Goodbye Mr Bluedi Elena Ravera 25 Luglio 2005 Cinema, Libri
Concepito durante il terremoto del ‘33 e nato sotto una cattiva stella, Bunker si trova prima dei 9 anni a fare i conti con una famiglia problematica e un quoziente intellettivo pari a quello di un genio. Il rifiuto totale di ogni tipo d’autorità spinge il piccolo Bunker a passare l’infanzia tra furti, rapine e riformatori da cui evade puntualmente. A 14 anni gli sparano mentre sta cercando di ripulire un negozio di liquori. Viene spedito in un carcere minorile. Lì accoltella una guardia. Scappa. Da quel momento inizia una parabola ascendente che se non fosse drammatica sarebbe rocambolesca, e che lo porta a soli 17 anni a essere il detenuto più giovane di San Quintino. Tutta la sua vita è uscire da una prigione per entrare in un’altra. Ispirato da un vicino di cella recluso nel Braccio della Morte, comincia a leggere. E di conseguenza, a scrivere. “Anche la bestia più feroce conosce un minimo di pietà. Ma io non ne conosco, perciò non sono una bestia”: da questi versi del Riccardo III di Shakespeare nasce il titolo di “Come una bestia feroce”, il primo dei suoi romanzi (tra cui citiamo “Little Boy Blue” e lo stupendo “Cane mangia cane”). Ma possono poi essere chiamati romanzi, i suoi? Perché parlare di fiction, quando si tratta di Bunker, diventa veramente difficile. La brutalità della prigione e della strada, i ritratti dei personaggi che popolano il sottobosco criminale americano, i dialoghi: in Bunker tutto è mutuato dalla sua esperienza personale. Soprattutto, la disperata ricerca di una redenzione che non gli sembra mai concessa, e che forse lui stesso non si concede. Questa caratteristica affascina Hollywood, che compra i diritti dei suoi libri e li trasforma in film, gli commissiona sceneggiature, lo adotta rendendolo un personaggio. Quentin Tarantino lo venera e riesce ad averlo in “Le Iene”, dedicandogli la misteriosa parte di Mister Blue. |

Salutiamo il grande Edward Bunker, scrittore che nell’indifferenza dei media lascia il carcere mortale all’età di 72 anni, un quarto dei quali passati tra le mura concrete di una prigione.
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