Fernando Nieto
Fernando Nieto: Giovane creativo colombiano si trasferisce in Francia per dare forma alla perversione, al surreale, ai suoi autoritratti, coltivando la propria geniale follia e vivendo in un mondo più tangibile e vero di quello reale.
Da quanto sei in Francia? Perché? Cosa pensavi sull’aereo?
Sono arrivato in Francia da due anni, sono qui, in particolare, alla ricerca di colui che ha inventato la parola francese “vachement” (dal francese ‘vache’, vacca N.d.T.). Il mio scopo principale in questo viaggio è quello di incontrare il genio capace di trasformare una vacca in avverbio. (per esempio in italiano sarà “muccamente” or in english “cowly”, o en espanol “vacamente”?) Quindi sono qui, in questo antico continente, 700 anni dopo che il mio trisnonno Cristoforo Colombo arrivò in America. Quando ero sull’aereo pensavo al Papa. Sarà una donna? Sarà morto e lo fanno muovere con dei fili? Che cosa nasconde sotto il suo cappello? Un sacco di domande su di lui.
Sei mai stato posseduto?
Mai. Spesso sono io che possiedo; sì, come uno stupido, mi sento un po’ come la verginità.
Why monkeys?
Tutto ciò che differenzia una scimmia da un uomo è il loro rapporto simbolico con la calvizie, detto in altre parole l’influenza psicologica che esercita la quantità di peli presente sul loro corpo. Una volta ho provato a rasare una scimmia; penso di essere andato un po’ troppo in là, fino a sbucciarla; e qui scopro, con ridicola tristezza e rassegnazione, che dietro tutti quei peli e dietro tutta quella pelle si nascondeva un uomo.

Ma sotto la pelle non siamo tutti animali?
No, ma sopra sì, invece e “vaccamente”!
E’ tra gli animali che bisogna cercare, sotto le loro pelli ci sono degli uomini che non hanno mai imparato a parlare, è tutto molto semplice.
Hai una faccia per ogni autoritratto?
No, ogni autoritratto ha la mia faccia, anche gli autoritratti “Vangogh”, “Rembrant” o “Paquito” hanno tutti la mia faccia.
Paquito ha la tua faccia. Paquito ha come faccia un prosciutto gigante. Se il sillogismo è corretto, tu sei un prosciutto?
Sì e dato che io sono anche l’autoritratto di Rembrant, anche lui è un prosciutto.
Quali sono i tuoi maestri?
In assoluto non ho veramente dei maestri, ma apprezzo molto il lavoro del grande Francisco Flores, meglio conosciuto sotto il nome di Paquito, inventore del movimento perversionista, o tra i miei avversari più contemporanei, amo molto Jenny Saville, Glenn Brown, i fratelli Chapman o ancora Kim Hyun-Chul
Il movimento perversionista, cos’è?
Per ben rispondere a questa domanda citerò una frase di Paquito.
« [...] pronunciando la parola « tutto », costruisco un insieme che contiene tutte le cose, anche il nulla, ‘niente’. Questa tecnica linguistica è ciò che io chiamo il perversionismo… »

Cosa c’è nel tuo frigorifero?
Una centrale termica, un sistema termodinamico, uno scomparto per le uova, del fluido che si liquefà, un condensatore, un evaporatore, un compressore ermetico, un rilassatore pressostatico, un termometro, un debimetro, degli interruttori “caldo” e “freddo”, una piccola lampadina che si accende misteriosamente quando si apre la porta e del formaggio.
Quanto dista la Francia dalla Colombia?
9.561.038 km esattamente. Viva il sistema metrico decimale!
Secondo te quanto sono importanti i cartoni animati nell’educazione dei bambini?
Dipende dal livello di pornografia che c’è dentro.
Pornografia nel senso di giustapposizione di due fisionomie estranee: per esempio: animale + uomo = personaggio da cartone animato.
Concretamente l’introduzione di un nano in un topo diventerà una sorta di ibrido post-moderno che assomiglierà a Mickey Mouse.
Le prime cinque cose che fai quando ti alzi la mattina? E le cinque prima di addormentarti?
Dal momento che sono nato di pomeriggio, comincerò con le ultime cinque, in questo ordine: tisana, cacca, petit jésus, una sega e nanna.
E le prime: bacino, pipì, lavarmi, bacino (ancora), e leccare il cuoio capelluto della mia ragazza.
Pétit jésus…ma cos’è??
Ma non è che una piccola preghiera! (proprio come la cacca non è che una piccola defecazione).
In che dio credi?
Non mi ricordo più bene, forzatamente, è ora che si manifesti: un piccolo diluvio o un’invasione di cavallette potrebbero ricordarmelo.
Ricordi il tuo primo bacio? Ce lo racconti?
Sì, mi ricordo molto bene, è stato molto rapido molto rosso e molto brillante, proprio come un guanto da box.

E’ giusto dare un prezzo all’arte?
Sì e a mio parere dovrebbe essere il più alto possibile, peccato che si parli di soldi… sempre meglio che parlare di cacca, comunque.
Il teatro dell’assurdo aiuta a comprendere la vita?
Certamente, soprattutto la mia. Mi sento un po’ come Vladimir e Estragon (protagonisti di “Aspettando Godot”, N.d.R).
Premessi tutti gli studi sul DNA… pensi che in un futuro vicino ci saranno persone come i tuoi quadri?
Haaggghh no no, soprattutto speriamo di no, sarebbe troppo disgustoso, chi potrebbe immaginarselo? E’ troppo folle! In più io diventerei penosamente un pittore realista o un vecchio profeta e nel peggiore dei casi un fotografo.
Dove vuoi arrivare?
Non lo so e non voglio saperlo, altrimenti non ci arriverò mai.
I tuoi ‘maestri’ parlano e raccontano di corpi accatastati, di mani intrecciate, fino ad arrivare all’ossessione. Tu, dalle tue parole, sembri molto fisico, ma nei tuoi quadri nessuno si tocca mai, al massimo ci si guarda… perché?
E’ esattamente la domanda che tocca nel più profondo il mio lavoro, d’altro canto l’aspettavo dall’inizio di questa intervista.
Effettivamente è quello che bisogna osservare nei miei quadri, i personaggi sono ‘nudi’ e non si toccano mai. Nella pornografia c’è sempre stata questa mania per l’ammucchiare e per gli incroci di corpi, fino all’ossessione, che finisce per diventare ‘paradosso-logicamente’ il suo opposto. Un esempio concreto, che possa confermarlo, è la pornografia di lusso, in cui gli attori non hanno più bisogno di toccarsi, come il cliché vorrebbe, cosicché una semplice repressione dell’atto diventa più eccitante dell’atto in sé.
Lo stesso nella mia pornografia, i personaggi si denudano in un modo più che erotico, che va al di là della nudità e spesso sono soli o non si guardano nemmeno, gioendo così del fatto di non gioire, ritrovandosi in questo modo dall’altra parte del limite del piacere. E’ un rapporto sessuale puramente simbolico, è il grande problema dell’umanità, la proiezione della sessualità esclusivamente animale sulla sessualità dell’uomo nevrotico e della donna isterica, la fisicità non sarà più che una parola.
di Giovanni Cervi e Valentina Bugli



















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