Helen Nodding

di Verbavolant  3 Luglio 2005  Arte, Interviste

antbridge.jpgNatura morta con fiaba. C’era una volta un muro, uno di quelli vecchi, scrostato e segnato dal tempo e dalle intemperie. Ora quel muro è diventato un mondo, un cielo e una terra per le microinstallaziomi di Helen Nodding. E’ lei che ha le chiavi per trasformare il cemento e i mattoni in porte magiche per entrare nelle sue case per insetti.

Di che cosa sono fatti i tuoi mondi?
Sono fatti di un mix di materiali modellabili, legno, balsa, fili di ferro, sabbia… e qualunque altro materiale ci sia in giro. Cerco di costruire i modellini su misura per un determinato luogo, usando anche i materiali che ci sono lì intorno.

Ti senti come una Dea gigante? Ricreeresti il nostro mondo?

Proprio no, in effetti l’opposto. E’ come se questi mondi fossero fatti su misura per me, è il resto del mondo ad essere troppo grande per me. Non credo che vorrei mai rifare il nostro mondo, ma vorrei che gli architetti si concentrassero sull’ispirazione invece che cercare di controllare chi sta nelle loro case.

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Non ci sono già abbastanza insetti? Rimpiazzeranno l’uomo un giorno?
Ce ne sono più di quanti potranno mai essere classificati e credo che sia meraviglioso. Amo vedere come ogni specie si sia evoluta in armonia con il suo ambiente; e alcuni insetti sembtano degli alieni! Mi piace gurdare gli insetti esotici, come anche quelli comuni; un giorno qualcuno mi ha chiesto cosa farei se avessi la possibilità di distruggere tutte le mosche del mondo schiacciando un semplice pulsante. Ho trovato quella domanda senza senso. Mi arrabbio quando la gente non apprezza la dedizione con la quale alcuni insetti fanno da spazzini pe r tutta la loro vita. Prendendo la tangente, una delle cose che mi sconvolge di più è vedere tutti quei congegni che le persone usano per tenere lontani i piccioni, come quelle terrificanti punte acuminate o gli acidi che la gente cosparge sui tetti, da cui l’enorme numero di piccioni in Inghilterra con le zampe “mangiate”.

E’ così triste. I piccioni fanno un grande lavoro mangiano la spazzatura che noi lasciamo in giro, la gente si lamenta degli escrementi… ma non sarebbe meglio studiare strumenti per lavare le strade invece che di tortura (che alla fine non funzionano)?

Ho la sensazione che gli insetti ci prendano in giro, usandoci come meglio credono. Non so se ci rimpiazzeranno, ma sicuramente ci sopravviveranno, se è vera qualla vecchia storia degli scarafaggi che sono in grado di vivere anche in un ambiente post nucleare.

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Sei una vera principessa col castello e tutto il resto?
Nella mia testa senz’altro. In realtà sono lontana anche dall’essere una signora!

Qual’è la tua fiaba preferita?

Come molte bambine sono cresciuta leggendo quelle dei fratelli Grimm, che sono superbe. Più recentemente ho letto quelle di Oscar Wilde e Herman Hesse. Proprio di Hesse è la mia preferita, si intitola Iris; è la storia di un bambino chiamato Anselm che è completamente assorbito dalla vita magica del suo giardino, specialmente da un fiore blu (Iris, appunto). Crescendo però si allontana da questo mondo fantastico per immergersi nel mondo dei valori e del sistema degli adulti, finché un giorno non si innamora di una ragazza, che si chiama Iris, che gli ricorda come entrare di nuovo in quell magico mondo.

Perché blobject?

Quando studiavo arte ero fissata col fare oggetti informi che uscivano dale fessure, appesi a grondaie, che strisciavano negli angoli. Non sapevo come chiamarli, è stato il mio amico Nick a decidere che si sarebbero dovuti chiamare blobjects.

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In che mondo vivi?
Sfortunatamente sono trascinata nel mondo degli occupati più di quanto vorrei, ma appena posso fuggo nel mio; quando vedo un poster rovinato o quando vago per la città e vedo foglie secche o dell’erba che cresce nel marciapiede e inizio ad immaginare un mondo che si svela solo a me.

Cosa dovremmo sapere per capire?

Idealmente la gente dovrebbe leggere delle storie interpretandole attraverso i propri modelli; non c’è un segreto per capire.

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Quali sono i tuoi posti preferiti?
Probabilmente non ti sorprenderò: castelli, vecchie case, ogni luogo ove architettura e vegetazione coesistano in modi intessanti, angoli, cave, ragnatele; amo anche le città che ti liberano furiosamente l’immaginazione, l’anno scorso a Venezia per la prima
volta, schiacciata da tutti quei livelli, dalle texture, dai calli, dagli incroci e dale curve; è stato quasi un stato permanente di estasi.

Com’è iniziato?

Ho cominciato a fare case per insetti quando ero piccola, come fanno molti bambini (eccetto quelli che cercano di bruciare le formiche con le lenti d’ingrandimento – grrr). A nove anni ho dato vita alla “società poer la sepoltura dei vermi”, prendevo i vermi schiacciati e li seppellivo, con tanto di preghiere e inni cantati da un gruppo selezionato di amici; a rifletterci bene era proprio una cosa stramba. Ho cominciato a fare progetti all’esterno quando era al college, e da allora lo faccio ogni volta che ne ho l’opportunità.

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Come finirà?
Alla fine bene.



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