L’abbiamo incontrato appena prima del suo dj set nel noto locale milanese, Magazzini Generali, dove assieme ad Arnaud Rebotini, l’altra metà dei Black Strobe, si è esibito in un set tra piatti ed effettiere. Ivan Smagghe, ex-commesso di uno dei negozi di dischi più rinomati di Parigi, è divenuto in breve tempo un’icona dell’hype internazionale grazie alla reputazione costruita come dj radiofonico all’interno di Radio Nova ma soprattutto grazie alla sua abilità di selezionatore e mixatore al Pulp Club. Qui Ivan è stato resident per 4 anni di seguito dell’acclamata serata “Kill the Dj” dalla quale prende nome il suo mix-cd “How to kill the dj”, pubblicato nel 2004 dalla Tigersushi Records. L’altro mix “Suck my deck” uscito sempre sulla stessa label è già un culto per gli intenditori. Nonostante la sua “poco più che” disponibilità siamo riusciti a strappargli quest’intervista.
Come hai iniziato col dj-ing?
Semplicemente avevo moltissimi dischi… Non avevo mai pensato di farlo anche perchè non era un lavoro così ambito come lo è oggigiorno. Infatti io studiavo Scienze Politiche e allo stesso tempo lavoravo in un negozio di musica (Rough Trade ndr) cosa che mi permetteva di acquistare una grandissima quantità di dischi.
Quali furono le prime influenze e i primi dischi?
Mio padre era un grande appassionato di musica soprattutto di quella anni ‘70. La sua collezione spaziava dai Soft Machine a Brigitte Fontaine. Per quanto mi riguarda le primissime influenze sono state le produzioni elettroniche anni ’80; tant’è che il primo disco che ho acquistato è ”Tainted Love” dei Soft Cell. Ero quindi, rimasto lontano da ritmiche funk o disco e mi reputavo piuttosto un “indie e noise kid” fino all’arrivo del fenomeno Acid House.
Ora che hai girato il mondo mi potresti dire quale pubblico preferisci? Qual è il paese che visiti con maggior piacere e il tuo club preferito?
E’ vero ho girato molto e sono stato un po’ ovunque; nonostante ciò continuo a scoprire club di grande qualità come per esempio il Flame di Bari dove sono stato settimana scorsa. Fantastico! Il mio club preferito in assoluto rimane comunque Robert Johnson (Francoforte). Anche lo Stealth a Birmingham promette bene. Non riesco a selezionare un paese preferito; ci sono molti posti che amo e molti altri che odio.
Preferisci esibirti in club di grandi o piccole dimensioni?
I club piccoli sono sempre più divertenti; ti permettono di avere quel tipo di contatto ravvicinato con il pubblico che non potresti mai avere in un locale grande. Un esempio potrebbe essere la serata che avevo fatto a inizio settembre al ristorante ‘400’ a Milano… D’altro canto ci sono i festival grossi dove percepisci un’energia diversa. Stento a dare un giudizio categorico pensando che adoro esibirmi anche al Fabric a Londra che è un locale assai spazioso.
La figura del dj la si potrebbe paragonare alla figura della ‘rockstar’?
I dj sono personaggi pubblici che vivono soprattutto la notte… Ma a proposito, cos’è una rockstar?
Hmmm… Dovrebbe essere un personaggio con uno stile di vita tutto “sex, drugs & electro music”…
… Forse. Ma l’importante è rimanere se stessi.
Mi sembra che il funerale del “french touch” sia avvenuto tempo fa. I Black Strobe ne sono la prova. Cosa ne pensi a proposito?
Hai ragione, era solo un momento, niente di più. La scena francese ha subito grossi cambiamenti in senso positivo; ora ci sono diverse ottime produzioni che coinvolgono un po’ tutti gli stili musicali.
Quali sono i progetti di Smagghe e di Black Strobe?
Quest’estate uscirà la mia compilation per il Fabric; con Rebotini, invece, stiamo lavorando al primo album dei Black Strobe. Il primo singolo uscirà a breve; insieme a vari remix per altri artisti come Sweet Light, Rammstein e Bloc Party.
Ultima curiosità: quale domanda vorresti che ti chiedessero in un’intervista?
Beh… Cosa c’è oltre alla musica?
Mi potresti rispondere allora?
Il cinema, i libri, il sesso e altre cose inconfessabili…
Puoi essere più specifico?
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24 Marzo 2008 alle 17:22
Direi che Ivan Smagghe è uno dei migliori dj in circolazione. Le sue risposte, comunque, rappresentano il francese medio: un pò acido…………..come la sua musica.
9 Ottobre 2008 alle 17:05
Ho sentito ivan nel 2001/ 2002 all’elysee de Monmatre, poi ci siamo conosciuti al Pulp… è simpaticissimo…ed ha un mogliettina bella matta.
come dj è il n.1 in francia..In italia è arrivato tardi, se si sapesse vendere di più sarebbe una vera rock star come richie