Jonathan Glazer
Come molti registi cinematografici Jonathan Glazer si è fatto le ossa girando videoclip (tra cui quelli per Radiohead, Massive Attack e Blur) e spot commerciali. Poi quattro anni fa l’esordio al cinema del suo primo lungometraggio, Sexy Beast, un film acclamato dalla critica e vincitore di diversi premi. Di recente il regista inglese è tornato nei cinema con “Birth – Io sono Sean” un film controverso e chiacchierato, con protagonista Nicole Kidman, sin dalla prima a Venezia. Pig decide di fargli qualche domanda…
C’è un motivo particolare per cui hai accettato di girare “Birth”?
Probabilmente, era un periodo in cui mi facevo molte domande sull’amore. Ma non ero interessato a dei progetti legati alla realtà. Cercavo più un filo conduttore. Volevo fare un film basato sull’equivalenza e l’equilibrio tra mondo interiore e mondo esteriore. Era importante trovare un’idea che si distaccasse dalla realtà delle cose.“Birth” è un film che parla di amore… amore eterno… il mio cinismo dice che l’unico amore eterno è quello tra madre e figlio… ma non molto tempo fa credevo che l’amore si celasse dietro la vita e la morte… cosa ne pensi?
Non posso scrivere di “amore eterno” altrimenti mi sembrerebbe di scrivere le parole di una ballata. Il film è raccolto tra due estremi. L’amore egoista e l’amore altruista.
Il ragazzino ha ereditato un amore egoista. Decide di lasciare Anna quando realizza di essere egoista. Questo atto, compiuto a discapito di se stesso, va a beneficio di Anna, anche se lei non se ne rende subito conto.
Forse una domanda migliore può essere: l’amore dovrebbe essere eterno?
No. Ma il desiderio, la passione, il ciclo della vita e la poesia lo sono.
Ti sei auto-censurato o hai avuto problemi con la censura, visti i forti temi trattati?
Molto semplicemente, ho fatto delle scelte che mi sembravano adeguate per raccontare la mia storia.
La tv americana censura con più enfasi le parti che hanno un esplicito contenuto sessuale, come la scena di sesso tra Anna e Joseph. E infatti, proprio quella scena è stata tagliata per la versione tv americana.
Cosa ne pensi riguardo ai pettegolezzi sollevati per la scena nel bagno tra Nicole Kidman e Cameron Bright?
Devi chiederlo a chi ha sollevato il casino. So cosa c’è nella mia testa, non posso parlare per gli altri.
Cosa ci dici riguardo ai riferimenti nel tuo film su “Rosemary’s Baby”?
Niente è casuale. Mia Farrow e Nicole Kidman condividono lo stesso taglio di capelli ideato dallo stylist Jean Seberg e “indossato” per la prima volta da Maria Falconetti nella Giovanna D’Arco di Dreyer. Volevo proporre la Kidman come una vedova qualsiasi, che non spiccasse come esteriorità. Se l’avessi lasciata così come siamo abituati a vederla, la sua fisicità avrebbe compromesso la mia idea del personaggio che volevo ottenere dalla sua recitazione.
E sicuramente, anche la scelta di girare Birth in un appartamento di New York è una citazione, visto anche che all’inizio l’idea non era questa…
Preferisci che le persone pensino al tuo film come un “thriller paranormale” o una “storia d’amore soprannaturale”?
Non importa. E’ una decisione che spetta agli spettatori. Mi sono sforzato di evitare qualsiasi classificazione. Ciò che fa vivere il film è ciò che la gente pensa o sente. Tutto è privo di significato se manca il valore aggiunto del vissuto umano.
Jean Claude Carrière (il co-sceneggiatore) ha scritto due libri sulla reincarnazione con il Dalai Lama. Qual è il tuo contributo alla sceneggiatura?
Molto cinismo e parecchie bottiglie di vino. Carrière mi ha aiutato a sviluppare la mia misera bozza in una sceneggiatura con tre atti separati. Ha messo in discussione e ha esaminato ogni dettaglio. Era determinato a far smettere al ragazzo di essere ciò che diceva di essere, mentre io ero intenzionato a far smettere al ragazzo di non essere ciò che diceva di essere. Così è successo che il ragazzo facesse entrambe le cose. Il che è corretto. E’ Sean, ma non quel Sean.
C’è vita dopo la morte?
Non sono qualificato per rispondere a questa domanda. Buona fortuna se ne cerchi una qualificata..
La fede è importante nella trama? E nella vita ordinaria?
Sicuramente. Anna crede nelle parole del ragazzo grazie alla sua fede nell’amore. Immerge tutta se stessa nella ricerca del vero amore. Senza fede, non andrebbe da nessuna parte. Come del resto nessuno di noi. La sua fede le fa credere che il ragazzo dica la verità.
Non ha bisogno di nessuna prova tangibile o logica. Senza fede, niente è possibile. Con la fede, niente è impossibile.
Ti preoccupi del giudizio della critica?
Non ci faccio molto caso. Faccio ciò che è nel mio cuore. Tanto si viene criticati ugualmente. Ma se essere criticati significa fare in modo che le persone si incuriosiscano e vedano il film per farsi un’idea propria, ben vengano le critiche.
Se Nicole Kidman non avesse accettato il ruolo, chi avrebbe potuto sostituirla?
Nessuno.
Ho questa teoria: i registi hanno qualche strano tipo di aggeggio che gli permette di vedere il mondo in un modo speciale (come gli occhiali da sole in “They Live” o gli occhiali a raggi X). Puoi confermarmi questa teoria?
Be’, penso che dipenda dal regista a cui ti riferisci. Jung, indossando i suoi occhiali a raggi-x, disse “Chi guarda fuori sogna, chi guarda dentro si sveglia”. Ho sempre pensato che questo fosse un assunto fondamentale per qualsiasi film-maker. L’arte può avere un valore per gli altri solo se viene da dentro.
Potresti dirci un ricordo significante di quando eri bambino?
Te lo dirò più avanti, ora non ho abbastanza tempo – e spazio – per sceglierne uno!
Che tipo di film eri solito guardare quando eri bambino? E i fumetti?
Star Wars, Grease, Saturday Night Fever sono film che mi hanno segnato quando ero un ragazzino. Per quanto riguarda i fumetti Whizzer and CHips, Battle, Asterix e Obelix, Mad. Un tempo volevo diventare un disegnatore di fumetti!!
Come ti sei sentito al primo ciak di “Birth”? E all’ultimo?
La prima scena della sceneggiatura è stata anche la prima ad essere filmata. Garrett Brown, l’inventore della steadycam, ha acconsentito a girarla. Un uomo che corre attraverso Central Park fino a morire.
Ho lasciato l’hotel alle cinque di mattina con il mio produttore Nick Morris e ho camminato su per West 78th Street fino a Central Park.
Avevamo assistito alla prima nevicata di quello che sarebbe stato l’inverno più nevoso di New York mai verificatosi da cent’anni. Davanti a noi, c’era il parco luci di una troupe che si preparava al primo giorno di shooting. Non potevo aspettare di iniziare. Avevo questo indescrivibile sentimento di speranza.
L’ultima scena, invece, è stata quella dove i bambini si preparano per fare una fotografia di classe.
Tutto il dialogo tra noi e gli studios era cessato. Eravamo dei paria. Il mio film era diventato, nella mia testa, una specie di collage astratto. Non capivo più cos’era.
Abbiamo finito di girare circa alle tre di pomeriggio e abbiamo fatto una piccola festicciola di fine produzione. Si trattò di qualche drink in un bar lì vicino che io e il mio produttore offrimmo alla troupe.
Ero esausto. Sopraffatto dalla battaglia…Volevo solo andare a casa.
A cosa stai lavorando ora?
Vorrei girare un film politico in chiave horror.
Dove sono le stelle che brillano di più: a Hollywood, nel mondo della musica o nel cielo?
Ci sono stelle dappertutto. L’importante è guardare in alto.
Di Giovanni Cervi e Chiara V. Dehò













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