Intervista tratta dal numero 41 di pig magazine del mese di aprile
C’era una volta Starlight Meadows. Una favola del terzo millennio cominciata in una fattoria abbandonata, trasformata pian piano da Jason King in un mondo fuori dal tempo; uno spazio creato sulla propria cultura e su una personale visione del mondo…
Incipit.
Cosa succederebbe se, come narra Philip K. Dick in “How to Build a World that Doesn’t Fall Two Days Late” (Come costruire un mondo che non crolli dopo due giorni - N.d.T.), un giorno Dio si imbattesse in un mondo irreale e decidesse di impiegare la propria eternità per farlo diventare reale? Ciò è, penso, esattamente quello che ogni creatore fa quando sviluppa un’idea. Il lento lavoro per farla diventare realtà.
Seguendo questa prospettiva il mappale 49 particella J si è presentato come un terreno fertile: 40 acri di campi, case coloniche, fienili e depositi. Mi è bastato scattare la mia prima SLR sei mesi fa per capire che avevo tutti gli elementi per costruire un mondo.
A volte mi chiedo se i personaggi siano mie creature o se non fossero già qui e io gli abbia solo dato le maschere.
Moltiplicazione.
Una cosa che ho notato è che molti quando guardano il mio lavoro non riconoscono che tutti i personaggi (un paio di pecore a parte) sono interpretati da me. Uso un cavalletto e il timer e poi metto tutti i negativi insieme per avere la foto completa. Una cosa fantastica del lavorare in una fattoria è che non c’è nessuno in giro che possa vedermi fare capriole con addosso le maschere o strane performance rituali senza senso. Mi ricorda quando da piccoli giocavamo alla guerra o a cowboy e indiani nel cortile dietro casa. Infatti sto progettando di fare una grande scena di guerra.
Ascia di guerra.
C’è una tendenza crescente in America, che si rispecchia in altre parti del mondo: la paura del governo del “popolino”. Si manifesta attraverso intercettazioni telefoniche e di email, gulag segreti, brogli elettorali, prigionieri torturati, vicini di casa che si spiano a vicenda. Tutto molto sovietico, molto KGB. Le cose miglioreranno, il mondo non è ancora stato conquistato da robot alieni invincibili; sono pronto a scommettere i miei soldi che quella vecchia ascia di guerra che è lo spirito umano alla fine metterà le cose a posto. Mi chiedo se in futuro, guardando indietro, vedremo le cose anche dal punto di vista dello sconfitto. Si chiederà mai il mondo: se solo li avessimo fermati in Afghanistan?
Ma non prima della sofferenza.
La teoria del messia Valis.
E di nuovo mi trovo a tornare al cosmologico; un altro “cosa sarebbe successo se?” che preferisco di Philip K. Dick è: Dio ha costruito un mondo e ci si mette dentro, lo permea di sé e fa in modo di dimenticarsi tutto questo e si perde nel mondo che ha creato. Intrappolato in quel mondo, diventa quel mondo. Ogni tanto ci sono istanti nei quali Dio, diviso per tutti gli esseri viventi, si ricorda. Cosa succederebbe se si ricordasse tutto? Da un punto di vista narrativo Dio rappresenta la coscienza individuale, è una metafora per parlare di ciò che abbiamo dentro.
La figura del messia è rappresentata dal Re/Leone, che però rappresenta anche l’individuo che si deve svegliare, che deve ripartire e andare avanti per riportare equilibrio nel mondo. Le Scimmie rappresentano Pallas Athena e Valis che irrompono nel mondo nel tentativo di risvegliare l’anima da quell’amnesia autoindotta.
La “Nera prigione di ferro” e il “Giardino delle palme” sono due luoghi/idee dei quali Dick ha parlato diffusamente nei suoi ultimi anni. L’idea sembra sia nata nei primi mesi del 1974. Dick aveva appena avuto l’asportazione di un dente del giudizio e stava aspettando la consegna della medicazione dalla farmacia. La consegna fu fatta da una ragazza. Indossava un ciondolo rappresentante un “vesica pisces”, un simbolo simile a un pesce comunemente associato al primo cristianesimo. Phil le chiese cosa fosse e alla risposta della ragazza ebbe un’esperienza di anamnesi che gli rivelò che lui e la ragazza erano entrambi cristiani perseguitati nell’antica Roma, nel 70 D.C. circa, ai tempi della caduta del Tempio di Gerusalemme. E se lo ricordava ora, ai tempi dell’amministrazione Nixon. Su questo ricordo scrisse la “Nera prigione di ferro” e il “Giardino delle palme”. L’impero è un’entità che si trasforma e attraversa il tempo e trasforma le nazioni in qualcosa di oscuro e distorto. Fa diventare il bello brutto e l’orgoglio in paura. Ma un utopico agente, Valis, cerca di mutare tutto questo nel “Giardino delle palme”, l’originale paradiso terrestre.
Credo che in realtà Valis per Philip K. Dick dovesse innescare la caduta di Nixon. Quello che mi spaventa è che nell’amministrazione Bush, nel 2006, ci siano molti personaggi di primo piano collegati a quegli anni. Ce la farà Valis una seconda volta?
La paura.
La mia paura peggiore grazie al cielo non si è mai realizzata: l’altra notte ho notato che le maschere da maiale non erano appese al solito muro. Per fortuna mi sono ricordato che erano al sicuro nella cassa degli attrezzi; non mi sarebbe piaciuto ritrovarmi di fronte a quel trio.
Tecnica.
Ho imparato molto facendo questo lavoro. Ho imparato a stare davanti all’obiettivo.
Come il linguaggio del corpo si trasforma in immagine. Come lo spazio è percepito da diversi tipi di lenti. La mia favorita è un’ultra wide zoom. E’ narrativo. E mi tiene vicino all’azione. E’ perfetto per le mie idee. E il suo modo di distorcere l’immagine è meraviglioso: fa sembrare spazi piccoli enormi e quelli enormi disperatamente vasti.
Quando scatto lavoro da solo. Siamo io, le maschere e la macchina settata in automatico. Ogni tanto mi faccio aiutare da una bella assistente, la imbroglio per farle fare la pecora o per tenere d’occhio delle inquadrature particolarmente difficili. Una delle sfide più grandi quando sei sia fotografo che fotografato è stare nell’inquadratura nella posa giusta.
Dopo lo shooting mi siedo davanti al computer con le foto preferite e le sovrappongo fino a creare l’immagine finale. C’è molto Photoshop in questa operazione. E’ come fare un collage, è più disegnare o dipingere che fotografare in questa fase.
Chi sono?
Quando scatto cerco di immedesimarmi più che posso nei personaggi. Entro nei loro corpi e nelle loro menti. I Maiali non sono facili a volte. Divento arrabbiato. Anche più dell’Asino e dell’Elefante. Le Scimmie sono sicuramente le più divertenti. Sono bravi ragazzi e chi da piccolo non ha mai sognato di essere un eroe? Klang è il mio eroe.
Il Coniglio, stranamente assente ultimamente, è una sorta di messaggero e imbroglione. Le Pecore sono i tuoi amici, non particolarmente buone né cattive. Sono guidate dall’Elefante e dall’Asino e sono terrorizzate dai Maiali, ma sono l’origine della vita, attraverso i loro usi e costumi portano felicità nel mondo. Chi altri? Fin qui c’è stato l’Orso, il migliore amico del Re, il suo braccio destro. Ultimamente ci sono dei “portaborse” senza volto… devo ancora imparare bene dove posizionarli nelle immagini. Poi ci sono io, sono diventato un personaggio ma non sono sicuro di essere me stesso o qualcun altro. Probabilmente entrambi.
Sono nato il 5 Aprile 1975 a Orange County, California.
Ricordo che vivevamo in un bungalow con i miei nonni. Avevo 7/8 anni e io e i miei amici andavamo matti per la breakdance. Ho avuto il mio primo walkman in quel periodo e ci ascoltavo sempre Grandmaster Flash, Run DMC, i Mighty 690…
La mia infanzia è stata molto influenzata dai miei nonni, che erano prodotti dell’era della Depressione del Missouri. Venivano da famiglie di contadini e ci hanno sempre incoraggiato a giocare all’aperto e a sviluppare la nostra immaginazione.
Una nuova voce.
Un mio vecchio insegnante, Greg Ulmer, parla di qualcosa che lui chiama “Electracy”, cioè un nuovo modo di saper leggere e scrivere basato sullo spettro completo delle informazioni disponibili oggi. Sta già accadendo, se ci pensi bene.
Tutti, semiotici, grammatologi, decostruttivisti, accademici, dovrebbero contribuire finché è possibile modificare il linguaggio, prima che questo venga cambiato dall’alto, dai governi e dalle corporazioni costringendoci a parlare col loro linguaggio e non con la nostra voce.
Starlight Meadows.
Starlight Meadows è una sorta di puzzle, sia per me che per qualunque persona ci interagisca. C’è anche un elemento performativo che esiste sia all’interno dall’inquadratura che in internet. Le persone sono testimoni della prima volta che racconto questa storia e ogni giorno interagisco online con chi guarda.
La storia riguarda il mio mondo immaginario, popolato di creature metà umane metà animali, come l’antica mitologia. Il mondo è una scatola nera, tutto è necessario e sufficiente e quando ce n’è abbastanza il mondo prende vita propria.
Dick ha scritto un romanzo, “La svastica sul sole”, nel quale per sviluppare la struttura narrativa si è fatto aiutare dall’I Ching. L’I Ching è un affascinante testo antico di tremila anni. La leggenda dice che il “Re” Wen, che fu imprigionato nel 1143 BC dal tiranno Chou Shin, prese gli esagrammi originali e li riconfigurò per sapere cosa stesse succedendo nel paese mentre era in prigione. L’idea che il tempo possa essere condensato in un set di componenti interscambiabili e riorganizzato come mescolare un mazzo di carte è piuttosto radicale se ci pensi. L’I Ching è una monade (La monade è l’unità minima e indivisibile della sostanza spirituale di cui tutte le cose sono composte, secondo Leibniz) - N.d.R.)

We Do Not Torture People.
Credo che questa sia la mia immagine più politica. Alcune persone si infastidiscono. A me piace perché è divertente ma anche mortalmente seria.
Non c’è nulla di palesemente osceno qui: il prigioniero incappucciato è diventato un’icona e le icone non sanguinano e non urlano di terrore. Alcuni pensano che la bandiera al contrario sia una perversione vicina al satanismo… passiamo oltre e cercate di vederla come un segno di angoscia. Forse le scimmie non stanno nemmeno parlando con te ma con i Maiali ed è solo un segno di colpevolezza prendersela per quello che stanno dicendo. Questa immagine fa scegliere chi guarda da che parte stare. Sei con le Scimmie o con i Maiali?
Wait A Minute . . . We’re The Good Guys.
Questa mi fa sempre venire in mente un’aula scolastica. Amo la prospettiva. I Maiali hanno reclutato dei soldati per fare i loro lavori sporchi, ma i soldati non sembrano così interessati al briefing. Ho molto rispetto per i soldati. E’ tutto da vedere se i Maiali possano controllare i Trogloditi.

You Didn’t . . . But I Did.
Lo scorso dicembre mi è venuta l’idea di fare dei ritratti in uno studio dei vari personaggi. Ho trovato delle tende di velluto rosso e ho cominciato. Non sono venuti bene, forse era solo che non ero dell’umore giusto. Ne sono venute due, una di Klang e l’altra del Coniglio. Ma non mi piacevano perché tutte le altre avevano un paesaggio come sfondo. Così le ho unite, con un effetto Lynch.

This Is Not An Abattoir.
Questa l’ho realizzata subito dopo “We Do Not Torture People” e ne ha lo stesso effetto teatrale. Vorrei farne di più come queste.

But Instead He Fell Further In.
C’è un’atmosfera da sogno o incubo in questa foto che mi piace molto. Il cielo arancione, la neve bianca, il granaio nero, il vecchio trattore e io. Come in un sogno non so cosa stia succedendo. L’uomo è cacciato? O semplicemente è testimone? Quello era un periodo introspettivo per me. Avevo paura che ci saremmo trasferiti presto e il pensiero mi faceva impazzire.
Sentivo un legame troppo forte con quel posto e l’idea che potesse essere raso al suolo per diventare una serie di of McCase chiamato Starlight Meadows mi distruggeva. Non ho ancora finito la storia e non ho ancora finito di trasformare questo posto in qualcosa che resterà anche dopo che i granai saranno rasi al suolo ed è il posto dove io e mia moglie ci siamo chiesti di sposarci.

He Is With Us But Remembers Nothing.
Ho dovuto scattare queste foto due volte. La prima serie con la partita a carte non mi convinceva. Racconta di come le Scimmie trovino il Re, che non ricorda chi sia.

If You Go Out To The Barn Tonight.
Fare questa foto è stata dura. Ho corso per centinaia di metri e ho rotto delle luci e ho scattato per due notti col vento che ululava e sibilava tra finestre rotte ed eravamo quasi sottozero. I Maiali hanno catturato una Pecora e sono pronti a farle parecchie cattiverie. Non so perché. Nemmeno loro.

That Old Chimp Called Himself Sarge.
Un giorno ho fotografato le Scimmie sulle loro moto. Questa foto mi sembra abbia uno stile molto fashion. Sono contento di come sia venuta.
www.xylonets.com
Di Giovanni Cervi e Valentina Bugli
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