Lo sguardo è basso, gli occhi sono stralunati, ci sono le catene, i chiodi e le ali di farfalla che per poter volare dovremmo essere proprio leggeri leggeri. Sembra quasi di entrare in un vecchio manicomio abbandonato. Invece siamo tra le immagini di Daniele Cascone, (www.danielecascone.com, www.braintwisting.com) giovane artista e web designer siciliano, che mescola i suoi attrezzi tecnici e pittorici per portarci all’interno della sua IM-PERFEZIONE, del suo errore, del suo duepiùdueugualetre. Il segno è sbagliato ma risulta giusto, come a dirci che senza storture non potremmo più riconoscerci o addirittura vederci o annusarci. Tutto è lento e gentile eppure qualcosa si muove. Un guizzo, un’imprecisione che non ti permette di comprendere fino in fondo. Che ti lascia sospeso, in dubbio. Avrò visto giusto? L’occhio diventa titubante ed è costretto a tornare indietro, sui propri passi, per leccare queste tele sospese. Per scoprire che l’errore c’è. Ma che solo senza di esso ci sarebbe stato veramente uno sbaglio.
Come procedi con i tuoi quadri? Come modifichi la materia prima, l’immagine, a tuo completo compiacimento? Me lo spiegheresti come se avessi cinque anni?
Partiamo dalla fase finale del processo creativo: Photoshop. Con questo programma riesco a dar forma alle mie opere, manipolando fotografie, ricreando particolari effetti, dando alcune pennellate “virtuali” alla mia tela digitale. Ma prima di questo c’è un’attenta fase di raccoglimento del materiale che comporrà l’immagine finale. Può trattarsi di fotografie che scatto ad oggetti e persone, oppure di fondali dipinti ad olio acrilico, o altro ancora. Tutto questo viene poi passato nel mio PC dove altero e ridisegno questi elementi, amalgamandoli tra di loro. Come in una ricetta, non faccio altro che prendere questi “ingredienti” e con l’impasto realizzato tramite tecniche digitali, do forma all’immagine finale. Il digitale dopotutto non è altro che uno strumento come tanti; al posto di un pennello si lavora con un mouse e una tavoletta grafica, ma la mano che muove il tutto è sempre quella dell’artista che crea l’opera secondo il suo stile e il suo concetto. Nel mio caso potrei definire la tecnica che adopero “mixed media”.
Tu porti avanti due scelte di vita molto differenti: il lavorare con l’arte e il lavorare per qualcuno attraverso il digitale. Come riesci a conciliare queste due vite parallele? Ma sono poi davvero parallele o da qualche parte, all’infinito, si uniscono?
Penso siano parallele; distinguo sempre tra quello che è il mio lavoro e quello che potrebbe definirsi la mia produzione artistica. Nel primo caso mi occupo di web design che, anche trattandosi di qualcosa legato al digitale e al mondo dell’immagine, non ha nulla a che vedere con le mie opere. Nel lavoro di tutti i giorni sono soggetto alle esigenze dettate dai clienti, mentre nelle mie opere seguo il mio istinto, esprimo solo ed esclusivamente la mia personalità e i miei punti di vista. Certamente entrambi questi aspetti hanno in comune l’uso di software di grafica, ed è forse per questo che mi sono avvicinato alla Digital Art in maniera quasi naturale.

Lavori con il digitale sia per le tue opere che per i tuoi lavori commerciali. Ma le immagini dal tuo sito non sono scaricabili. Proprietà privata?
Bè si! :) Il mio sito è semplicemente una galleria virtuale dove “espongo” la mia produzione di opere; il suo scopo è quello di far conoscere la mia attività e dare news sui progetti che porto avanti.
Ritengo che per un artista un sito ben aggiornato sia una cosa molto importante; il miglior biglietto da visita che possa presentare.
Dove viaggia lo sguardo dei tuoi personaggi? Sempre dentro?
A volte dentro, a volte fuori. Mi piace dare uno sguardo vago ai miei soggetti; è forse l’aspetto dove concentro di più i miei sforzi. Lo sguardo è qualcosa che fa ben intuire lo stato del soggetto raffigurato: sogno, inquietudine, angoscia, assenza, apatia…

Il tuo movimento è sempre interrotto? Why can’t you use your wings?
A volte mi ritrovo a rappresentare il limite. Limite causato dalla fragilità dell’animo, dall’impotenza dell’uomo e dai vari blocchi psicologici e mentali che tutti ci trasciniamo dietro. Poi proietto tutto ciò sotto un punto di vista personale.
Nei tuoi lavori segui spesso le S-PROPORZIONI dei corpi. Occhi_mani_bocche enormi. E’ per vederci_toccarci_mangiarci meglio?
Sì, mi piace giocare con le (s)proporzioni e con le deformazioni; il digitale mi permette di controllare bene questo aspetto. Stravolgendo i comuni canoni di bellezza cerco di ottenere ugualmente qualcosa che, nonostante tutto, mantenga una certa sensualità. Cercare la bellezza non nella perfezione, ma nel difetto. Quel difetto che è tipicamente umano e che mi fa apparire le cose in maniera naturale, non schematica.
Donne nascoste. Donne grandi. Donne bianche. Donne uccello. Donne tristi. Donne silenziose. Donne sensuali. Donne trasfigurate. L’uomo? E’ stato ingoiato?
Per adesso mi va di fare queste figure femminili o ambigue. Non è una scelta fatta a tavolino; non escludo che in futuro possa esserci qualche soggetto maschile.
Quali sono i tuoi “maestri”? Chi ti ispira?
Leggo parecchio e sono un appassionato di cinema e di arte. Ho molto a cuore i pittori post-impressionisti ed espressionisti e apprezzo anche l’arte medievale e il Rinascimento. Potrei dire che in ogni movimento artistico nato fino ad oggi trovo sempre qualche maestro che ammiro. Poi è difficile dire chi mi influenza esattamente; molte cose le faccio inconsciamente, seguendo l’istinto e l’ispirazione del momento, cercando comunque di sviluppare un linguaggio personale. Per tornare nella sfera del digitale, alcuni nomi di autori che ritengo in gamba sono Dave McKean, Alessandro Bavari, Teodoru Badiu, Tatlin … ma sono così tanti gli artisti che sto omettendo che è difficile fare un elenco ben preciso e attendibile.
Non vedo non sento non parlo. Cosa nascondi?
Nascondo lati della mia personalità che non tutti conoscono, istinti repressi, paure … alcuni cerco di farli intuire attraverso le mie immagini, altri li tengo per me :)
Le bugie vengono dette ad occhi aperti?
Sì, ma bisogna stare attenti a non farsi tradire dallo sguardo…
Ragusa: com’è la tua città? E la tua isola? E i tuoi cieli? Quanto di questo si ritrova nei tuoi quadri?
Ragusa è una città vivibile, non caotica come una grande città ma neanche tranquilla come un piccolo paesino. Però se guardiamo le cose dal punto di vista delle iniziative culturali, a parte quelle legate alle tradizioni territoriali e folkloristiche, c’è ben poco. Cosa che mi rattrista e mi scoraggia. Mi guardo intorno e vedo che ci sono persone che hanno molto da dire e da fare, ci sono le idee, ci sono i luoghi ma manca quello spirito di associarsi, di iniziare qualcosa di diverso, di dare una svolta a certi settori morti quali possono essere quello dell’arte. Parlare della Sicilia è difficile; la Sicilia è qualcosa di eterogeneo, formato da diverse culture, mentalità, dialetti ecc. Solo spostandoti di 50 Km si possono trovare posti completamente differenti. In un certo senso questo è un aspetto interessante per la varietà che la regione offre, ma spesso, anche un motivo di separazione tra le varie zone. Quanto di questo si ritrova nei miei quadri? Credo poco se non nulla…
Ci racconti qualcosa della tua infanzia siciliana?
Credo di avere avuto un’infanzia come tanti altri coetanei, abbastanza spensierata anche se ero timido e insicuro. Mi ricordo che avevo le fisse con i dinosauri e il Lego e passavo tanto tempo a costruire-smontare-ricostruire :) … Poi a quell’età il mio quartiere, che stava in periferia, era circondato da prati, alberi, campagne, quindi si passava molto tempo con gli amici a giocare all’aperto, a gironzolare con le Bmx, a sporcarsi scorrazzando per i campi, a costruire capannucce sull’alberello …
Dopo, crescendo, ho abbandonato il Lego e la Bmx sostituendole con altre cose come il disegno e il motorino … insomma, ordinaria amministrazione! :)

Perché i titoli dei tuoi lavori sono in inglese? Da cosa ti vuoi distaccare? Oppure: a cosa ti vuoi attaccare?
Il titolo e le varie scritte che a volte si trovano nelle mie opere gioca un ruolo importante; serve a dare una breve idea, a volte a far andare fuori strada o a ricordare un momento particolare; è in inglese perché semplicemente voglio che sia letto ed interpretato da tutti, non solo dagli italiani.
Brain Twisting e Brain Zone. Sono nati da una tua costola, come tutte le tue donne?
Sono due progetti che ho fondato qualche anno fa e certamente sono molto legati a me in quanto parlano del mio mondo, di un certo modo di vedere l’arte e di intendere il web come strumento di informazione / punto di incontro alternativo e indipendente. C’è da dire però che Brain Twisting non è solamente portato avanti dal sottoscritto, ma da diverse persone che formano una piccola redazione che consente di mantenere aggiornato il progetto. Inoltre, così facendo, si crea una varietà nei contenuti grazie alle diverse esperienze dei vari redattori. Il fine di questi progetti, assolutamente no-profit, è creare un punto di riferimento per chiunque voglia tenersi informato su questo settore. L’impostazione è quella di un web magazine, con articoli, interviste, news, eventi, segnalazioni e speciali su tutto ciò che riguarda il mondo delle arti visive, in particolare sul digitale.

Quanto pensi che conti la rete per far parte del mondo?
Per me la rete ha significato un gran cambiamento, sia come conoscenze acquisite e sia come stile di vita vero e proprio.
Prima che mi affacciassi nel “cyberspazio”, la concezione che avevo del mondo esterno era quella fornita dai mass-media più diffusi: stampa, televisione e radio. Con il web tutto questo è stato amplificato, non solo per la vastità degli argomenti presenti in rete, ma anche per la diversità di opinioni, l’immediatezza nel reperire le fonti e la scelta che ogni utente può fare nel cercare solamente quello che gli interessa; nessuno è più soggetto al monopolio dell’informazione! Già solo questo aspetto è qualcosa di grandioso. Ma il risvolto ancora più affascinante è che non si è solo figure passive, ma chiunque può essere protagonista e apportare conoscenze, facendo circolare le proprie idee e diventando parte del sistema di informazione stesso. Se oggi voglio esprimere un mio punto di vista, anche banale, non è più necessario che diventi un giornalista o debba procurarmi i soldi per aprirmi una televisione. Posso entrare da subito in un circuito che è raggiungibile da tutto il mondo e, se il mio pensiero verrà ritenuto interessante, una sorta di selezione naturale (o sarebbe meglio dire “telematica”?) farà si che io sia conosciuto e preso in considerazione. E’ stato questo l’aspetto che più di ogni altro mi ha entusiasmato. Ritornando alla tua domanda: sì, oggi conta molto avere dimestichezza con la rete perché si ha una marcia in più, soprattutto per chi come me vive in realtà che hanno poco da offrire alle proprie passioni. Ci si può mettere “in pari” con coloro più fortunati, informandosi, acquisendo contatti, scambiando pareri con altri utenti.
“Ecco il loco ove convien che di fortezza t’armi”. Dante, Inferno, c. XXXIV, v. 20-21. Quanto in fondo sei sceso? Come sei potuto tornare?
Non mi ritengo di aver sceso chissà quale Inferno; sono ben altre le sofferenze vere. Credo al massimo di avere un lato della mia personalità che sia molto inquieto, sofferente e pessimista, che magari non viene percepito da chi mi sta intorno e che in parte porto a galla proprio realizzando le mie opere. Una sorta di sfogo terapeutico.
Ma dopotutto, non dovrebbe essere questo il fine ultimo dell’arte?
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