Kasabian

di Depolique  19 Giugno 2005  Interviste, Musica

c325759_05.jpgI Kasabian (che prendono il nome da quello di Linda Kasabian, una delle ragazze della Famiglia Manson, poi testimone chiave nel processo contro il leader Charles) sono forse il gruppo indie britannico che negli ultimi mesi ha avuto più successo, Franz Ferdinand a parte. Il loro disco d’esordio (nato in una fattoria nella campagna inglese), una miscela accattivante di rock (’60 e ’70) e nuove sonorità elettroniche, l’unico che negli ultimi anni ha saputo avvicinarsi a certe meraviglie sonore provenienti da Manchester a cavallo tra gli ottanta e novanta (quando l’acid house faceva strage di cuori tra le giovani pop band), è transitato perfino (udite, udite!) con una certa frequenza sulle radio più ottuse e conservatrici d’Europa: quelle italiane…

In ogni caso, grazie al sostegno della Sony/BMG, a diversi potenziali hit contenuti nell’album e forse grazie ad un’immagine un po’ rivoluzionaria (vedi vari video e il loro logo), il quartetto di Leicester scorrazza da mesi in giro per il mondo e per le sue classifiche. Avevamo programmato un “face to face” in occasione della loro data milanese, ma qualche indefinito problema tecnico che ha colpito il loro tour bus ci ha tenuto lontani. Così queste domande hanno fatto il giro dell’Europa (qualcuna si è anche persa per strada…) finché non hanno incontrato le risposte di Sergio Pizzorno, chitarrista e autore principale delle canzoni dei Kasabian.

Per essere una band al disco d’esordio ne avete fatto di “rumore”; vi aspettavate tutto questo successo?

Sì e no. Abbiamo sempre creduto in noi, nelle nostre possibilità, ma non eravamo assolutamente pronti per quello che è successo; non ce lo aspettavamo…
Insomma: sapevamo che saremmo arrivati in alto, ma non così in fretta.

Quest’anno si è parlato moltissimo di bands britanniche (anche solo citando voi e Franz Ferdiand); pensate che stiamo tornando ad una fase di supremazia del rock inglese rispetto a quello americano?
Mmm… difficile parlare di supremazia britannica; bisogna vedere chi sarà ancora in giro tra qualche anno… ma se continuiamo ad andare bene… chissà cosa potrebbe succedere… magari qualcuno potrebbe seguire la nostra strada.

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Vi sentite in concorrenza con le band statunitensi?
Credo che la nostra musica sia abbastanza diversa da quella prodotta negli States durante gli ultimi anni. Potremmo parlare di competizione soltanto a proposito del numero di dischi venduti, ma la musica inglese è quella americana sono così diverse… e forse è per quello che agli yankees piacciamo tanto…

La vostra immagine, i vostri testi e i vostri video hanno una particolare connotazione rivoluzionaria; che cosa non vi piace di questo mondo?
Mi piace abbastanza il mondo di oggi; non mi piacciono l’apatia e la noia. E ne ho trovata molta di entrambe nella musica degli ultimi tempi; non c’è niente che mi abbia emozionato particolarmente.

Cosa pensate del Madchester sound? Possiamo considerare il vostro suono come una sorta di evoluzione delle sonorità di quegli anni?
La nostra musica è anche un’evoluzione del suono di quegli anni, ma non solo. Ascoltiamo tantissima musica, dagli anni ’60 in poi.

Come può un album moderno e tecnologico come il vostro prendere forma in una fattoria, in un posto così rurale? E’ una bella contraddizione…
Queste sono le meraviglie della tecnologia: la puoi portare dove vuoi.

Come siete arrivati alla BMG? Si tratta del vostro primo contratto discografico o siete passati attraverso qualche indie label?
Abbiamo avuto numerosi contatti, alcuni però non ci hanno voluto a tutti i costi…

Ho letto che da un anno a questa parte avete fatto circa 130 concerti; qual è quello che ti ha colpito maggiormente?
Ce ne sono stati così tanti… ad esempio a Tokyo, in agosto: era solo il nostro secondo concerto in Giappone e abbiamo suonato davanti a 10000 persone. Poi un altro al Cabinet War Rooms, a Londra, un posto dove Churchill e compagni hanno passato tantissimo tempo cercando di vincere la seconda guerra mondiale.
E’ stato bello e brutto allo stesso tempo: abbiamo avuto dei problemi con l’impianto… e poi il primo nella nostra fattoria… potrei continuare a lungo.

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Come vi siete trovati in Italia? Che impressione vi ha fatto il nostro pubblico?
E’ stato bellissimo, il posto mi è piaciuto molto e il pubblico pure.
Ma credo che in generale gli italiani siano cool.

Avete già scritto qualcosa per il prossimo album?
Si, tantissime canzoni. Non vediamo l’ora di registrarle.
Avrei bisogno che mi diceste un segreto. Qualcosa che non avete mai detto a nessuno….

E’ il primo articolo che scrivo per Pig e ho promesso al direttore una notizia esclusiva sui Kasabian… per favore…
Allora sappi che il nostro manager si comporta molto peggio di noi… ma non dirgli che sono stato io a dirtelo.



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