Primi passi

di PIG Mag  15 Febbraio 2005  Moda, Specials

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Day One
. Milano. Mattina presto. Stazione Cadorna per andare a Malpensa.
Un po’ meno di due ore per arrivare a Londra Heatrow. Da lì, subito un altro check-in dopo una breve sosta nella connection flight room.

Sei ore dopo, dodici di orologio, mi ritrovo catapultato nella Grande Mela.
Prima volta negli States.
Faccio il giapponese, fotografando qualsiasi cosa mi capiti a tiro, accompagnato da una vaga nausea da jet lag e uno stordimento tipo Lost in Traslation…..inizia così la mia spedizione per Reebok.
In preda a sonno e fame (…forse…) vedo prima la città da una limo bianca (really pimp), poi sono a Time Square e poi al Madison Square Garden a vedere NY vs Philadelphia dove giocano diversi giocatori sponsorizzati da Reebok. Uno su tutti Allen Inverson che nella disattenzione generale della maggior parte del pubblico che pensa ad ingozzarsi (escluso Spyke Lee in prima fila che sembra veramente interessato a seguire i suoi beniamini, e quello dietro di me che commenta stile bistecconegaleazzi in preda ad una crisi) segna la bellezza di 29 punti, ma la sua squadra perde comunque.

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Le due Pump presentate. Ricordano il modello precedente solo tramite qualche particolare, ma il design è sicuramente accattivante.

Day Two. Mercoledì. Giornata libera a zonzo per NYC in giro per i negozi cool di sneakers e quant’altro al Village: Supreme, Vice, Alife… l’Apple Store… and many more…
La sera è il momento della fatidica presentazione e del lavoro vero e proprio.
…Pump 2.0… poi vi spiego.

Day Three. Shuttle per Boston. Detto così sembra di dover andare sulla luna…in realtà andiamo a mezz’ora di distanza…. dopo un’ora e mezza di controlli all’aeroporto.
Headquarter di Reebok…sembra il paese dei balocchi.
Campi da basket e palestre all’interno, fuori campi da calcio e pista di atletica, il tutto immerso nel verde subito fuori Boston …relax… per i dipendenti, not for us…

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Partiamo subito con un giro per i laboratori, dove scopro che:
vengono fatti dei “blind tests” su uno specifico target di persone ovvero ti fanno utilizzare delle sneakers incappucciate per non farti trarre in inganno dall’aspetto per valutare unicamente le qualità tecniche;
viene studiato il piede in tutti i minimi dettagli: forma, superficie d’appoggio… ecc;
viene praticata una quantità innumerevole di test per verificare la resistenza, la flessibilità ed un mucchio di altre cose…
Qualche intervista a designer e capi-ingegneri, una capatina nel negozio interno… fighissimo… e alla sera è già ora di tornare a casa… a casa mia… purtroppo…
Aereo, Heatrow, aereo, MILANO.

Nell’arco di 48 ore, più o meno:
ho preso cinque aerei,
ho visto una partita al Madison,
ho fatto un fugace giro per NYC,
ho assistito alla presentazione delle nuove Pump
ho visto l’headqaurter di Reebok
… e sono ritornato diretto alla realtà, prima Londra e poi Milano… come se non fosse successo nulla…
…però… fosse sempre così…

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The Pump 2.0. Vi ricordate le Pump? Prime e storiche  lanciate nel 1989? Uno dei primi spot filmava un baldo giovane che piazzava una carica esplosiva in una miniera, si pompava le scarpe per poi allontanarsi giusto in tempo. Ve lo ricordate? beh… la Reebok ha avuto decisamente successo e dall’ anno dell’uscita ad oggi ha venduto la bellezza di 20 milioni di di sneakers pump…. “Reebok è stata la prima azienda che si è interessata di una parte del piede che finora era stata tralasciata…” come mi spiega il giorno dopo la presentazione Gene McCarthy Senior Vice President Global Footwear. Dopo il successo Reebok inventa ancora, inventa una scarpa che solo a pensarci ci catapulta nel futuro. Si tratta delle nuove Pump 2.0.  Abolito il sistema di pompaggio tradizionale… fai cinque passi e la scarpa si adatta perfettamente al piede raggiungendo la pressione di 5PSI (pounds per square Inch) e la mantiene costante evitando che il piede venga schiacciato, rendendo superflui anche i lacci (come già era successo per le fury delle quali vi presentiamo anche la nuova edizione). Sembrano quasi le scarpe di Ritorno al Futuro II solo che queste sono vere non un semplice prototipo (sono state progettate da Bill McInnis…. che proviene niente meno che dalla NASA….). La “pompetta” c’è sempre, ma non si vede. E’ stata infatti spostata nella suola subito sotto la soletta dove appoggia il piede. Camminando, dopo 3,4,5 passi la scarpa si “gonfia” e aderisce perfettamente al piede.

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Il resto del compito è svolto da una piccola valvola posta nella parte posteriore/laterale che mantiene la pressione costante, anche a volumi differenti (NB Per capirci, l’effetto è lo stesso sia per persone con i piedi grossi che per quelle che ce li hanno piccoli…) e che ha anche il compito di sgonfiare le camere d’aria poste sulla tomaia. In questa prima versione è prevista una  valvola piuttosto semplice senza possibilità di esclusione. Per le versioni successive sono state progettate, e verranno probabilmente usate, due differenti tipi di valvola: la prima che dà la possibilità di non utilizzare il sistema pump, la seconda dà la possibilità di regolare la pressione a seconda dell’utilizzo per cui viene usata. Diciamo che questo primo modello è una sorta di esperimento per vedere come viene recepito dal consumatore che questa volta dovrebbe essere accontentato in pieno essendo questa nuova tecnologia e soprattutto queste sneakers “fit on custom” adattandosi perfettamente ad ogni tipo di piede. Il design ha l’aria molto tecnica e sicuramente questo primo modello sarà utilizzato principalmente in palestra o sulle piste di atletica. Ci piacciono sicuramente di più le nuove Fury che supportano la stessa tecnologia e nonostante l’aspetto da scarpe adatte per andare sulla luna. La strada intrapresa da Reebok sembra quella buona. Hanno iniziato a concentrare la loro attenzione non sono sulle passate glorie (come sta facendo la maggior parte dei colossi produttori di sneakers) ma si sta lanciando in sperimentazioni che in un futuro non troppo lontano daranno i loro frutti.

Testo di Matteo Convenevole.



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