Mathias Modica e Jonas Imbery, oltre che essere i boss della Gomma Records, interessante label berlinese, sono i Munk. Nel loro album d’esordio, “Aperitivo” uscito nell’autunno scorso, i nostri sono riusciti a riunire diversi interessanti nomi della scena musicale electro (e non solo) contemporanea intorno ad un progetto che si pone come un ideale ponte di collegamento con certe produzioni “made in NYC” degli ultimi tempi (vedi DFA e derivati). Concepito tra il 2001 e il 2004 tra Monaco, la Sicilia e New York, “Aperitivo”, sorprende per il suo eclettismo e per i numerosi riferimenti al nostro paese che abbiamo scoperto esplorandolo. Abbiamo approfondito il discorso con metà di Munk, Mathias Modica, “l’Italiano” del duo.
Il vostro disco è pieno di collaborazioni “eccellenti” (James Murphy, Boby Conn, Electronicat, Dj Chloe, Princess Superstar…); come avete radunato tutti questi ospiti? Eravate già amici o li avete coinvolti per l’album?
E’ tutta gente che abbiamo conosciuto nel corso dei nostri dj set in giro per il mondo, o a cui piaceva la nostra etichetta e ci ha contattato. James Murphy ci ha chiamato nel 2002 perché suonava i nostri dischi ai suoi party newyorchesi. Lui e i Rapture sono venuti a Monaco a suonare diverse volte e noi siamo stati invitati altre volte a suonare da loro nella Grande Mela. Ai ragazzi della DFA piaceva molto la versione strumentale di “Kick Out The Chairs” e così James ha deciso di metterci la sua voce. Princess Superstar è una nostra cara amica di vecchia data; era venuta a Monaco per qualche tempo e abbiamo registrato quel brano per divertimento. Chloe l’abbiamo conosciuta quando siamo stati invitati a suonare al Pulp a Parigi; lei è la DJ resident. Tempo dopo, quando è venuta dalle nostre parti, ha sentito la musica di “Ce Kul” e per divertirci abbiano improvvisato una session di 20 minuti nel bagno del nostro studio dove ha registrato le parti vocali.
Negli ultimi anni la DFA è stata un po’ l’etichetta di riferimento per certe commistioni tra rock ed elettronica; cosa ne pensate del loro lavoro?
Vi ha influenzato?
Abbiamo sempre apprezzato l’approccio e i risultati dei ragazzi della DFA.
Si tratta di una loro visione musicale in perpetuo movimento.
Abbiamo grande rispetto per tutti coloro che lavorano con quella serietà.
Non si tratta di musica di tendenza o di far parte di una certa “scena”, ma di coerenza musicale e di peculiarità sonora.
Com’è stato lavorare con James?
Divertente. Gli piace la pasta e l’olio d’oliva. Gli mando spesso un po’ di olio buono dei miei cugini siciliani.
Pur essendo italiano non avevo mai sentito parlare di “The Palermo King and The Limonaden Hasen”; puoi fare un po’ di luce su questo artista/artisti?
“The Limonaden Hasen” è un nome inventato per questo disco; indica un gruppo di ragazze che sono venute a cantare nel nostro studio dopo un party.
“Palermo king” è uno degli pseudonimi di uno di noi.

Mathias, mi sembra di aver capito che sei d’origine italiana; a parte i vari Aperitivi, Craxi e la P2… qual è il vostro rapporto con l’Italia? Cosa ne pensate del Belpaese?
Si sono per metà Italiano: padre di Berlino e mamma siciliana. Vivo in Germania ma vengo in Italia una volta al mese.
Se leggi la stampa italiana e quella tedesca (e se guardi la tv italiana), come faccio io, non puoi che essere confusa circa la situazione della penisola… evoca più un’atmosfera da Argentina anni ’70 più che da “portofino/ motorino touch“… se capisci cosa intendo…
Come potrei non capire…
Inoltre è frustrante vedere come le persone in giro per l’Europa cominciano a vedere gli italiani da qualche anno…
Come musicista credo che al momento in Italia ci siano delle produzioni interessanti, sembra che le cose in Italia arrivino ad ondate, prendi per esempio il movimento “Cosmico”, o l’Italo Disco, o il Raggamuffin (Sud Sounds System) e le Posse 10 anni fa…
Al momento ci sono moltissime persone che fanno musica cool; prendi Passarani e i ragazzi della Pigna records in Rome, Franz & Shape a Rimini, i ragazzi del Maffia, gli Yuppie Flu… Anche a livello artistico ci sono delle cose interessanti; ad esempio Boiler magazine, la miglior rivista d’arte.
Magari i ragazzi dell’underground musicali possono salvare l’immagine del Belpaese.
E della canzone italiana cosa mi dici?
Adoriamo le canzoni napoletane… adoriamo “chi ce l’ha con me?”, Mina, Beppe Loda, “Sincerità”…
Al termine del brano numero 4 mi sembra ci sia una frase presa da un film italiano (“Ce l’hai la ragazza?…”)… qual è?
E’ un film che abbiamo fatto nel 1956.

Ormai è già un po’ di tempo che continuano a girare sonorità di matrice anni ’80; synth e poi new wave, l’electroclash e poi il punk funk… Che cosa ne pensate di questo revival? Vi sentite parte di questo fenomeno? Ha ragione Robotnick (conoscete Alexander Robotnick?), secondo cui si tratta di una legge matematica: dopo vent’anni tutto torna, perché dopo 10 i sentimenti e le emozioni collegate ad una certa musica sono ancora troppo fresche…?
Conosco Robotnick, ma non sono un sociologo… So solo che è sempre e dovunque la stessa storia: non c’è nulla di nuovo che non abbia un legame con il passato; nella moda, come nell’arte e nella musica. Sembra che a volte sia necessario prendere spunto dal passato e accostarlo a qualcosa di totalmente differente per trovare qualcosa di interessante per il futuro… Il Punk Funk e gli altri termini sono solo nomi usati per creare una scena che non esiste. Ci sono sempre artisti che sono “musicisti” veri, con una propria personalità e che durano ben più a lungo di una determinata “scena”.
Come sta andando “Aperitivo”? Quali sono i vostri programmi futuri?
Sta andando davvero bene, molto meglio di quanto pensassi. Molta gente ci invita a suonare in giro; è grandioso e ci stiamo divertendo tantissimo.
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