Archivio di Marzo, 2005:
Pig Magazine 30di PIG Mag 1 Marzo 2005 Covers
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Failedi Verbavolant 1 Marzo 2005 Arte, Interviste
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Chemical Brothersdi PIG Mag 1 Marzo 2005 Interviste, Musica
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Patrick Wolfdi Depolique 1 Marzo 2005 Interviste, Musicamartedì 01 marzo 2005 Immaginato durante un viaggio in treno tra Londra e il Devon, il disco, che parla della ricerca della libertà personale, prende corpo all’interno di uno chalet di legno su una scogliera della Cornovaglia. Il giovane Patrick è un personaggio apparentemente timido, che però si apre e si entusiasma parlando della sua musica; l’abbiamo incontrato nel suo hotel milanese, nel corso di una “toccata e fuga” nel nostro paese. |
Ivan Smagghedi Ada Korvafaj 1 Marzo 2005 Interviste, Musica
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Karl Heinz Mullerdi Daniel 1 Marzo 2005 Eventi, Interviste
650 per la precisione, che si confrontano in un clima che ha piu l’aria di una festa che dura 72 ore, tra fiera ed eventi in città. Colorata, divertente e creativa, con il nome più semplice del mondo, il BREAD & Butter è degnamente entrato nell’olimpo degli eventi ai quali non si puo mancare, e Karl Heinz (e soci) tra le interviste che dovevamo fare… |
Dave mcKeandi Elena Ravera 1 Marzo 2005 Arte, Interviste, Libri, Musica
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Pervertdi Umberto Cigognini 1 Marzo 2005 Eventi, Interviste, Musica
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Daniel Freitagdi Daniel 1 Marzo 2005 Interviste, Moda
Come ti chiami? |
Uncovered Designersdi PIG Mag 1 Marzo 2005 Interviste, Moda, Specials
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Della sbornia di ecstasy e acid house, che da Manchester (al tempo “Madchester”), a cavallo tra gli ottanta e i novanta, si estese a macchia d’olio ben oltre i confini britannici, Ed Simons e Tom Rowlands sono i figli naturali. I fratelli chimici nascono artisticamente nella caldissima seconda Summer Of Love, al tempo dei primi rave; mentre l’”Hacienda”, il club per eccellenza, accendeva le notti mancuniane e polarizzava l’attenzione mondiale, suonando una musica che proprio da lì partiva. Quando i New Order fecero propria la lezione di Kraftwerk e Moroder, filtrandola attraverso la house che arrivava dall’America, finendo per influenzare gli stessi musicisti e dj di Detroit; quando il rock britannico veniva infettato dal virus della nascente club culture, con effetti sorprendenti - basta pensare a fenomeni come gli Happy Mondays, a pietre miliari come il debutto degli Stone Roses o all’esperienza “Screamadelica” dei Primal Scream -, i due prendevano appunti: pronti a sonorizzare la seconda parte del decennio…
Due anni fa un disco come “Lycanthropy”, esordio del poco più che ventenne londinese Patrick Wolf, aveva fatto conoscere al mondo un brillante e giovanissimo talento. L’album metteva in mostra le grandi potenzialità di questo ragazzo, dall’immagine androgina e naif, capace di fondere pulsazioni elettroniche con arrangiamenti e orchestrazioni “classiche”. La sua abilità con sequencer, laptop e altre stregonerie tecnologiche, combinata ad una dotta educazione musicale (Patrick suona un’infinità di strumenti), trovava espressione in un electropop dalle tinte noir e dal forte lirismo. A distanza di un paio d’anni il nostro torna con un disco decisamente più maturo; ad ascoltarlo non lo si attribuirebbe certo ad un artista poco più che ventenne. “Wind In The Wires” è un viaggio all’interno di un immaginario musicale senza tempo; Patrick, spinto da un ulteriore maturazione vocale e dal desiderio di cimentasi maggiormente con quegli strumenti (violino, viola, arpa ecc…) che suona da quando era bambino lascia in secondo piano i beats dell’esordio per concentrarsi su melodia e arrangiamenti…
L’abbiamo incontrato appena prima del suo dj set nel noto locale milanese, Magazzini Generali, dove assieme ad Arnaud Rebotini, l’altra metà dei Black Strobe, si è esibito in un set tra piatti ed effettiere. Ivan Smagghe, ex-commesso di uno dei negozi di dischi più rinomati di Parigi, è divenuto in breve tempo un’icona dell’hype internazionale grazie alla reputazione costruita come dj radiofonico all’interno di Radio Nova ma soprattutto grazie alla sua abilità di selezionatore e mixatore al Pulp Club. Qui Ivan è stato resident per 4 anni di seguito dell’acclamata serata “Kill the Dj” dalla quale prende nome il suo mix-cd “How to kill the dj”, pubblicato nel 2004 dalla Tigersushi Records. L’altro mix “Suck my deck” uscito sempre sulla stessa label è già un culto per gli intenditori. Nonostante la sua “poco più che” disponibilità siamo riusciti a strappargli quest’intervista.
Probabilmente ha cominciato a pensarci insieme ai suoi due soci, Wolfgang Ahlers e Kristyan Geyr, a 44 anni, quando aveva un negozio di abbigliamento, di quelli con marche “uniche ed esclusive”. In soli tre anni e mezzo, si è trovato per le mani quello che oggi è uno dei maggiori luoghi d’incontro per brand mondiali dello street wear.
Dormi. Svegliati nel sogno. Vivilo in veglia. Fallo sognare ad altri. Da più di 15 anni Dave mcKean offre in pasto ai suoi seguaci la materia di cui sono fatti i sogni. Traccia percorsi impossibili da seguire lucidamente. Protegge i suoi incubi mostrandoli a tutti. Produce arte a ritmo intensivo, senza volerlo ammettere, e lo fa tramite fumetti (celebri le sue copertine per la serie Sandman), graphic novel come Cages, cd cover, videoclip musicali animati in 3D (Buckethead), corti e ora anche un film: MirrorMask, il lungometraggio scritto con Neil Gaiman, ha stravolto la platea del Sundance Film Festival con un acidissimo Alice delle Meraviglie. Lo incontriamo a Milano, dove si trova per inaugurare Narcolepsy, la sua prima retrospettiva italiana. Circondato da una folla di fedeli, mcKean sorride, disegna e osserva con attenzione i book di chi va a lui, il guru della Photoshop generation, con la stessa espressione tremante dei bambini che consegnano il compito in classe al maestro.
Da undici anni, esiste un nome che rimbalza dai salotti più chic ai locali più underground di Milano. E’ un nome che unisce le diversità con lo scopo di distruggere quella che viene considerata comunemente come “normalità”. E’ un’avventura, come amano definirla i suoi ideatori, ma è anche una verità talmente imponente, da dare un sonoro schiaffo a tutte quelle serate milanesi fatte di calciatori e modelle. E’ musica elettronica, grafica, installazioni, teatro, fotografia e cinema. Mesdames et Monsieurs: Pervert.
Beh tanto per cominciare si chiama Daniel, come me, il che mi sembra proprio un buon inizio. Simpatico, umile e molto disponibile. Insieme al fratello è riuscito, attraverso uno dei materiali più brutti e grezzi, a creare una borsa che di brutto e grezzo ha ben poco… Ma com’è possibile? C’è chi spende e spande il proprio prodotto puntando sulla qualità del tessuto e chi invece fa l’opposto: Freitag. A giochi fatti, forse, sembra automatico ma pensate 11 anni fa, quando hanno inziato, levando il telo da un camion per farne una borsa. Oggi Freitag è diventato un oggetto di design a tutti gli effetti, esposto anche al MOMA… Quando si parla di idee geniali forse si intende proprio questo.
