Nonostante la faccia d’angelo, coi capelli biondi è gli occhi azzurri, Rutger Hauer è sempre stato considerato una testa calda. Nella vita ha fatto di tutto, soprattuto la pecora nera. A 15 anni lascia la scuola e si mette a fare il marinaio. Poi fa il muratore, poi scopre la poesia e diventa il profeta dei coffee-shop di Amsterdam. Si iscrive all’Accademia Navale, e pur di scappare dalla vita militare, si fa rinchiudere in un istituto psichiatrico direttamente dai suoi superiori. La carriera di attore è iniziata tardi, ma dal 1968 a oggi è comparso in più di 96 pellicole, e per la maggior parte ha vestito i panni del cattivo. Arrivato a sessantanni, Rutger Hauer ha finalmente messo la testa a posto e si è trasformato in un bravo ragazzo. Sostiene Greenpeace attivamente e da poco ha fondato un’associazione a scopi umanitari, la Rutger Hauer Starfish Foundation, che si occupa di sostegni a persone affette da HIV. Come dire…c’è sempre tempo per diventare buoni.
Da dove stai rispondendo a quest’intervista?
È venerdì santo e mi trovo a 34.000 piedi, seduto su una poltroncina in prima classe, in volo sopra Fargo, USA. È un volo da 12 ore. Sono partito da Londra e sto andando a Los Angeles, alla prima di SIN CITY, il film di Robert Rodriguez.
Cosa c’è intorno a te?
Un Boeing 777. Devo ammettere che la sua configurazione da prima classe è intelligente e comoda.
Dove nasce il nome Starfish per la tua associazione?
Mentre stavo facendo un’immersione ho trovato molte stelle marine adagiate sul fondale dell’oceano. Mi è sembrato appropriato, perché si adatta facilmente al concetto di carità.
A seconda dell’appartenenza ai vari paesi, la sensibilizzazione al problema dell’HIV è diversa? Hai mai notato se persone che appartengono a una qualche particolare cultura sono più inclini a supportare il tuo progetto?
In generale ho visto che le differenze culturali e religiose rendono più difficile discutere di Aids. Le persone occidentali sono più aperte e volenterose di fare qualcosa. In parte perché il loro livello di istruzione è più alto e hanno accesso a informazioni e medicine. In parte perché vivono una buona vita.
Più che tutto sono l’ignoranza e il rifiuto gli elementi che mantengono la malattia nel buio. C’è un’ironia amara nel fatto che la malattia è stata scoperta in occidente e solo per questa ragione ha avuto pubblicità. Fosse stata scoperta nel paesi più poveri, la sua incidenza sarebbe stata molte volte maggiore.
Mi sento come se non stessimo facendo mai abbastanza. Ma tutto l’aiuto è ben accetto.
Oggi come oggi non è raro leggere sui giornali che una star ha fondato un’associazione no-profit. Alcuni sembrano farlo solo per accrescere il loro consenso e la loro fama, perché presto la loro attenzione al problema sembra svanire. Credi che questo possa minare la credibilità del tuo progetto?
Col tempo molte persone e molti progetti sembrano perdere la loro importanza. Chissà…
Quale è stata la tua prima reazione quando, nelle isole Caicos, hai avuto l’impatto in prima persona con le vere dimensioni e implicanze del problema dell’aids?
Totalmente scioccante. È stata una scoperta continua, una presa di coscienza sempre maggiore. È più scoprivo, meno mi sembrava che le cose avessero senso. Sono convinto che le vere dimensioni del problema non siano ancora state viste, perché la ricerca non può tenere il passo con il progresso della diffusione del virus. Ho incontrato una giovane madre affetta da aids/hiv, una madre che aveva voglia di alzare la voce e parlare più forte.
Quali sono le tue prossime tappe?
Dato che capita che io sia in viaggio più spesso di quanto riesca a star fermo in un posto, abbiamo deciso di agire nel luogo in cui mi trovo al momento, senza pianificare, se sono in grado di inventare piccoli progetti per le persone che supportiamo.
Ho deciso anche di collegare a questi sforzi il mio mestiere. Ora l’arma è la macchina da presa. Significa che gireremo sempre del materiale da montare. Letture. Workshop con videomaker. In tutto il mondo. Bucharest. Edinburgo. Berlino. Vancouver. Mosca. Montreal. Honolulu. Facciamo proiezioni. Recentemente a Malaga e Milano abbiamo organizzato anche una conferenza stampa con il pubblico. Vado negli ospedali, negli orfanotrofi per visitare le persone affette da aids e prendercene cura. Non c’è veramente niente di più efficace di andare dove loro si trovano. A volte faccio anche cose buffe come travestirmi da Babbo Natale.

Quindi puoi pianificare qualche data per la raccolta di fondi in Europa, prossimamente?
Una delle ragioni per cui i miei piani per il progetto sono poco noti è che è difficile fissare queste date molto in anticipo. Devo andare a orecchio. Spero di tornare a NY. E a Stoccolma, ma prima di farlo so già che starò via dall’Europa per molti mesi. Ci sono due film da girare.
Chris Nolan, prima di Batman Begins, ha diretto Memento, un film dalla struttura narrativa molto complessa. Dobbiamo aspettarci lo stesso dalla sceneggiatura di BB?
BB promette di essere un film molto interessante e divertente, con un grande regista al timone e molti professionisti di talento coinvolti. Qualsiasi stranezza tu abbia in mente, sono certa che la amerai.
Che personaggio interpreti in BB?
Interpreto l’uomo che possiede la compagnia del padre di Batman. È un personaggio ricco, furbo e potente, che conduce la compagnia come se fosse un capitano di goletta. Per lui. Il suo silenzio è la risposta migliore: così se c’è un problema da risolvere, la sua gente è costretta a dar voce alle proprie idee. Great time.
Il tuo debutto alla regia, “The room”, ha avuto un buon ritorno di pubblico.
Parla della gentile ossessione di un vecchio nei confronti della sua giovinezza, un uomo che da ragazzo era rimasto affascinato da una stanza intravista per strada. Una coincidenza riporta l’uomo nella stessa stanza e gli rivela perché la stanza fosse ancora lì, ad aspettare. Come se la musica fosse ancora lì…
Spesso nei film impersoni ruoli in film fantasy. Cosa pensi ci sia, nella tua personalità o nella tua immagine, che ti rende così vicino a storie che non appartengono alla vita ordinaria?
La mia immaginazione è enorme e la mia vita in effetti non è mai stata ordinaria… e ne ho solo una. Potrei andare avanti, ma preferisco lasciare a te.
Secondo te qual è l’elemento che fissa i tuoi personaggi nella mente del pubblico? Lo sguardo? La mimica, la voce? Quale pensi sia il tuo punto forte?
Una qualche forma di potenza (potenza cavalli-vapore/HORSEPOWER) mischiata con merda e spirito, possibilmente. O forse solo la follia.
Una delle cose che odio di più, nella storia del cinema, è il lieto fine di Blade Runner. Mi sono sempre chiesta: quando tu-replicante hai letto per la prima volta la sceneggiatura e, alla fine, hai scoperto Deckard che se la scappa con la replicante perbene, non ti sei sentito preso in giro?
Io credo che neanche Deckard (how can he not who he is yeeaaah) avesse la minima idea di cosa avesse in mente. Prima prende la reginetta di bellezza a batterie, la scaraventa contro la porta del suo appartamento e quasi la violenta. Poi 39 secondi dopo si innamora perdutamente di lei (che è una cosa) e se la porta via sulla sua macchina volante. E vissero felici e contenti. OMG. Deckard va a Hollywood! Ma chi se ne frega. Trascina il film a un finale poco convincente.
Quindi, sì. Anche se “preso in giro” è una modo molto gentile di dirlo.
Testo di Chiara V. Dehò. Intervista di Elena Ravera. Foto di Valerio D’Urso
Lascia un commento: