Maleonn
Intervista tratta dal numero 42 di pig magazine del mese di maggio
Maleonn Ma e la camera magica. Pensi alla Cina e immagini random appaiono in testa. Draghi, muraglia, sartorie clandestine, Tienanmen, cibo, grappa di rose, Man Lò, l’Occidente che ha paura, storie di fantasmi cinesi e qualche altro film. Poi le recenti mostre che si sono viste in Italia di artisti cinesi, circondate da un alone di mistero, curiosità e scetticismo, come fossero alieni. O sopravvissuti a una catastrofe: li guardi e ti chiedi come hanno fatto a uscire da un evento così terribile. Li guardi e ti chiedi come mai in Cina ci possano essere degli artisti veri quando pensavi che fossero tutti nelle risaie e che andassero ancora solo in bicicletta. Ci sono tanti pregiudizi. Maleonn Ma è un giovane fotografo. Ha iniziato a fotografare nel 2004. Giudicate voi.
Questo mondo è un casino e per quello che è possibile prevedere lo sarà sempre di più. Nelle tue fotografie è sempre presente un lato ironico che accompagna quello drammatico, forse perché vuoi ricordarci di non smettere di giocare? C’è un bambino dentro te?
Sì, sono d’accordo sul fatto che il mondo stia diventando sempre più caotico, inevitabilmente vista la ricchezza materiale. Ma sento che in fondo ai nostri cuori noi siamo ancora semplici, credo che ognuno di noi abbia un bambino dentro che non vuole crescere a discapito del fatto che non si può fare a meno di crescere, così come non si può evitare la morte, la tragedia finale alla quale siamo destinati. A volte vorrei che i miei lavori fossero visti come un placebo per calmare i nervi di questo mondo e per portare un po’ di gioia. Ma la maggior parte delle volte sono pessimista, conscio che dopo i giochi e le gioie c’è comunque la solitudine.
Molte tue immagini sono basate su situazioni e oggetti strani in contesti quotidiani, anche la tua vita è così?
No, non esattamente, anche se la mia vita è molto diversa da quella della maggior parte dei cinesi. La vita reale è reale. Io e i miei modelli prendiamo la metro, compriamo le sigarette dai tabaccai e facciamo altre cose usuali. La differenza è che dentro siamo tutti molto colorati. Quando i modelli indossano i vestiti, che disegno io, la loro performance vista attraverso l’obiettivo è davvero potente e mi sorprende sempre. Le situazioni inusuali che hai menzionato sono scene ordinarie, solo che nessun altro ci trova gli aspetti speciali che vediamo noi. Le mie lenti attivano quell’atmosfera speciale. Che è come dire: le cose speciali sono sempre lì ma è difficile illuminarle e mettere in risalto la loro vera bellezza.
Cinque parole che descrivono il tuo lavoro e cinque per il tuo paese.
Il mio lavoro: creatività / fotografia / dramma / sogno / mondo interiore.
Il mio paese: romantico / pesante / grande / decadimento culturale / economia in espansione.
Mi dici un ricordo della tua giovinezza?
Mio padre è un regista teatrale famoso, ha molto talento e un brutto caratteraccio. Mia madre è una famosa attrice, famosa più per il mercato dell’intrattenimento che per la sua bravura. Che è come dire che io sono nato in una famiglia privilegiata. Ho una sorella più vecchia di me di 11 anni. E’ nata quando i nostri genitori erano giovani ed è stata educata per emergere. E’ brava e ha ereditato anche il bel volto dei nostri genitori. Io sono nato durante la rivoluzione culturale cinese, i miei genitori vennero colpiti duramente e se la passarono male. Papà era in prigione e molto malato e la mamma faceva la sguattera per far campare la famiglia. Ricordo che avevamo le luci sempre spente e io sono cresciuto in quell’oscurità. Ero brutto e basso e non ero bravo a scuola. Così ero sempre schivo, non mi piaceva parlare e sognavo sempre di crescere in silenzio. Così mi sono abituato alla solitudine del mio cuore e all’indipendenza del mio mondo spirituale.
E un ricordo scolastico?
Quando avevo dodici anni sono stato mandato a una scuola professionale d’arte perché disegnavo bene. Da allora fino alla laurea ho studiato pittura per undici anni. Dipingere è stato decisivo per il mio carattere, perché non c’era bisogno di parlare, poteva essere fatto in silenzio. Amo dipingere, forse per questo i miei voti erano alti. Di pari passo la mia autostima aumentava.
Quando ero al college la Cina aveva appena terminato un periodo di caos e iniziava il suo sviluppo velocemente. I miei genitori tornarono a lavorare, sono famosi e mia mamma è una stella della tv cinese. Io ero il bambino delle stelle, crescevo più alto e bello e le mie lezioni di pittura davano i propri frutti. Ero il preferito dagli insegnanti e dalle compagne di classe. I miei anni del college sono stati davvero felici. Chiaramente i miei compagni maschi non mi sopportavano.
Com’è stato il tuo primo bacio?
Quando avevo diciassette anni, lei era una studentessa di teatro e mi baciò di sua iniziativa. Io non ero assolutamente pronto, ero molto nervoso e non ricordo nulla, haha.
Il mondo occidentale è molto spaventato dalla potenza economica cinese, deve aver paura anche degli artisti cinesi?
Gli artisti cinesi dovrebbero aver più fiducia in loro stessi. Abbiamo una cultura antica e misteriosa, anche se molte cose sono andate perse un inviolabile spirito romantico ci scorre nelle vene. I cinesi hanno la forza di spirito per diventare artisti famosi in tutto il mondo ma non ne hanno la possibilità materiale per molte ragioni che hanno radici nel passato. Ad esempio io non ho mai toccato una macchina fotografica prima dei diciotto anni. Ora ne ho molte e ho i soldi per realizzare le mie idee. per quanto riguarda la tua domanda non so, non sono affari miei se qualcuno ci vede così.
Quanto dista la Cina dall’Europa?
Non lo so geograficamente. Ma lo spirito non così tanto. Molti amici che vengono dall’Europa apprezzano i miei lavori. Li capiscono, abbiamo qualcosa in comune. Mia moglie sta vivendo e studiando in Francia. Dice che si è abituata a viverci. In molte nazioni ci sono troppi cinesi, per questo hanno inasprito le leggi sull’immigrazione. Vorrei andare a trovarla ma avere tutti i visti è così complicato che ho perso la pazienza. Così è lei che è venuta da me. Da questo punto di vista la distanza è tanta.
Com’è essere un fotografo in una nazione comunista?
Oggi la situazione politica cinese è ancora il socialismo. Nella vita quotidiana non si sente molto la politica. Almeno per me. Non mi interessa e anche i miei lavori sono lontani dalla politica. Così la mia vita è come quella dei fotografi di tutto il mondo. Shanghai è la città più occidentale della Cina. Molti palazzi vecchi sono stati costruiti da stranieri. Ora la prosperità sta accelerando questo processo di occidentalizzazione. Ho molti amici di tutto il mondo, non penso mai che siamo diversi.
Shanghai con quel mix di antico e moderno è quindi la città perfetta per te?
Non mi piace molto, ma devo dire che sono nato in una città che non è molto cinese, non si sente quella forza culturale che mi piace. Per questo penso che la città non sia perfetta, è troppo moderna e occidentale, la tradizione è solo superficiale. Un paragone: Shanghai è un bel fiore in un vaso, nonostante abbia acqua e fertilizzante in abbondanza non cresce, perché non ha radici.
Il momento più importante della tua vita?
Credo la mia nascita. La cosa più importante è l’inizio della mia esistenza.
Come saranno gli uomini in futuro? Più alieni o clown?
Ho letto degli articoli scientifici che dicono che saremo come alieni, ma io preferirei come i clown, amo i clown. La vita degli esseri umani sarebbe sicuramente più complicata, ma noi amiamo le cose comode.
Dove nel tuo corpo trovi le fotografie?
La scienza dice nel cervello. Secondo la tradizione cinese nel cuore.
Cosa è vero e cosa è finto nelle tue foto?
La mia creatività è vera, sono lavori nati dall’osservazione della vita e del mondo, frutti del mio pensiero. I ritratti a volte sono artificiali, in particolar modo quelli delle donne, perché so che per la vanità femminile amano apparire più belle nelle fotografie. Anche per questo uso poche modelle.
La foto più difficile?
Quando ho fotografato mia nonna, che ha novantatrè anni. Ho visto la senilità attraverso le lenti, la grande ombra della vita che svanisce e l’infinita tristezza che ne deriva. Quando ho premuto il pulsante ho sentito male. Volevo fotografare questa sensazione, ma la modella era la donna che mi ha cresciuto; non prendere le cose così direttamente aiuta. Sono sensibile e non sono capace di fare questi scatti; è un ostacolo emotivo difficile da superare.
Quando fai un ritratto cosa tendi a far emergere?
Il mio mondo interiore. I momenti delle mie opere sono già accaduti della mia fantasia. A volte li dipingo prima di scattare, velocemente, sorprendendomi. Sono così chiari nella mia testa che che ne vedo ogni dettaglio. Mi piacerebbe immaginare e pensare tutto il giorno. Col passare del tempo, ora ho trent’anni, il mio mondo interiore cresce e si fa sempre più complesso. Quello che faccio è trasformare in realtà quelle immagini. Tutto qui.
Qual è il confine tra opera d’arte e opera commerciale?
Il mio principio è che l’arte deve piacere a me, deve farmi felice, non importa se finirà in una galleria né se sarà usata in una pubblicità. Ho fatto molti lavori con questo spirito. Il lavoro commerciale deve piacere agli altri, deve piacere ai clienti.
Per te è importante la tradizione cinese?
Non molto. Ma ho notato che inconsciamente metto nei miei lavori molte icone della cultura cinese. Sono nato e cresciuto qui, per forza faccio cose “cinesi”. Diciamo che lo spirito e il gusto cinese rendono le mie foto complete.
Mi racconti la tua fiaba cinese preferita?
è un’antica fiaba cinese: un bambino chiamato Ma Liang ha un pennello magico, tutte le cose che dipinge diventano vere, così aiuta tante persone bisognose e punisce quelle cattive. Mi piace. La cosa buffa è che io ho lo stesso nome di quel bambino. Forse i miei genitori chiamandomi come lui volevano augurarmi di crescere con poteri magici.
Thanks to Florence

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2 Commenti per “Maleonn”
Pig Motel » Suite 131, Whaleless » Meleonn interview ha scritto:
2 novembre 2006 alle 20:03
[...] Meleonn è un giovane fotografo cinese, non scontato e a tratti geniale; ha iniziato a fotografare nel 2004. Qui l’intervista in italiano. [...]
Anonimo ha scritto:
9 gennaio 2007 alle 22:52
Già, ma pensare che abbiamo grandi artisti qui in Italia e non li conosciamo. Io da poco ho scoperto il mondo dell’arte contemporanea e cioè solo quando una mia amica mi ha regalato un quadro di Palumbo che ha comprato su http://www.artedisa.it
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