Intervista tratta dal numero 43 di pig magazine del mese di giugno.
Headmania. Robi Insinna è nato in Svizzera, ha studiato all’Accademia di Brera e ha iniziato a produrre musica giovanissimo. Si divide tra l’arte contemporanea e gli antri misteriosi della musica sintetizzata e quando incide un pezzo su vinile ne cura anche le illustrazioni e l’art direction. Ovviamente parliamo di Headman* e la sua etichetta Relish, produce vinili di culto…
Nei tuoi disegni rappresenti spesso degli strani individui, è gente che conosci o sono personaggi immaginari?
Dipende, molto spesso faccio delle foto o uso delle immagini che trovo e che mi ispirano, altre volte sono persone che conosco.
Lavori per le etichette indipendenti più importanti d’Europa come Gomma (DE), Eskimo (DE), Output (UK) e Kitsune (FR), perchè hai creato la Relish?
Perché la Relish è proprio il mio bambino e mi ha dato la possibilità di creare una mia etichetta e dare spazio alla mia visione della musica. Gli altri impegni che hai citato sono solo release per altre etichette, con Relish invece decido tutto io, chi fa il remix, il design, eccetera…
E curi anche le illustrazioni di Relish?
Sì tutta la grafica, fino ad ora.. mi sa che tra un po’ non avrò più tempo e dovrò iniziare a farmi aiutare, a causa del… troppo lavoro!
Abbiamo sentito parlare di una live band che ti accompagnerà dal vivo prossimamente… come funziona?
Siamo in quattro, c’è un cantante, due bassi e un batterista. Il live è composto da una parte laptop e da una parte suonata dal vivo. Un buon equilibrio direi: un live elettronico e strumentale.
Da poco ti sei trasferito a Berlino. Abiti anche tu a Mitte come tutti gli altri famosi dj e produttori d’Europa, oppure sei più originale e hai scelto un altro quartiere?
Ebbene sì, sono proprio a Mitte… decisamente!
Come ti trovi?
Bene, ma viaggio tanto e passo pochissimo tempo a Berlino. Mi trovo bene perché ho un bell’appartamento grande e ho il mio studio, ma non ho mai tempo per esplorare la città. Diciamo che Berlino non mi ispira tanto musicalmente perché ha un sound un po’ troppo techno rispetto al mio. Ma la cosa bella è anche che in questa città incontro un sacco di dj, produttori, gente che fa un lavoro come il mio, gente che nel week end è sempre via e ha uno stile di vita come il mio. Diciamo che Berlino mi piace perché è facile incontrare gente simile a me.
E quali sono le città che ti ispirano o che in qualche modo che ti hanno ispirato?
Londra e… in generale il Belgio.
Beh, Londra è stata una città importante per la Relish, vero?
Sì, decisamente. Inizialmente la mia distribuzione avveniva tramite l’inghilterra, ora invece lavoro con una compagnia tedesca, anche se musicalmennte sono poco tedesco. In questo momento la Germania è techno, minimal techno, come del resto tutte le altre parti del mondo. Il mio suono è diverso, forse è più vicino al mood di Parigi. Un’altra città che mi ispira, una città che produce musiche più sperimentali e meno dancefloor, come Kitsune, Headbangers, Justice…
Come Plastikman e Atom Heart hai una doppia identità, Headman e Manhead. Sindrome da personalità multipla o questioni di licenze?
Mah… problemi di identità musicale, una scelta estetica. Adesso inizierò un terzo progetto ma con un nome non ispirato né a Headman, né a Manhead. L’idea di Manhead nasce, invece, da un gioco di parole: essere sempre me stesso, ma in un modo diverso.
In che senso diverso?
Musicalmente diverso. Headman è discopunk, sta diventando il progetto di una liveband. Manhead è molto più elettronico, si ispira alla italodisco. Mentre Headman sarà sempre più un basso suonato dal vivo con una vera batteria, Manhead sarà sempre più elettronicamente ispirato.
Ci parli di On, il tuo nuovo disco?
E’ bello, compratelo! Ci sono tanti features**, tanti miei amici che hanno collaborato, tanti vocals! Ho voluto fare un album, un album vero e proprio, non una compilation di 12” e remix da club, ma un disco che si possa ascoltare anche in un negozio, a casa, in macchina. Ho cercato di produrre delle canzoni, non solo pezzi strumentali. On è un album molto ascoltabile, mai cheesy: questo è ciò che intendo per Headman, non solo club music.
Su Relish hai prodotto i torinesi Nemesi, gli emiliani Ajello e hai scoperto gli straordinari Franz and Shape di Rimini***. Allora non è vero che l’elettronica italiana fa tutta schifo? (a parte la parentesi romana)
Non è vero, assolutamente, il problema è che gli altri non lo sanno! Ho conosciuto questi musicisti viaggiando e mettendo i dischi. Ricevo sempre dei promo e ho scoperto della musica che mi piace e che vale la pena di fare uscire. Esiste tanta gente che produce, dappertutto. Al giorno d’oggi è diventato facile, basta un computer e si può iniziare, non è più come una volta. Forse in Italia c’è bisogno di maggiore conoscenza, si pensa che in Italia non ci siano produttori e l’attenzione è catturata solo quando qualcuno dall’estero si interessa per primo. Ma questo è un fenomeno mondiale, non solo italiano: nessuno crede che nella propria città o nazione ci siano produttori internazionali. Forse si salvano solo Londra o Parigi da questo fenomeno diffuso. Anche in Svizzera funziona così: adesso che me ne sono andato da Zurigo, la gente ha capito chi sono e mi invita sempre a suonare dal vivo. Remixo i Franz Ferdinand e i Placebo, ma potrei ancora vivere a Zurigo. Al giorno d’oggi non è più importante dove un artista ha il proprio studio.
Qulacuno parla di te citando il termine Art Rock. Ti piacciono i Talking Heads?
Sì! Mi piacciono da morire. Ho sentito altre volte il termine Art Rock, anche se le cose che faccio non hanno sempre il pretesto di essere arte. Quando si parla di Art Rock si pensa che si debba essere strani a tutti i costi, io invece voglio vendere i miei dischi e voglio crescere professionalmente, non voglio essere per forza underground. Ma se qualcuno vuole chiamarmi Art Rocker a me sta bene, mi interessa solo uno statement: la mia musica.
Bene, Robi, ti ringrazio per averci dedicato un po’ del tuo tempo.
Quando esce la rivista, me la mandi?
(* trad. letteralmente = ‘Capoccione’)
(** ossia Anthony Roman di Radio 4, Stephan Dwaele di Soulwax, Anton Spivac, Matt Safer dei Rapture, Ed Lalaiq, e Erol Alka)
(*** trovate questi signori nel bellissimo ‘Italian ep’ Relish 10)
Illustrazione di Headman
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