Loretta Lux
Non c’è molto da dire. Loretta Lux ce lo fa capire col suo autoscatto e con le risposte laconiche e svogliate dell’intervista. Fotografa quasi sempre bambini somaticamente perfetti, li scontorna e poi li inserisce in sfondi realizzati separatamente sempre da lei (fotografici o pittorici); a volte altera le proporzioni di qualche pixel e/o omogenizza il tutto col computer. Soprattutto con dei colpi di luce. Questa è una sua dichiarazione: “Sono ritratti immaginari che hanno a che fare con l’idea di infanzia. L’infanzia è stata idealizzata come un paradiso perduto nel quale è impossibile tornare. Siamo esclusi da questo mondo di spensierata innocenza e unità. Ma questo regno immaginario non è altro che una proiezione delle idee e delle preoccupazioni sull’immagine, un’espressione dei nostri desideri.” E’ nata a Dresda, vive in Irlanda e a me fa un po’ paura.
Dove sei in questo momento?
Sono in Irlanda.
Mi puoi descrivere una tua giornata qualunque?
Sono svegliata presto dai gatti che chiedono del cibo, bevo il caffè mentre controllo le email, lavoro su alcune foto per 10/12 ore, leggo i giornali, nuoto, ceno con mio marito e i gatti e vado a letto presto.
Puoi fare un riassunto della tua vita?
No, mi dispiace. Ho solo 35 anni.
I tuoi eroi?
Holbein, Velasquez, Goya, Friedrich, Rothko, Bacon
Occhi grandi, zampe piccole, pelo morbido: i cuccioli hanno connotati speciali e comuni in grado di ispirare tenerezza e protezione. Anche per i bambini è così. Stravolgendo le loro proporzioni, come fai tu, li si spoglia della tutela che la natura ha dato loro. Sembra quasi che tu li voglia smascherare, che voglia rendere evidente una contraddizione. È così?
Mi piacciono i bambini, e anche i cuccioli e anche i gattini. Alla fine diventano adulti tutti.

Cosa gli dici prima dello shooting?
Gli dico che stanno per essere fotografati e gli chiedo di restare immobili per un po’.
Le tue opere hanno una perfezione formale che sembra sottintendere un’imperfezione della sostanza. I bambini sono imperfetti? Qual è la macchia che hai nascosto sotto la loro pulizia?
La qualità formale è molto importante per me; l’organizzazione pittorica, le geometrie, i colori etc.
Chi è più disorientato, gli adulti o i bambini?
Non lo so.
Se volessi ritrarre i genitori di quei bambini, come li rappresenteresti?
Dipende dalle persone e dalle idee che voglio realizzare in quel momento.
Come reagiscono i genitori dei bambini che ritrai quando, osservando i tuoi lavori compiuti, si accorgono di cosa vedi nei loro figli?
Di solito gli piacciono le mie immagini. Anche ai bambini sembra che piacciano.
Hai mai avuto paura di traumatizzare i tuoi giovani modelli?
Loro non mi hanno mai spaventata, e io non li ho mai spaventati. No.
I bambini che scegli sono somaticamente perfetti, come se fossero appena usciti da una fabbrica, mentre il mondo è sempre più un melting pot… quanto conta per te la perfezione estetica?
Molto, soprattutto perché a volte trovo il mondo proprio brutto. Ma essere un’esteta è una battaglia senza speranza di vittoria.
E tu che bambina eri?
Una bambina cresciuta nella Germania comunista.
Cioè?
La vita era orribile là. La gente non era libera di viaggiare né di esprimere la propria opinione. La qualità della vita era bassa.
Cosa pensi dell’Ostalgia (termine che indica la nostalgia per la vita, i simboli e i beni di consumo quotidiano appartenenti alla Germania Est), che si sta diffondendo grazie a libri e film (“Goodbye Lenin”, ad esempio) nell’ex DDR?
Non sono d’accordo con questa visione nostalgica della DDR, anche se a volte trovo che i programmi tv siano divertenti.
Tu hai iniziato come pittrice, poi sei passata alla fotografia… che differenze hai trovato? Dipingere è un po’ caotico, la fotografia è pulita.

Ricordi la prima foto che hai fatto?
Com’era?
Yes, ricordo tutti i miei lavori.
Qual è la definizione più giusta del tuo stile che hai letto nelle recensioni che hai avuto? E quella più sbagliata?
Non mi interessano proprio le definizioni. Voglio solo fare dei bei lavori.
Che mezzi e tecnologie usi per creare le tue immagini?
Non parlo di tecnica.
C’è un errore che ripeti?
No.
Come ti senti quando finisci un lavoro?
Bene per mezza giornata, poi comincio a pensare al prossimo.
Ci sono più di 40 guerre nel mondo, e le loro vittime più innocenti sono i bambini… è anche per questo che i bambini delle tue foto non sorridono?
Il mondo è stato letteralmente un macello da quando ci sono gli esseri umani in giro e i bambini ne hanno sofferto come gli adulti e tutte le altre creature.
Quanto dista l’infanzia dall’età adulta?
In un bambino trovi accenni dell’adulto che diventerà, in un adulto trovi tracce del bambino che era. Lo sviluppo di una persona è profondamente influenzato dalle esperienze fatte nella sua infanzia, come sappiamo da Freud.
di Giovanni Cervi e Elena Ravera

















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