Lobby
Le notti milanesi da sempre si distinguono dal panorama europeo per la mancanza di innovazione e di apertura mentale. Sembra quasi che esista una lobby che impedisca alla musica elettronica di adeguarsi agli standard europei e di vivere il suo corso naturale. Forse per la paura che la gente diventi sempre più esigente, forse perché la musica elettronica viene vista come un’arte senz’anima o forse perché i deejay sembrano diventare sempre più simili a popstar. Ora a Milano la Lobby esiste, ma è tutto il contrario di quello che ho appena citato: sono ottimi deejay, hanno le idee molto chiare e credono fortemente in un’elettronica più umana. Il loro segreto? Sono donne, e anche nell’elettronica sembrano avere una marcia in più.
Iniziamo questa presentazione della Lobby sfatando il mito delle ‘tre amiche al bar’ che qualche giornalista ci ha affibbiato all’inizio, prendendo sul serio l’autoironia dei nostri messaggi testuali e grafici. Lobby è un progetto di comunicazione nell’ambito della musica elettronica che non segue i trend pseudo-trasgressivi delle discoteche italiane e neanche i cliché integralisti dell’underground: dalla grafica degli inviti alla scelta di non invadere la città con scadenti foglietti di carta, dai video che punteggiano le serate allo sforzo di rappresentare il djismo al femminile come amore per la musica e non come glamour appetitoso per gli istinti machisti. Se la musica sta al centro di tutto succede che Lobby promuova musiche da ballo che sembrano avere poco in comune tra di loro: tra Moroder e Plastikman, Daft Punk e Adult, Kraftwerk e Villalobos….trovando un proprio filo rosso nel gusto per il mixaggio di stili diversi ma sempre ricchi di riferimenti. Abbiamo scelto una location volutamente ‘fashion’ come il non- club Rocket, usato la facciata di tre ragazze dj e in soli cinque mesi abbiamo coinvolto Alexander Robotnick, Volcov, Und, Patrick Pulsinger, Urbs, DJ Kaos, Don’t Disturb, D*I*R*T*Y e altri. Gente che in Italia non è certo abituata ad esibirsi di fronte ad un pubblico caldo e festante e soprattutto non imbottito di “additivi”. Alla Milano da bere spieghiamo che per ascoltare dei dischi ricercati non c’è bisogno degli aperitivi nujazz nel locale con le sedie finto Jacobsen, ai ragazzini di Cermenate insegniamo a capire la differenza tra trance e Detroit techno e a schifare la prima, alla Milano della moda spieghiamo che a Parigi i suonatori di tech-house sono considerati dei reietti… Insomma, era da un po’ che a Milano non se ne poteva più. Abbiamo scelto il nome Lobby per prendere in giro i nostri colleghi, il loro modo di aggregarsi e di curare le serate, abbiamo chiamato all’appello i nostri ospiti facendoli partecipare a un progetto come tutti gli altri. In questo momento Lobby sembra essere riconosciuta anche all’estero come una delle iniziative indipendenti più intelligenti e ne siamo orgogliosi, specialmente perché va in scena due giovedi al mese in un discobar con ingresso gratuito, non esistono pr e non trattiamo dj superstar. Basta un po’ di ricerca e di autoironia.
Noi siamo:
Chiara Fumai (Pippi Langstrumpf) dj e art director
Chiara Giuliani (Bitzkitty) dj e press office
Chiara Andres (Kiara) dj
Luc Ramon (Kramer) dj e graphic designer
Pamela Campagna (Pam) ricerca video
con il contributo di WOM entertainment nella bellissima persona di Marcello Bellan e della preziosa fotografia di Alessandra Caccia.
Oops dimenticavo, stiamo diventando un programma radio. Forza Lobby!

Intervista a Chiara Fumai e Chiara Giuliani.
Al diavolo i convenevoli… il vostro progetto mi piace, come anche il vostro nome. Mi raccontate velocemente com’è nata la lobby?
CF: Ci sono varie versioni sulla nascita della Lobby: una volta ho risposto ad un annuncio su un giornale in cui si cercavano dj che si chiamassero Chiara, qualcun altro dice che la Lobby esisteva già come supporter di Detroit Grand Pubhas a Milano nel luglio 2004. Quanto al nome, Lobby, non ci sono errori: è un omaggio al sistema che muove il panorama dj-istico italiano (nessuno escluso).
CG: Idealmente la Lobby esisteva già da parecchi anni e nessuno di noi lo sapeva. Ognuna di noi ha portato avanti il suo percorso singolarmente in differenti città. Anch’io ho risposto a quel famoso annuncio sul giornale che ci ha fatto incontrare. Purtroppo nessuna di noi ha scoperto chi ha messo questo annuncio.
Parlate di un volto umano dell’elettronica. Potete spiegarmi meglio questo concetto?
CF: Spesso le persone che ci guardano dall’esterno credono che dietro questo progetto ci siano chissà quali pr, superpromoter o sponsorship nascoste. Piacerebbe anche a noi pensarlo, ma non è così! Abbiamo semplicemente messo su un progetto legato alla musica elettronica con dei contenuti interessanti (anzi, specificherei ‘intelligenti’), affidato delle responsabilità ben precise a dei professionisti (che siamo sempre noi, ovviamente). Quello che voglio dire è che non siamo noi ad avere una marcia in più, ma sono gli altri in Italia ad avere una marcia in meno. Il nostro progetto musicale è umano perché è esattamente come lo percepisci: non ci interessano le star, non esiste la distinzione tra pr, dj, promoter, etc. Ognuno condivide l’idea e contribuisce creativamente sviluppandone una parte (sonora, visiva, testuale, relazionale, progettuale). Sicuramente la nostra produzione complessiva ha un sistema progettuale simile a quello di un intervento artistico e non le regole del ‘clubbing’, ma questo serve a sfatare il mito secondo il quale chi suona è automaticamente un deficiente.
Il nome delle vostre serate cambia ogni settimana. Lobby loves Robotnick, Don’t disturb the lobby, Lobby Festival, ecc. Come mai questa scelta?
CF: Il tema della serata è generalmente dato dal contributo principale (sonoro o visivo), quindi anche i nomi si adattano. Dall’anno prossimo cureremo anche un’altra serata (sempre al Rocket) che si chiamerà L’hobby , una specie di imitazione low budget di Lobby! Mentre quest’anno chiuderemo le danze con l’elezione di Mr Lobby 2005, concorso aperto a tutti i giovani dj e produttori italiani di bella presenza.
Avete tutte una decennale esperienza nel mondo dell’elettronica italiana ed estera. In questo periodo cosa è migliorato e cosa è peggiorato?
CG: Le nuove tecnologie (e i suoi costi) permettono a chiunque di dilettarsi con la musica elettronica. Il problema è che avendo più possibilità ed essendo tutto così accessibile da parte di chiunque lo desideri, viene dato meno spazio alla ricerca. Ci si impunta su una sonorità, la si ripete all’infinito e non si riesce più ad andare oltre. Ma questo non si riflette solo nell’elettronica, ma in qualsiasi altro genere musicale.
La Detroit Techno è sicuramente uno dei pochi generi musicali rimasti a plasmarsi su campionatori, sintetizzatori reali e non virtuali ed altre macchine analogiche. Pensate che il vostro pubblico riconosca la concretezza di questo sound?
CG: Nelle nostre serate non proponiamo solo Techno Detroit. Sicuramente ognuna di noi ha questo genere nel Dna, ma siamo tutte abbastanza eclettiche e con una crescita musicale differente. Non posso essere certa che tutto il nostro pubblico apprezzi il nostro gusto musicale, la nostra ricerca, ma generalmente qualcuno che si riconosce nei dischi che suoniamo c’è e magari ne sa anche più di noi.
Cercate di trasmette un senso di “analogicità” sia musicale che concettuale?
CF: In generale le persone che si dedicano a questo progetto sono le stesse che suonano e chiamano gli ospiti, è quindi inevitabile che ci sia un sentire le cose e saperle trasmettere organico al nostro modo di suonare e di lavorare visivamente. Analogico per noi rimanda all’ecologia e ad un certo rifiuto degli sprechi…troppa tecnologia è castrante, ridondante…sia nella musica che nella grafica.
Cosa ne pensate delle nuove leve dell’elettronica italiana? Pensate che i giovani deejay e produttori possano proporre finalmente qualcosa di nuovo o dobbiamo aspettarci la solita “minestra riscaldata” ?
CF: A parte i nostri ospiti, a parte Marco Passarani e famiglia, abbiamo molta difficoltà a lavorare con gli Italiani, per questioni di stile, obiettivi e contenuti. Preferiamo scambiare opinioni con fenomeni più vicini a noi in termini di pensiero come le sorellastre Don’t Disturb del Pulp di Parigi.
Non credete che, quest’ultima corrente minimale di stampo europeo, per lo più tedesco, non abbia nulla a che fare con le origini “detroitiane” e che piuttosto di minimalismo come ricerca ed evoluzione sonora si stia parlando di minimalismo come povertà ed involuzione?
CF: Sono perfettamente d’accordo con te, e non solo nell’ambito dj-istico. Credo che il termine ‘minimal’, obsoleto e tardivo quanto una retrospettiva su Christiane F. in un cineforum di provincia segnali l’assenza di un pensiero. E’ un aggettivo che l’arte del nostro secolo ha iniziato ad usare per introdurre formalmente dei concetti a chi non era in grado di capirne il senso. Ora che l’arte, il design, la sartoria hanno finalmente smesso di usarlo, inflaziona il clubbing e i suoi beati fenomeni, che di concetti ne hanno davvero pochi.
CG: Di certo oggi il termine è abusato e di certo non sta più a significare una costruzione squadrata, disciplinata, ripetitiva. Oggi bastano due note discordanti e tutti gridano al minimalismo. Viene liberamente associato a tutti i generi e tra un po’ ci sarà sicuramente una nuova corrente: il minimal Grunge!

Mi avete raccontato di un misterioso legame tra il mondo della moda milanese e la tech-house. Il mese scorso abbiamo intervistato Obi Baby del Pervert che sostiene che a Milano la moda non produce nessuno scambio culturale di tipo underground.
CF: Diciamo più semplicemente che tanto quanto sono indietro (in termini di ricerca) le sfilate di Milano, tanto più è ‘povera’ (come direbbe qualcuno) la musica che è spesso associata alla sartoria milanese e al suo mondo.
Pensate che tra la moda e l’elettronica ci sia proprio un problema di comunicazione?
CF: No, ma pensiamo che Milano e i suoi principali addetti ai settori producano spesso situazioni poco colte e addirittura terzomondiste.
In una scala da uno a dieci, quanto sono importanti in una serata questi elementi:
mani dietro alla consolle / selezione musicale / installazioni visive / allestimenti / location
CF: In una serata sono importanti i dischi e quelli che li hanno prodotti.
CG: La selezione musicale.
Secondo voi chi è il vero protagonista in una serata di musica elettronica?
CF: Quello che viene a chiederti di abbassare il volume della musica e di mettere una canzone dei Doors perché vorrebbe fare un annuncio di buon compleanno alla sua ragazza.
Lobby sta per diventare un programma radio. Cosa dobbiamo aspettarci?
CG: Ci stiamo ancora lavorando.
Descrivete con cinque aggettivi la Lobby
CF: Umberto continua così e litighiamo anche con te.
Ditemi il disco “must have” di entrambe:
CF: Legowelt, uno qualsiasi.
CG: Gun Club “Fire of Love”
Atkins o Villalobos?
CF: Francisco.
Mandate un messaggio dalla Lobby…
CF: Approfittiamo di questo spazio per fare un po’ di pubblicità.
Visto che anche quest’anno la settimana del design di Milano butta a festa, ci siamo anche noi, non con un buffet ma con un progetto in collaborazione con lo studio Krv Kurva di Lisbona: si chiama D.I.S.C.O., è il frutto del lavoro di una di noi (CF) ed è l’update della futuristica linea di accessori LAGA, prodotta da Krv Kurva e sempre più nota nel mondo del design concettuale.
2 Many Designers
Lobby vs. Krv Kurva
Giovedì 14 aprile h. 10.00.
Rocket, Via Pezzotti 52 Milano.
info@therocket.it
info.lobby@laposte.net













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2 Commenti per “Lobby”
paolo ha scritto:
24 luglio 2007 alle 18:20
ma chiara fumai è nata a bari?
giorgino ha scritto:
5 agosto 2007 alle 18:48
no, a roma
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