Shout Out Louds

di Riccardo Maselli  18 Gennaio 2007  Interviste

_MG_1689.jpgIntervista tratta dal numero 44 di pig magazine del mese di Luglio/Agosto.

Swedish Sins. Quando si dice: ne hanno fatta di strada questi! Cinque simpatici e brillanti rockers svedesi producono un disco molto intrigante, quel “Howl Howl Gaff Gaff” a metà strada tra indolenza indie pop e romanticismo post Smiths/Cure, che esce nel loro paese ben 3 anni fa. Nel 2005 arriva il botto, grazie ad una nuova release dell’album per il mercato europeo e americano. Ora se li contendono un po’ tutti, pure quei dritti di O.C.

Le canzoni di questo vostro primo disco sono in giro ormai da un bel po’: non siete stufi di parlarne, o di suonarle magari?
Adam: “Ti dico la verità: non siamo ancora stanchi di questo disco. Tutto ci sembra ancora nuovo, credo ci vorrà del tempo prima di stufarsi”.
Ted: “E poi le canzoni non sono mai le stesse: ogni sera, suonate di fronte a un pubblico diverso, prendono vita in forme differenti e inattese. Ultimamente stiamo aggiungendo qualche brano nuovo dal vivo, questo ci stimola molto”.
Molte band esordienti producono il primo album mettendo insieme brani scritti in periodi anche molto lontani tra loro: non c’è il rischio di perdere omogeneità?
A: “E’ vero che la prima versione del nostro disco è uscita in Svezia tre anni fa, ed è così lontano che quasi non me lo ricordo. Per cui questa nuova release, uscita in tutto il mondo, ci sembra un vero e proprio debutto”.
Avete dei brani nuovi in cantiere?
A:“Abbiamo già registrato qualcosa, appena avremo tempo di entrare in studio continueremo il lavoro sul nuovo album”.
Come sarà?
A:”Non saprei: alcune canzoni le stiamo già testando dal vivo. Abbiamo usato questa strategia già per qualche brano del primo album e ci siamo resi conto che funziona. Testiamo i pezzi on stage per arrivare in studio con la forma definitiva”.
E’ in uscita un vostro ep di remix: sono in atto altre contaminazioni con l’elettronica?
T:”E’ stato un bell’esperimento, divertente e condiviso con alcuni amici che hanno prodotto i remix. Sai, per il futuro non si può dire: non è detto che venga fuori qualcosa di intrigante”.
C’è un gran fermento ultimamente dalle vostre parti. Secondo voi, si può parlare di scena svedese, o almeno scandinava?
T:“Non credo esista una vera e propria scena svedese: non è come in Canada, dove c’è un vero gruppo di musicisti che si è trovato a lavorare per la stessa etichetta. Da noi, ognuno ha uno spazio proprio più definito, anche se c’è molta stima e rispetto. Cerchiamo sempre di seguire e di supportare ciò che fanno i nostri colleghi e amici”.
A:”Non credere che sia così facile sentirsi parte di una scena se non sei mai a casa: siamo sempre in tour, da anni in giro per il mondo”.
Bebban: “Questo viaggiare ci ha dato molta sicurezza: ora abbiamo una consapevolezza diversa e più matura dei nostri mezzi. Tornare a casa è sempre piacevole, siamo fieri e apprezzati, ma non siamo eroi nazionali: non siamo gli Abba!”
C’è un po’ di rivalità, anche non musicalmente, tra i vari paesi scandinavi?
T:”Musicalmente non credo: mi sembra ci sia un buon fermento nei nostri paesi. Pensa alla Norvegia, per esempio: stanno uscendo parecchie cose interessanti, stanno migliorando molto!”
B: “Ogni paese si è distinto, in passato, per un genere: chi per l’elettronica, chi per il metal, noi per il pop. Ora forse si stanno creando le basi per una varietà maggiore. Si pensa ci sia un gran rivalità tra di noi, ma non è così: amiamo tutti gli altri popoli scandinavi anche se siamo forse i più odiati. Peggio pure dei Finlandesi!”._MG_1678.jpg
Avete ricevuto una nomination come “best video of the year” ai Grammy svedesi: un bel colpo, no?
T: “E’ stato divertente, più che altro. Hanno vinto i Kent, una band che canta in svedese molto famosa nel nostro paese”.
E poi siete stati scelti anche per una compilation di O.C.
A: “Quella è una cosa che abbiamo seguito poco, non conosciamo bene la serie. Sappiamo che siamo sul disco, ma non ci interessa moltissimo”.
Forse in America questa cosa vi ha dato più notorietà.
A:”E’ un bene vivere in Svezia, lontani da tutto, dal glamour e dai gossip”.
Ciò che posso garantirvi, perché ne ho parlato coi Death Cab For Cutie (anche loro inclusi nella compilation), è che le scelte sono state veramente dettate dal gusto musicale della responsabile alle musiche del telefilm.
B:”Questa è un’ottima notizia! E poi credo che ultimamente ci sia più spazio per il rock indie, proprio dove prima regnava il pop mainstream, vedi spot pubblicitari e film”.
T: “Comparire in un telefilm non significa promuovere qualcosa, come una macchina o degli abiti: è molto più accettabile per noi”.
Sul vostro sito avete postato una specie di lista di ragioni per cui merita andare a suonare in un paese: in Germania, dite, per avere parecchio “dirty sex”. Cioè?
B:”Ci piace pensare a qualcosa di caratteristico da fare e da vedere in ogni posto dove andiamo, ma ci capita di parlare sempre e solo di cibo. Dovevamo trovare qualcosa di diverso, e quella è una cosa molto divertente!”
A:”In realtà in Germania non si fa che un gran parlare dei Mondiali di calcio. Non so, forse volevamo solo dire qualcosa di diverso, o forse avevamo quella cosa in testa e l’abbiamo scritta, così senza pensarci molto”.
Ma qualcuno potrebbe offendersi: gli Italiani, ad esempio.

T:”Hai ragione, sappiamo che voi siete grandi amanti, che avete donne bellissime: a volte dovremmo essere un po’ più diplomatici, ma non ci riusciamo”.
Avete citato il Mondiale di calcio in Germania: sapete, qui in Italia c’è un gran terremoto intorno al calcio, uno scandalo di proporzioni spaventose. La cosa buffa è che ho trovato un riferimento involontario a questa cosa, guardando il vostro video “The Comeback”, dove alcuni uomini, al piano di sotto mentre suonate, registrano quello che dite e che fate.
T:”Ti riferisci alle intercettazioni telefoniche, immagino? In effetti un paragone ci sta: il video vuol comunicare quella sensazione strana per cui ti accorgi che qualcuno vuol sapere qualcosa di te, della tua vita, però non ti ascolta quando canti”.
Ma cosa sapete di questo scandalo del calcio italiano?
T:”Abbiamo sentito qualcosa: c’entra la Juventus, vero?”
A:”Io sapevo che avevano avuto problemi con l’acquisto di Ibrahimovic, il nostro idolo svedese”.
In realtà è un po’ più grave la situazione: sono coinvolte molte squadre, alcuni arbitri, procuratori. Un giro di corruzione esagerato.
A:”Va beh, dai, l’Italia è famosa per la corruzione: non è mica il primo scandalo che viene fuori!?”
T:”La cosa particolare è che il mondo è pieno di corruzione, ovunque, ma solo qua in Italia finisce sempre tutto in prima pagina”.
Comunque questo rischia di essere il peggiore di sempre, nello sport almeno.
T:”So che sono coinvolti giocatori famosi anche in strani giri di scommesse, un portiere molto famoso, mi pare”.
Già, e non solo lui.
T:”Bisogna capirli, dai. In fondo non guadagnano molti soldi, poverini!”

Foto di Stefania Mapelli



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