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Fervono i preparativi per la nuova edizione del Sonar, festival elettronico per eccellenza che si tiene in Spagna ogni anno all’inzio dell’estate.
Quest’anno la tre giorni si svolgerà il 14, 15 e il 16 giugno.
L’anno scorso siamo stati media partner dell’evento come documentato ampiamente sulle pagine del giornale e del sito dalla nostra inviata Pippi Langstrumpf.
Per rientrare nel mood del festival di cui sarà annunciata presto la line up pubblichiamo due interviste (ai connazionali Retina.it e a Ryan Elliott e Bodycode, entrambi artisti dell’avanguardistica label americana Ghostly) che ci eravamo tenuti in serbo proprio per questo momento.
Intervista ai Retina.it (Lino Buono e Nicola Monaco) di Pippi Langstrumpf

PL: – Quale disco vi ha sconvolto la vita?
Lino: – Un 45 giri dei Kraftwerk nel lontano 77… avevo circa 12 anni. (NdLangstrumpf: Trans-Europe-Express)
Nicola: – Concordo sui Kraftwerk, ma aggiungerei anche Richard Kirk.
PL: – Come avete iniziato?
Lino: – Circa 12 anni fa. Era l’inizio dell’espansione dell’elettronica low cost: si correva alla ricerca di vecchi synth analogici che venivano barattati per poco perché non c’era ancora l’avvento del digitale. Negli anni ‘80 eravamo già appassionati di elettronica e ascoltavamo tantissima new wave… abbiamo seguito la scena nel corso degli anni e poi è arrivata l’onda acida e ebm dal Belgio come i Front 242, poi abbiamo seguito la scena inglese e lì ci siamo incontrati. Nicola è più giovane di me e ha un’esperienza come dj, io come selctor e ho fatto parte di band new wave. La prima si chiamava Vox Zema, come il prodotto per la barba!
PL: – Da dove viene il nome Retina?
Retina: – Ci piace giocare con le parole per ottenere nomi inconsueti che, visti dal nostro punto di vista, hanno un minimo di senso. All’inizio Retina veniva dalla retina vera e propria, è un nome legato alla tecnologia. Poi abbiamo scoperto che in America esiste un gruppo Ebm (di cui non avevamo la minima idea) che si chiama Retina e ci ha citati mediante gli avvocati. A quel punto abbiamo aggiunto un ‘.it’: Il disco ormai era già uscito ! Questo nome è legato anche al posto dove viviamo, una località che in antichità si chiamava Retina e ora Resina, individuabile con Ercolano. Di qui la crasi tra Retina e Marco Messina: i Resina, che si incontrano a metà strada tra Napoli e Pompei.
PL: – Come è nata la vostra collaborazione con Marco Messina?
Retina: – Una lunga amicizia. Marco è un dj e producer napoletano, membro dei 99 posse. Tutto è iniziato nel 2002, anche se ci conosciamo dagli anni ‘80. Dopo la nostra pubblicazione su Hefty abbiamo iniziato a lavorare inisieme in studio: insieme abbiamo creato il progetto Resina e la nostra label Mousikelab. Il progetto è andato avanti e ora abbiamo un piccolo catalogo, ma siamo molto soddisfatti. Di recente abbiamo prodotto gli Ether e il disco sta avendo buoni riscontri anche In italia, la cosa ci fa molto piacere.
PL: – Con quali artisti video collaborate?
Retina: – Lavoriamo con Matkinotek di Roma e con Claudio Sinatti di Milano. Con Claudio abbiamo creato un progetto, Mnelettritalis, che presentiamo durante i festival: una selezione di campioni di immagini da montare dal vivo in sincro con l’audio. La sintesi della performance è la frammentazione di immagini di documentari con temi religiosi, vulcani.
Per quanto riguarda Matkinotek, ci affidiamo al suo buon gusto, usa max/msp/jitter per produrre frattali, materiali astratti.
Collaboriamo anche con un vj e autore di short movie: Pierpaolo Patti. Insieme a lui lavoriamo su cortometraggi e installazioni.
PL: – Cos’è il Sonar per i Retina?
Retina: – Una meta! Anzi, direi una sfida!
PL: – Come è composto il vostro live show?
Retina: – Un Powerbook, Ableton live… lo usiamo da poco, prima ci portavamo un hard disc con 8 tracce separate e un sequencer… creavamo dei canovacci e per fare delle improvvisazioni. Ora cerchiamo di essere più precisi.
PL: – Cosa succede nel futuro prossimo dei Retina o Retina.it?
Retina: – Intendi nel futuro immediato?! Sta uscendo un mini ep per Hefty esclusivamente in digitale su Itunes. Inoltre John (NdLangstrumpf: art director dell’etichetta) ha deciso di raccogliere del nostro materiale che era uscito solo in vinile nel 2001: sarà ristampato con altre tracce inedite.
Intervista a Ryan Elliott e Bodycode di Pippi Langstrumpf

PL: – Qual è il disco che vi ha sconvolto la vita?
Ryan: – Tutti i dischi di Plastikman, G-man (LFO)… sono nato a Detroit, quindi non posso citare solo un disco: l’elenco è troppo lungo!
Bodycode: – I primi espirimenti acid, Larry Heard, le prime tecnologie utilizzate alla fine degli anni ‘80.
PL: – Come avete iniziato?
Ryan: – Sono cresciuto con la musica, anche se non avevo mai pensato di diventare un dj o un produttore. Durante l’università dividevo la casa con un ragazzo che aveva i giradischi: avevo 23 anni e ho iniziato così, quasi per caso.
Bodycode: – Io mi sono appassionato, ascoltando la Chicago house, quando vivevo ancora in Sudafrica. Ho iniziato a produrre musica e mi sono trasferito a Londra.
PL: – Come procede la vita familiare all’interno dell’autorevole Ghostly International?
Ryan: – Vuoi sapere la verità? Ci odiamo tutti.
Bodycode: – No, no è uno scherzo! Io sono un nuovo membro e poco tempo fa ho suonato al festival di Detroit con Mattew (Dear) e Ryan, è stato bellissimo… c’è un clima molto sereno.
Ryan: – E’ Sam Valenti IV la persona che dirige l’etichetta. Ma la sua nascita e la sua crescita sono un processo naturale… non so se mi spiego… il modo in cui siamo stati riuniti non è mai stato forzato: diciamo che ‘ci siamo trovati’ e, indipendentemente dalla musica, siamo davvero buoni amici.
PL: – Qualcuno di voi Ghostly sa che fine ha fatto la Phantom Records?
Ryan e Bodycode: – No! Che cos’è?!
Langstrumpf: – Un’etichetta italiana degli anni ‘70, con un logo come il vostro, che sparì nel nulla dieci anni dopo regalandoci perle new romantic made in italy. Un’artista italiana, Alice Cannavà, è sulle sue tracce…forse portano a Detroit?
Ryan: – E’ possibile! Sam ha una stanza solo per la sua collezione di dischi… non immagini quanti siano, magari possiede qualche Phantom!
PL: – Selezione o tecnica?
Ryan: – Selezione senza ombra di dubbio. E’ molto meglio ascoltare un dj con dei bei dischi che non sa mixare rispetto a uno che mixa bene delle schifezze. Comunque anche la tecnica è importantissima, specialmente per coinvolgere persone che altrimenti non ti presterebbero attenzione.
PL: – Cos’è il Sonar per voi?
Ryan: – Il Sonar è uno dei miei festival preferiti, è la seconda volta che ci vengo. Mattew Dear era venuto a suonare due anni fa e noi della Ghostly l’abbiamo accompagnato. Sono stato spesso in Europa ma non ho mai visto un altro festival su questa scala e pensato così bene al dettaglio. Sarebbe facile riempire le line up solo con i nomi di punta al momento, invece i produttori del Sonar fanno un sacco di ricerca in ogni campo. Siamo davvero onorati di essere stati invitati.
Bodycode: – E’ grandioso! Io ci vengo ogni anno, anche se questa è la prima volta che suono. E’ stupendo poter incontrare tutte queste persone in una volta, è davvero un’esperienza unica.
PL: – Come è composto il vostro live show?
Ryan: – due ipod, un mouse, cuffie, un’email
Bodycode: – due midi controllers, abletown live. Hey, a proposito di live… vengo a suonare a Genova a settembre!
PL: – Cosa succede nel futuro prossimo dei Ryan Elliott e Bodycode?
Ryan: – Ho appena fatto un remix per Spectral, anche se sono un dj, prima di tutto, e mi dedico prevalentemente a questo.
Bodycode: – anch’io ho delle nuove uscite su Spectral e un album, dopo l’estate, su Scape con un altro psudonimo: Portable. inoltre sto lavorando al prossimo album di Bodycode che uscirà il prossimo anno..
Ryan: – Tutto qui? solo tre album??!
Retina.it (foto press), Ryan Elliott e Bodycode (foto by Sean Michael)













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