Intervista tratta dal numero 37 di pig magazine del mese di novembre
A world without gravity. Ci sono persone che sembra subiscano una forza di gravità diversa da quella del resto della specie umana. Non sembrano schiacciate dal peso di chilometri cubi di aria inquinata che gravano sulle spalle e sulla testa di tutti noi. Non sembrano ingobbite dalla vita. Hanno meccanismi in testa semplici, come i nostri, ma meravigliosamente più lucidi. Forse una volta eravamo tutti capaci di fare salti altissimi e vedere il mondo da angoli nascosti, come fossero supereroi…
…Sara Lando ha un superpotere: fotografa. Una volta era brukoworld.com, ora è mooserental.com, ma si firma ancora bruko. Una leggenda che gira tra gli internauti, nei siti dedicati ai paladini mascherati e a tutti quelli che hanno poteri ultraterreni, narra che Sara si cosparga porporina, la magica polvere che protegge le ali delle farfalle, sulla pelle e sulle sue maschere e su tutto quello che fotografa. Da bruko a farfalla. Il ciclo della vita compiuto con una macchina fotografica e con una leggerezza che a noi non appartiene.
Com’è un tuo giorno con fotografie? E uno senza?
Il mio senso del tempo non è particolarmente preciso e da quando è finito il Dr House faccio fatica a ricordarmi che giorno della settimana è. In una giornata tipo mi alzo, vado a lavorare, torno a casa, mi lamento del disordine che ho lasciato, non faccio niente per migliorarlo, vado a letto.
Tra una cosa e l’altra combatto i cattivi e salvo il mondo, ma per lo più in una giornata senza foto ho la sensazione di avere buttato via del tempo.
Quando faccio foto è diverso. E’ come se il tempo che ho si dilatasse e si riempisse. E mi addormento meglio.
Giochi molto col tuo corpo e con la tua immagine… hai raggiunto una maturità e una confidenza tali da permetterti di farci quello che vuoi?
Anche grazie alla fotografia sono scesa a patti con la mia immagine. Continua a non piacermi particolarmente, ma ho imparato a conoscere cosa posso e cosa non posso fare, è diventata uno strumento efficiente. Ho imparato quali angolazioni evitare e quali preferire e ho imparato a sfruttare questa conoscenza per fare le foto che voglio: in fondo è molto più semplice che spiegare a qualcun’altro che deve spostarsi perché da quell’angolazione è orribile. L’autoritratto permette soprattutto di non porsi il problema dei limiti della persona che si sta fotografando. Se voglio una foto di una tizia ricoperta di pece e piume, devo solo trovare la pece e le piume, senza chiedermi in ogni momento se la persona in questione è in imbarazzo, se ne ha avuto abbastanza, se posso anche chiederle di alzare un po’ il braccio senza essere mandata a quel paese. Rispetto a qualche anno fa, soprattutto, ho smesso di dare importanza alle foto in cui io sembro bella piuttosto che alle belle foto.
Ci sono 3 linee guida nel tuo immaginario: maschere, pelle e manipolazione… si incrociano? Si integrano? Sono parallele? Me le spieghi tutte?
Tutti e tre i temi sono nati da necessità contingenti che si sono poi trasformate in passioni. Quando ho cominciato a fotografare usavo una Mavica FD88 a floppy con una risoluzione di 1.3 megapixel. Non avevo uno sfondo nero e usavo magliette, maglioni e gonne appesi al muro, per poi correggere con Photoshop i neri in modo da renderli uniformi.
La manipolazione inizialmente era semplicemente l’unico modo per superare i limiti tecnici della macchina e dell’attrezzatura, poi un po’ alla volta è diventata un mezzo di comunicazione tanto quanto la fotografia stessa. A me non interessa per niente il modo in cui posso arrivare ad ottenere un’immagine che ho in testa. Se sapessi usare in modo convincente la modellazione 3D o la pittura, integrerei entrambe le cose nella costruzione delle immagini. Essendo particolarmente pigra, mi interessa il modo di ottenere quello che ho in mente con il minimo dispendio di energia e la manipolazione permette di farlo (anche se molto meno spesso e bene di quello che si vorrebbe).
La pelle è la scelta obbligata quando non si hanno a disposizione i vestiti giusti. Uno stesso vestito visto in 10 foto diverse scattate a distanza di tempo è noioso. La pelle non mi annoia mai. Quando devo fotografare qualcuno, una delle prime cose che mi viene chiesta è: “che vestiti porto?”. La mia risposta è sempre: “Qualcosa che non ti faccia prendere per il culo dai tuoi figli fra vent’anni”. A meno che non si stia facendo una foto al vestito o che non si stia usando la stoffa per avere qualche effetto particolare, difficilmente un capo di abbigliamento sarà più fotogenico della pelle. E anche allora, rimane sempre il dubbio che tra un paio d’anni, riguardando la foto io mi trovi a pensare: “oh, com’è 2005!!!”
E poi sono stata un’adolescente negli anni ottanta: usavamo le spalline e i pantaloni a vita alta stretti in fondo. E ci piacevano. E’ evidente che il giudizio estetico di una qualsiasi persona su un qualsiasi capo di abbigliamento può essere dettato da una forma di temporanea infermità mentale. Le maschere sono una forma di protezione, un gioco divertente e un modo per poter essere più personaggi all’interno della stessa persona.
Mi hanno sempre divertito molto fin da bambina, ma hanno cominciato ad appassionarmi quando ho scoperto che la maschera (soprattutto la maschera neutra) è un modo interessante per smettere di fare foto ad una persona in particolare e cominciare a spostare l’attenzione sulle forme o sulle luci. Il passo successivo è stato quello di rendermi conto che diverse maschere hanno diverse personalità comunque e quindi mi sono trovata con una serie di modelli che stanno comodamente rinchiusi in una valigia e possono essere tirati fuori a piacimento.
Che ne pensi di tutte le ragazze che si autoscattano e poi si postano nei blog? E delle “Suicide Girls”? Sei dentro o fuori?
E’ una domanda talmente ampia che è difficile rispondere in poche parole. E’ come chiedermi “ti piace il cibo?”. Non tutto, non sempre. Dipende.
Nella categoria “ragazze che si autoscattano e si postano nei blog” rientrano la quindicenne che si fa le foto con la webcam tanto quanto persone come Mimle (http://www.livejournal.com/users/mimle), Terry Palka (http://www.livejournal.com/users/diversify), Caryn Drexl (http://www.livejournal.com/users/lightleaks/) o Alaina Burri-Stone(http://www.livejournal.com/users/satirical/).
Helena Kvarnstrom (www.myredself.org), quando aveva un blog, postava degli autoritratti sconvolgenti che non avevano niente a che fare con una foto messa in un blog per puro egoboosting. Erano intime, forti, sconvolgenti. Preferirò comunque sempre un blog pieno di brutti autoritratti a uno pieno di scritti crepuscolari sulla solitudine e l’ingiustizia del mondo. E’ comunque interessante il modo in cui si decide di presentarsi al mondo, l’idea di fondo che quelle foto sono state scelte tra molte altre perché rappresentano l’idea che queste persone vogliono che gli altri abbiano di loro (e a differenza delle parole sono sempre comunque fruibili ad un livello immediato). Sulle Suicide Girls il discorso è abbastanza simile: se alcune sembrano avere una gran testa e molto da dire, altre si differenziano dalla blogger media solo per la quantità di carne esposta e il numero di tatuaggi. L’idea di fondo, quella della promozione di un tipo di bellezza alternativa a quella massificata è interessante. Così come è interessante l’idea di lasciare alle ragazze la scelta di come proporla, questa bellezza. Ci sono persone seriamente interessanti, e un sacco di foto che sono ottime come riferimento fotografico per disegnare… ma l’impressione generale è che si tratti comunque di una grossa macchina per far soldi, anche se con un target di nicchia. E quindi nel primo caso, posso tranquillamente rientrare nella categoria “blogger con autoscatto”, mentre la mia “no-nipple” policy e il mio essere alternativa più o meno com’è alternativo un piatto di tortellini mi escludono dall’essere una Suicide Girls. Però ho un account pagato che mi è stato regalato l’anno scorso.
Mai capitato che qualcuno ti riconoscesse per strada? In enoteca? Al supermercato? Che effetto fa?
Per una qualche forma di karma, mi capita sempre quando sono nel bel mezzo di una giornata terrificante, tipo quando ho 39 di febbre o se ho appena finito di litigare brutalmente con qualcuno e sono nascosta in un bagno a piangere. Dal momento che sono miope ma non porto spesso gli occhiali, la sensazione di non riconoscere qualcuno che mi chiama per nome non è particolarmente inusuale, ma quando capisco che la persona che ho di fronte mi “conosce” tramite Internet è sempre un po’ surreale, ma sono sempre stati tutti molto carini. Mi mette un po’ più a disagio quando qualcuno mi manda una mail per dirmi che la sera di tal giorno in cui io ero in tal posto, loro si trovavano due tavoli più in là. E’ strano perché dà un po’ la sensazione di essere stati pedinati, preferisco quando la gente si presenta. Mi succedeva comunque molto più spesso quando avevo un blog in italiano, da quando l’ho chiuso il livello di surrealtà nella mia vita si è notevolmente ridotto.

In genere i fotografi non amano manipolare le proprie foto e la propria immagine…tu come ci sei arrivata?
Principalmente per necessità, visto che quando ho cominciato a fare foto i miei mezzi erano seriamente scarsi. Ma anche per una forma di estetica personale. La manipolazione (con programmi di fotoritocco, come in camera oscura quando stampavo da pellicola) è l’unico modo che ho per ottenere realmente l’immagine che realmente voglio. Che si tratti di correggere solamente i livelli di un’immagine o di mettere assieme scatti diversi facendo modifiche sostanziali, fino a quando un’immagine non è finita, ci lavoro sopra. E’ la stessa differenza che passa tra cucinare un piatto e mangiarlo in piedi direttamente dalla pentola o servirlo in una tavola apparecchiata.
Ti è mai annegata una macchina fotografica?
No, ma mi è caduta la coolpix nella sabbia l’estate scorsa. Ogni volta che la accendevo faceva un rumore di sabbia negli ingranaggi da spezzare il cuore e per un periodo ha fatto solamente foto anni ‘70 con pellicola scaduta.
Come è stato il passaggio da bruko ad alce? Fa male camminare con
solo 4 zampe e con gli zoccoli?
E’ stato soprattutto necessario. brukoworld.com era nato quando nel 2001 avevo cominciato a fare le prime foto e ad imparare l’html e flash e come la maggior parte di quelli che imparano a fare un sito, ho messo assieme una pagina personale (e anche un sito sui conigli nani, di cui fortunatamente non è rimasta traccia), che è diventata il posto in cui archiviavo le foto e linkavo al livejournal. Col tempo mi sono accorta che quello che mi interessava comunicare non era affatto il “chi sono”, ma più che altro il “cosa faccio” e che se mi arrivavano in continuazione mail di gente che mi offriva il caldo lingam dell’ammore era principalmente perché avevo una pagina personale con una sezione “autoritratti” zeppa di foto in cui si intuiva che non avevo vestiti anche se non si vedeva niente. E comunque arrivata alla veneranda età di 27 anni sono decisamente troppo vecchia per avere un’homepage personale con “le 101 cose che mi rendono felice” o altro tristume simile. Quando mi sono resa conto che una buona parte del materiale sul mio sito richiedeva almeno una frase di giustificazione del tipo “ehm… ecco… questo l’ho fatto molto tempo fa” mi sono chiesta se non avesse più senso fare un portfolio di qualche tipo, tagliando un buon 80% del materiale. A quel punto anche il nome del dominio ha smesso di avere senso: brukoworld era decisamente egocentrico, per un sito-portfolio.

Sai che gli alci maschi per attirare le femmine si rotolano nella propria urina? ((è vero!)) è per questo che li affitti (moose rental - ndr)? Come ti piace essere corteggiata?
Questo è il genere di informazioni che sul Rocky & Bullwinkle show non davano mai. Però ammetto di non provare una forte attrazione per gli uomini che si rotolano nella propria urina (o che la bevono).
Essere corteggiata mi fa sentire enormemente in imbarazzo e mi lascia sempre con il dubbio di essere parte di una qualche forma di Candid Camera. Mi piacciono le persone che mi fanno sentire a mio agio, che non cercano di impressionarmi con la lista completa dei successi della loro vita e delle loro capacità e che condividono con me l’entusiasmo per le cretinate. Mi piacciono le piccole attenzioni, quelle che sono evidentemente il modo di essere quotidiano di una persona che è naturalmente gentile e che non si sta sforzando di esserlo solo per fare bella figura. Quelli che si prendono molto sul serio o che prendono me troppo sul serio mi lasciano perplessa. Mi affascinano le persone che hanno degli entusiasmi e delle potenzialità. Mi piacciono gli uomini “stropicciati”
L’amore influenza il tuo immaginario fotografico?
L’amore influenza la mia lucidità e il mio umore e quindi ovviamente finisce per riversarsi su quello che faccio, non solo sulle foto, che comunque sono principalmente un prodotto di scarto del mio stato d’animo. Credo che in un rapporto (in uno decente, almeno) ci si influenzi reciprocamente in continuazione. Stando assieme si modifica impercettibilmente il proprio modo di avvicinarsi alle cose, di vederle. Il fatto che io ed Alessandro (http://www.livejournal.com/users/viscio) spessissimo fotografiamo assieme o portiamo avanti dei piccoli progetti in parallelo significa anche che la sua visione diventa per forza parte del prodotto finale, che è un miscuglio delle mie idee e dei miei metodi con i suoi.
Quante volte sono state viste le tue foto online? Che effetto fa?
Nel mio sito non ho un contatore e quindi non saprei dare delle indicazioni nemmeno di massima. Inoltre ogni tanto mi scrive gente che ha visto una mia foto da qualche parte con un link al mio sito e quindi molti arrivano da posti di cui non conosco nemmeno l’esistenza. Internet consente di mostrare il proprio lavoro potenzialmente a chiunque abbia un accesso, anche se per il momento la comunità di quelli che navigano oltre il livello “controllo la webmail - cerco le foto del calendario di GQ- mi connetto al forum dove cerco patata” non è così ampia, per cui capita di imbattersi negli stessi nick in contesti diversissimi. La cosa migliore è la possibilità di interagire direttamente con le persone, senza sapere chi ci sia dietro un nick. Per cui mi è capitato di scambiarmi una serie di mail interessantissime sulla storia della fotografia con un signore di sessant’anni che fa il contadino in Ohio o di sfanculare una persona che mi aveva scritto con un tono di confidenza fastidioso, per poi scoprire che era mio fratello che si era dimenticato di firmare. A volte qualcuno mi scrive per chiedermi il permesso di scaricarsi una foto per usarla come copertina di un cd masterizzato o per stamparla e tenerla in casa e l’idea che ci sia qualcuno che trova qualcosa che ho fatto io abbastanza buona da volerla anche al di fuori del monitor da una bella sensazione.

L’email più delirante mai ricevuta?
Difficile scegliere.
I freak che mi scrivono possono essere bene o male suddivisi in 4 macrogruppi:
1) Quelli che mi scrivono delle mail con un sacco di parole difficili, parlandomi delle caratteristiche semiotiche della mia opera e di come esse interagiscano coi loro organi sensoriali in seguito a cortocircuiti neuronali che elevano i suddetti organi ad uno stato di moderato turgore.
2) Quelli che mi scrivono in una lingua che non conosco (generalmente in portoghese o russo) dando per scontato che il mio team di traduttori mi farà avere il messaggio, o che mi scrivono in una lingua che non conoscono (l’inglese) pur essendo italiani, dando per scontato che l’unico motivo per fare un sito in inglese sia la totale ignoranza della lingua italiana e quindi mi vengono incontro.
3) Quelli che mi propongono progetti artistici collaborativi che implicano scattarsi foto di parti del corpo nude e mandarsele vicendevolmente via mail.
4) Quelli che sono sicuri di aver avuto la trovata geniale per attirare la mia attenzione con un insulto ad effetto e alla seconda mail mi danno il numero di telefono.
Io generalmente non rispondo ai primi, adoro i secondi (ho uno scambio completo di mail deliranti in portoghese usando babelfish), rido dei terzi e non rimango particolarmente impressionata dagli ultimi
Vista la tua esperienza…cosa pensi della rete? E di tutta la pornografia che ci gira?
Quello che all’inizio mi affascinava di Internet era la possibilità di trovare una quantità praticamente illimitata di informazioni e se non si trovavano su un sito probabilmente qualcuno in un forum ti avrebbe dato una mano. Ed era sempre gente che ne sapeva a pacchi. O forse sono stata solo molto fortunata io. Non ricordo ci fosse tutto l’astio e l’ansia di difendere il proprio praticello che vedo adesso. Da quando chiunque può fare un sito o partecipare ad un forum perché la conoscenza di base per poterlo fare si è estesa (o meglio, perché si e’ semplificata molto la conoscenza base necessaria) chiunque lo fa. Si è alzato di molto il rumore di fondo della gente che parla a sproposito autoeleggendosi a guru e passa il tempo a insultare chiunque altro nella speranza che il casino che ha tirato su copra le sue carenze come persona. Ci si trincera dietro a dieci nick diversi per nascondersi, finendo per diventare dieci personaggi uguali e tutti con le stesse tristi caratteristiche delle persone che ci stanno dietro.
Però c’è anche gente davvero valida, e la cosa migliore della rete è la possibilità di interagire con loro direttamente, di lavorare assieme ignorando il problema delle distanze fisiche. Per quanto riguarda la pornografia, l’ho sempre trovata piuttosto divertente. Finché si tratta di cose fatte da adulti consenzienti non riesco davvero a vederla come una specie di piaga per la società. Mi crea molti più problemi essere messa di fronte ad un furto di intimità: vedere la morte di una persona o il dolore privato sbattuto ovunque in nome del diritto di cronaca. Vedere due persone che fanno sesso di fronte ad una telecamera mettendo in piedi uno spettacolo, consapevoli di chi lo guarderà a volte è esteticamente piacevole, a volte è grottesco e a volte è comico, ma non lo trovo scandaloso. Non riesco ad apprezzare le sottigliezze delle cosiddette perversioni, l’idea di essere legata come una sopressa mentre un idiota in una tutina di lattice mi sculaccia con un frustino di piume di pavone mi sembra meno eroticamente stimolante di pulire la gabbia dei conigli.
Ad ogni modo, iniziative come l’anti-obscenity squad dell’amministrazione Bush sono seriamente demenziali.(il riferimento è questo http://www.washingtonpost.com/
wp-dyn/content/article/2005/09/19/AR2005091901570.html)
Ascolti i consigli?
Sì, ma li peso in modo diverso a seconda della persona che me li dà. Ci sono persone di cui mi fido e di cui ho un’immensa stima e i loro consigli hanno sicuramente un peso diverso dei consigli che mi può dare un estraneo. A meno che non sia un estraneo il cui lavoro ha una qualità tale da conferirgli automaticamente autorevolezza ai miei occhi.
Però ho sempre considerato i consigli per quello che sono: delle indicazioni da prendere in considerazione per decidere qualcosa, ma che non è detto debbano essere seguiti.
La cosa che che hai visto che ti ha colpito di più dopo aver aperto una porta?
Il cenacolo di Leonardo. Ma la porta era automatica.
Quando sono andata a visitarlo ero la prima del piccolo gruppo che era con me ad entrare nella stanza ed è stata una sensazione fortissima.

Cosa conta nella vita virtuale? E in quella vera?
Nella vita virtuale conta soprattutto ricordarsi che per quanto a volte Internet possa assumere i contorni di qualcosa di confortevole e privato, tutto quello che si scrive o si mostra è esposto al pubblico ludibrio.
Postare informazioni personali, insulti sul proprio ex fidanzato o la scansione delle proprie tette perche’ “tanto chi vuoi che lo venga a scoprire” è fondamentalmente stupido. Nella vita vera contano l’essere coerenti con quello che si crede giusto e l’appoggio della propria tribù (quella rete di familiari e amici-per-sul-serio che continuano ad esserci anche quando spegni tutto).
19 Novembre 2006 alle 09:59
[...] Con piacere e colpevole ritardo vi segnalo il nuovo sito della regina della ghetto-fotografia, his royal self-portraitness Sara Lando [...]
9 Gennaio 2007 alle 15:15
Complimenti Sara le sue foto sono studiate ma nello stesso tempo spontanee e naturali straordinareamente emozionanti complimenti di cuore.
Cordiali saluti Micaela