno portato a Milano Felix The Housecat, Dj Hell, e i Chemical Brothers: cose dell’altro mondo; infatti in molti hanno pensato di non essere ancora tornati da Londra… Quando invece erano a Milano… Ladies & Gentleman: Jetlag!


Lo stile dove va? Nei posti dove vado io? Vuoi vedere che mi segue? La nasona di Almodovar mi sposerebbe? Ma certi escono per incontrarsi o per mostrare agli altri i 3 amici che hanno? Le pasticche per essere in pista: quale pista? Non trovo il principe azzurro perché ho problemi alla retina? La moda migliora o rovina Milano? I gay sono maschi come gli altri, solo che stanno sempre tra di loro? Tra qualche anno vedremo bambine battezzate Miuccia? Le donne nei locali vogliono essere lasciate in pace o preferirebbero esser marpionate ogni 10 minuti? Se hanno davvero scoperto un pianeta dopo Plutone, gli oroscopi prima sono da buttare via? I maschi capiscono o fanno finta di no? Troveranno mai un vaccino contro i cambiamenti d’umore delle donne?
Perché esaurisco sempre la memoria del telefonino? Ma il sushi piace davvero? Fare la spesa al discount non toglie un po’ di soddisfazione?

Mentre ci pensiamo, andiamo a Jetlag. Dove la musica va, e le menate scivolano via più facile.
Il ritmo non si ferma, non ci pensa proprio.
House, sweet house: aveva bisogno di un tetto nuovo e gliel’abbiamo dato.
Jetlag 2000-2001-2002-2003-2004-2005:resta un posto dove incontrarsi. E appena funziona, si cerca ancora.
La caverna delle sonorità, stimoli che non trovi da altre parti, gente che potresti incontrare… …e incontri.

Jetlag è la serata del Venerdì dei Magazzini Generali di Milano.
Dal 2000 Lele Sacchi è dietro ai piatti e a dare la direzione musicale dei guest dj’s.
In media arrivano 1500 persone a ballare la musica house elettronica più interessante e a fare di questa notte uno dei classici europei. Grazie all’entusiasmo e alla fedeltà dei Jetlaggers i Magazzini vincono il premio MTV Recommends Club of 2004 (votato dai telespettatori). Il meglio della musica house ed elettronica mondiale è passata da qui in questi anni. A volte però poco importa che a suonare ci siano superstar guest come Basement Jaxx, Chemical Brothers, Carl Cox, Sven Vath, i migliori dj underground come Black Strobe, Tiefschwarz, Steve Bug o lo stesso Lele Sacchi da solo: è l’atmosfera di Jetlag che vince. Un’esperienza dove non esistono barriere perché per tutti l’importante è essere dentro a questa stilosa struttura ex-industriale immersi nella musica e avvolti da luci, proiezioni e esseri umani. Raggiunto ormai lo status di must, lo staff di Jetlag non si ferma ed è al costante lavoro per mantenere la serata sempre un passo più in là.

Intervista con Lele Sacchi.

Da quante persone è composto il progetto Jetlag?
“E’ difficile quantificare le persone che lavorano dietro a una serata di questo tipo. E’ un processo composto che mette insieme gli sforzi di tutti; da noi dj ai pr, dagli uffici stampa al direttore, ma ci sono anche i baristi e la security. E’ un esperienza che si consuma all’interno del club: ogni singolo elemento è importante.”
Tenendo conto del premio vinto (MTV Recommends Club of 2004), ma soprattutto delle voci e delle opinioni sentite in giro, Jetlag è “LA” serata a Milano.

Siete della stessa idea; vi considerate i migliori?
“I dubbi te li fai sempre, ma è il nostro pubblico a farci sentire i migliori. Basta andare sul guestbook del sito dei Magazzini per capire quanta fiducia ci diano e con quale entusiasmo ci seguano.”

C’è chi sostiene sia semplice mantenere un livello qualitativo e un seguito così alto con i budget che avete a disposizione per la consolle; è vero?
“Questa è un’analisi superficiale dettata dall’invidia. Prima che partisse Jetlag c’erano e ci sono tutt’ora svariati locali con a disposizione budget anche più alti di quelli dei Magazzini; nonostante ciò non sono mai riusciti a dare una direzione o ad investire sulla musica più che sull’immagine. In secondo luogo Jetlag non è solamente i guest. Mediamente abbiamo due ospiti al mese -di cui uno underground che proponiamo quasi sempre per primi in Italia (non sto neanche ad elencarli)- ma la serata è coinvolgente e frequentata ogni singola settimana. Noi ci vantiamo di essere un club, non un insieme di eventi e la gran parte del nostro pubblico la vede così dando un enorme riscontro anche a me e a Stefano Fontana.”

Non pensi che nomi del calibro di Chemical Brothers, Felix, Dj Hell ecc… mettano in secondo piano il vero DNA della serata?
“Parte della risposta l’ho già data alla domanda precedente. Dopo che i Magazzini e Jetlag in particolare si sono affermati come nomi di riferimento, i grandi artisti vogliono venire perché sanno di trovare una struttura che funziona e che li promuove come artisti all’interno di una programmazione di qualità; non come fenomeni da traino pubblicitario. Quando sai che sei stato scelto come l’unico locale insieme al Turnmills di Londra ad ospitare lo showcase per il lancio del nuovo disco dei Chemical non stai neanche a pensare se sei fuori programmazione o no…”

Sinceramente, in che percentuale pensi che il pubblico dei magazzini di venerdì sera si presenti lì per la proposta musicale e quanto per questioni di trend?
“Probabilmente 60% musica e 40% trend. Grazie al grande lavoro fatto in passato la percentuale a favore della musica si è alzata tantissimo negli ultimi due anni e continua ad aumentare. Meno male, perché in questa città ce n’è fin troppi di fenomeni basati sul trend che poi scoppiano.”

Jetlag è considerata a Milano, e non solo, uno degli eventi house più di tendenza del momento. Pensi che questo sia legato anche al fatto che la scena europea abbia aperto, mai come ora, ad un pubblico di massa? (vedi Electroclash e progetti P.Diddy + Hell, Morillo)
“In realtà la house music (chiamo così tutta la musica elettronica da club senza fare distinzioni) ha molta meno diffusione di massa di anni fa. Stiamo vivendo un momento storico in cui vince la melassa pop più patetica (intaccando un po’ tutti i generi) e l’indie-rock vestito dagli stylist. Forse anche per questo panorama un po’ finto c’è chi vede ancora nella musica house/elettronica una spinta “pura” e quindi se la vive fino in fondo creando un’energia impressionante.”

Più in alto di quanto siete arrivati (a livello di guest, di presenze e di qualità della proposta musicale) sembra difficile arrivare; quali sono i vostri programmi futuri?
“Intanto ci concentriamo a mantenere alto il livello. Sicuramente per il 2005 troverete in programmazione nomi più “caratteristici”, da Jetlag, alcune nuove proposte e una maggiore attenzione ai visuals. Poi finalmente ci sarà una bella sorpresa per l’estate.”

Mai pensato di aprire un club?
“E’ sicuramente il sogno di ogni dj che lavora da più di dieci anni. Avrei bisogno di un buon direttore altrimenti spenderei tutto in consolle e impianto e offrirei da bere gratis….”

Se dovessi vedere Jetlag fuori da Milano, dove lo vedresti? (ovviamente Ibiza non vale…) e in un altro posto di Milano che non fossero i Magazzini?
“Immagino che tutti gli altri vorrebbero che dicessi Berlino, ma per esperienza credo che la città che meglio possa fondere la dimensione del club, l’attenzione per la musica e l’atmosfera sia Madrid.
A Milano non so, perché la nostra idea è proprio quella di distinguerci.”

Chi avresti voluto avere in consolle che non hai potuto avere?
“Non ci ho mai pensato, perché più o meno abbiamo portato quasi tutti i nomi che avevo in testa tranne alcuni che stanno per arrivare. Probabilmente Andy Weatherall è il dj che storicamente ho stimato di più e non è ancora venuto. Oppure gli Orbital dal vivo nel 1993. Non esistevano neanche i Magazzini però.”

Se dovessi definire con una parola il futuro della scena elettronica milanese, che parola useresti?
“Sicuramente “eccitante”; per un motivo in particolare: un sacco di ragazzi con belle idee stanno finalmente andando in studio e lavorano seriamente. Questa è la cosa più importante per fare crescere la scena di una città. Spazi per nuovi dj’s ce ne sono pochi, ma se andate in studio e producete musica interessante verrete notati subito.”
Dj, produttore o clubber?
“E’ nato prima l’uovo o la gallina?”

Di Depolique e Umberto C
Foto di Barbara Bailini



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