Jillian Ann

IMG_9414.jpgIntervista tratta dal numero 37 di pig magazine del mese di novembre

My dopingirl. Jillian Ann (www.jillianann.com) è una giovane fotomodella, cantante e attrice di New York; per Pig l’ha incontrata la stella dell’arte digitale pop russa Dima Mishenin (www.dopingpong.com), grande fan e sostenitore di questa giovane artista underground, che ha cercato di sapere tutto su di lei e su quello che ha fatto nella sua vita.

La prima volta che ti ho vista è stato tra le pagine di “Draculina” e di “Alternative cinema”, solo dopo ho scoperto che sei autrice di fantastici album trip-hop e deep-hop.
Ho sempre voluto fare musica. Sono diventata modella e attrice per pagarmi la musica, l’affitto, il cibo, i viaggi e la vita a NY. La mia famiglia non era ricca e io non volevo stare con qualcuno per soldi, così ho fatto l’attrice e la modella per arrivare dal nulla a dove sono oggi. Ho sempre interpretato ruoli, è il mio lavoro, ma ho sempre fatto trasparire qualcosa di me, per questo la gente mi ricorda. Sono una persona complessa, ho molti strati e ho vissuto più di tante persone, perché evitavo la televisione e ho sempre cercato di vivere le cose in prima persona, sulla mia pelle. E imparo dagli errori e imparo se vado troppo lontano, e imparo se mi faccio male e continuo a imparare e a crescere. E tutto questo processo è riflesso in milioni di immagini e parole e canzoni e in una manciata di film e video… e continuerà.

Mi sembra che in America ci sia un forte legame spirituale che va di generazione in generazione: un esempio sono tante star nate negli anni ’70. L’amato River Phoenix, suo fratello superstar Joaquim e la bella sorella Rain erano figli di membri di una setta Hippy chiamata “Gods Children”. Anche Rose McGovan, attrice in “Doom generation”, ex di Marylin Manson, è nata in quella setta. Uma Thurman è figlia di una moglie del guru psichedelico Timothy Leary, che a sua volta è padrino di Winona Ryder. Beck è figlio di una modella della Factory di Andy Warhol e la madre di Tupac Shakur era un’attivista delle Black Panthers”. E questa lista fiabesca potrebbe continuare… Quasi tutte le nostre star sono figlie della generazione dei figli dei fiori o dei movimenti controculturali della fine del ventesimo secolo… Tu da dove arrivi? Cosa pensano di te i tuoi genitori?

Mio padre era un ragazzo selvaggio, cantante e chitarrista di una band, mia nonna materna era una pittrice, mia mamma si interessava di teatro, ma dopo il matrimonio non poteva coniugare la vita da artista con la spititualità, soprattutto dopo la mia nascita. Mio padre trovò un lavoro come venditore porta a porta mentre mia mamma era a casa con me e divenne anche la mia insegnate, dato che non credeva nel sistema scolastico americano. Lei era una ribelle, io non potevo guardare molta tv né ascoltare la musica pop. Sono cresciuta sui libri, con la musica classica e l’arte, nella natura e mangiando cibi sani. Non sono mai andata a scuola e non mi sono mai dovuta alzare a una certa ora. Non avevo le regole degli altri americani. Una volta immersa nel mondo degli artisti, dei poeti e dei musicisti ho cominciato a scappare di casa e dalla certezza dell’andare in chiesa tre volte alla settimana per frequentare persone con le quali mi sentivo in sintonia. Ero giovane e aperta alle esperienze; ho iniziato a esplorare la mia sessualità, le droghe, il bere. Poi sono entrata nella scena rave e club. Mi spingevo sempre oltre e nel mondo sconosciuto degli artisti, dei creativi e delle loro feste con drag queen, fotografi, poeti e altri personaggi simili… I miei genitori avevano paura che io scivolassi nel lato oscuro della vita, mi dissero che dovevo cambiare o…Io scelsi la seconda opzione e a 17 anni me ne andai di casa, con solo uno zaino sulle spalle, giurando che non sarei mai più tornata. Feci esattamente quello che temevano, finii in un buco nero dove persone senza scrupoli usano le ragazzine giovani e smarrite come me. Ma i colpi che uccidono gli altri per me sono stati spinte per trovare un luogo sicuro.. I miei genitori si preoccupavano giustamente, già prima dei 18 anni ebbi svariate overdosi. Non sapevano cosa fare e mi lasciarono andare. Dopo anni ci siamo ritrovati e ora supportano totalmente le mie carriere. Mi hanno accettata e io loro, ora ci parliamo e ci amiamo, la famiglia e gli amici sono davvero tutto quello che abbiamo in questo mondo.

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Nel 2000 ho visto le opere sulle olimpiadi di Lucy MacKenzie, molto vicine a me, su vecchi eroi olimpici e sulla ginnasta russa Olia Korbut; era su “The Face”, “ID”, a tutte le feste…. Nello stesso periodo Richard Kern la fotografò per un suo libro mentre faceva la pipì e si schiacciava i punti neri del naso, nuda. Erano foto quasi porno e la gente era confusa da un talento artistico così grande che si prestava a delle foto così provocanti e provocatorie. Ho visto che hai un banner nel sito di Dave Naz, un pupillo di Kern…dov’è il nesso?
Con Dave Naz abbiamo parlato di fare qualcosa insieme, ma non ci siamo mai trovati. Richard Kern è famoso per lavorare con ragazze selvatiche e coraggiose che diventeranno famose. Ancora non capisco perché l’America abbia tutti questi problemi con la sessualità. Puoi vedere persone ammazzate in diretta tv, ma il sesso è sbagliato. Trovo assurdo l’atteggiamento conservatore di questa nazione cristiana ma basata sull’edonismo e su tutta quella violenza che si vede in giro. C’è qualcosa che non quadra. Comunque io vedo il sesso in modo positivo. Penso che ci sia molta gente repressa, incapace di funzionare nella realtà perché consumate dalla loro vita virtuale, per questo l’industria pornografica guadagna così tanto. Se gli americani stanno davanti alla tv o in internet, dove trovano il tempo per farsi una vita vera e romantica? E poi ci sono i problemi di mancanza di comunicazione tra le coppie. In America le donne sono dipendenti da romanzi rosa e gli uomini dal porno. Io sono stata molto curiosa sessualmente all’inizio e ora so cosa mi piace e cosa no. E come e quando. Richard ha portato queste cose in primo piano, ma io credo che debbano restare all’interno di una coppia, ma non si può ignorare il fatto che tutti vogliono cose diverse.

Ci sono molte leggende su donne bellissime e sulla loro ascesa alla fama. Tracy Lords era una pornodiva a 15 anni prima di incontrare John Waters, Patti Hearst era una terrorista passata dal rapimento al cinema, Paris Hilton ha foto e filmati porno ovunque. Perché tu sei partita dal feticismo per i piedi? Credi che sia pornografia?

Non so se ho iniziato da lì..ho iniziato con le sfilate di moda, da lì sono poi stata risucchiata in un mondo più oscuro e artistico… poi ero giovane, intorno ai 17 anni, e non lo capivo molto. Ero una ragazzina persa in un mondo adulto. Mi piacevano i libri d’arte e fetish. Qualcuno mi disse che pagavano bene delle foto ai piedi, non mi sembrava una cosa pericolosa, lo trovavo divertente. Nel mio mondo quasi infantile, percepito attraverso droghe e brutte esperienze, guadagnare tanti soldi per delle foto ai piedi era un buon modo per arrivare a costruirmi il mio studio di registrazione. Non pensavo che a qualcuno potesse interessare, nemmeno quel successo bizzarro che le foto ebbero in fetishland. Lo esplorai. Poi credo nell’amore, è quello che ti fa andare oltre, anche sessualmente. Quello fetish è stato un capitolo della mia vita. La cosa strana è stato il successo “postumo” di quel “lavoro”. Comunque non penso che sia pornografia; se i piedi lo sono allora lo è anche Britney Spears che canta con la divisa scolastica.

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Gli hippy avevano l’LSD, i punk l’eroina, gli yuppies la cocaina, i ravers l’XTC. Il ventesimo secolo è finito e tutti parlano dei Bambini Indaco (o Bambini delle Stelle; Indigo Children, esseri reincarnati nei bambini per portare aiuto, amore e consapevolezza in questo nostro mondo disastrato; hanno molto a che fare con la “Sindrome da deficit di attenzione” ndr). Con quale droga puoi paragonare questi bambini divini? E che ne pensi?
Crescendo ho notato che le persone hanno diversi tipi di energia. E’ una questione di canali, io non avevo quello giusto per trovare una chiave per comunicare con loro. Ho fatto spesso sogni che si sono realizzati, sentivo quello che la gente sentiva e vedevo oltre le maschere. Credo in alcune cose, non perché mi hanno detto di farlo, ma perché ho scoperto essere positive per me e per la mia vita. Spesso chi conosce l’oscurità torna indietro con una luce da condividere con gli altri. I Bambini Indaco… credo che portino un’energia spirituale nel mondo mainstream, per bilanciare un po’ l’uso della tecnologia… per ricordare alla gente che c’è altro oltre al materialismo. L’unica cosa è che forse la nostra società non è pronta per accoglierli e nutrirli. Ho visto molte persone sensibili che sono state costrette a diventare robot per sopravvivere. O si ricorre ai farmaci.

Che casa di moda preferisci? E che accessori sono indispensabili per te? Quando ho perso in un incidente i miei guanti Iceberg mi sono sentito morire e il mio amico Walter Van Bereindonk me ne ha fatti nuovi. E poi il mio braccialetto da pirata e l’anello di Hugo Boss e l’underwear Esprit. E adoro gli anelli sui pollici e sugli alluci. Hai dei feticismi simili? Anche di profumi… io da dieci anni uso quelli di Diesel, versioni diverse ma stessa marca
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Amo i jeans di Calvin Klein, Diesel e Donna Karan. Uso sempre fragranze di Calvin Klein. Gli abiti e i cappotti di Betsey Johnson e Donatella Versace. Altri amati sono Christian Dior, Christian Lacroix, Nicole Miller, Vivienne Westwood, BCBG Max, Giorgio Armani, Iceberg, Stella McCartney e Prada. Patricia Field per il suo tocco folle. Alcuni designers amici miei a New York, Fragile NYC e LUI, VEX per il latex, sempre che trovi i posti dove si usa ancora indossarlo. Amo mixare gli stili e deformare le linee. Amo girare i negozi con cose vintage. Amo le scarpe, mi servirebbe un appartamento più grande solo per loro.

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La tua casa discografica ha comunicato che la cosa più importante della tua vita è l’essere una popstar. Ma tu componi, sei una poetessa, una cantante… è questo il tuo vero io o quello dei film, dei video e della moda?
Mi vedo come una musa e un’artista multimediale. La musica è al centro di tutto quello che faccio e vivo e respiro musica. E proprio ora muoio dalla voglia di cantare. Non voglio essere limitata a un solo mezzo di comunicazione. Il disco che ho in lavorazione e anche i prossimi avranno una grossa componente di immagine, foto e video. Negli anni sono sempre stata aiutata artisticamente… ora sento di aver imparato, so di cosa ho bisogno per fare quello che voglio. Ho imparato a comunicare grazie alle persone con le quali ho lavorato. Ora la cosa più difficile è trovare le persone giuste delle quali circondarsi, agenti, manager… Questo è difficile, perché mi sono abituata a essere indipendente. Ma ho più idee di quante la mia testa possa contenere, e quell’aiuto mi è necessario. La musica è al centro, il punto focale al quale tutto il resto ruota intorno.

Ascoltando la tua musica viene in mente Björk, Cup of Tea, la scena di Bristol… ti hanno influenzato o hai altri idoli? Ho anche trovato somiglianze con un dimenticato disco di trip hop della modella Milla Jovovich…

Ero una rave baby, ero una trip hop baby. Mi piace: trance, jungle, house, Massive Attack, Björk, Tricky, Portishead. La musica classica, la new wave, l’industriale, il rock. E si sentirà nel nuovo disco che sto preparando per la Metal Sanctuary Records. Fonderà tutto quello che mi piace. Come Björk ho un lato creativo e d’avant garde, la mia mente vaga in terre lontane e lussuriose, dove il suono è emozione e non può essere tradotto in parole. La mia voce è molto versatile, dono che non tutti possiedono.
Di solito lavoro su tre progetti alla volta, mi piace tenermi impegnata… e spero un giorno di creare qualcosa di nuovo, di aprire un sentiero musicale inesplorato.

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Ho incontrato Tony Wilson, il produttore del film sui Joy Division “24 HOUR PARTY PEOPLE” e ci siamo seduti a fantasticare su come immaginavamo un paese straniero. Per me l’inghilterra è diventata la truffa rock’n’roll di Malcom MacLaren e per lui la Russia è Rasputin che visita l’Hermitage con gli zar… Tu a cosa associ la Russia e l’Italia?
La Russia è belle donne, paesaggi scuri e palazzi abbandonati; l’Italia per me è vino rosso, caffè espresso, lunghe passeggiate, baci, ballare fino all’alba, strade di pietre, bei posti sul mare, lunghi viaggi in macchina, molto tempo passato in metropolitana, vino rosso e caffè espresso.

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La parola Neverland è associata ad Alice nel paese delle meraviglie (wonderland ndt), Peter Pan, Michael Jackson e al Piccolo Principe… alle fiabe e all’infanzia… ma la tua musica è abbastanza triste, proprio come quelle fiabe… non vuoi divertirti?
Mi diverto molto, ma ho anche vissuto l’inferno. Sono stata violentata, abusata, e in posti davvero bui e la musica è espressione di questo. C’è la luce e l’oscurità, gioia e tristezza, dolore e piacere nella vita e la musica riflette il momento che sto attraversando. Questa città poi (New York ndr) ha avuto un pezzo portato via, ho visto amici morire, amori finire… e così le fiabe della mia musica riflettono tutto questo.

Quale parte del tuo corpo consideri più gustosa, più bella per te e attraente per gli altri? E in che parte del tuo corpo è nascosta l’anima?

La mia anima è attaccata a tutto, e la gente sembra amarmi tutta… non ho mai avuto da lamentarmi.
Dipende dale persone, io sono tutta naturale, sembra una cosa rara di questi tempi di plastica e silicone. La gente ama la mia pelle, i miei occhi, le labbra e tutto il resto.

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Jillan Ann è tutta qui, soprattutto un capitolo chiuso… amo ancora il latex e il fetish, ma a parte un paio di corsetti e qualche riferimento tutto resta nella sacralità della camera da letto. Sono sempre estrema e mi piace il lato selvaggio e oscuro della sessualità, ma ora so qual è il suo posto. Sarà comunque sempre una parte di me e della mia musica. Ho anche imparato lezioni che non dimenticherò. Danzo su una linea sottile e forse a volte mi vedrete in pericolo, di solito succede quando non mi sento osservata, ma ho anche imparato che ogni cosa che faccio me la porto dietro per sempre. Per questo condivido i miei segreti solo con chi gioca con me.

Di Dima Mishenin, tradotto da Giovanni Cervi

Photos by Scott D. Shimp, Davide Anderson, Mark Villis and David Franklin

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