Role Models

ROLE

Di David Wain. Wheeler (Seann William Scott, in arte Stifler) e Danny (Paul Rudd)sono due rappresentanti delle bibite energetiche Minotaur per la zona di L.A. Mentre al primo piace il suo lavoro, il secondo lo odia proprio, assumendo verso la vita in generale una propensione negativa che si ripercuote anche nel suo rapporto di coppia. A causa del loro comportamento indisciplinato sul lavoro, corrono il rischio di finire dietro le sbarre.
 Il giudice però ha dato loro la possibilità di scegliere: o la prigione o un centro di recupero per bambini in cui fare assistenza e volontariato. Ovviamente scelgono la soluzione B ritenendola la più semplice, ma dopo pochi giorni al centro, incominceranno a pensare che il carcere non sarebbe poi stato così male. Finalmente un film demenziale che ha quel livello di buon gusto tale da permettermi di recensirlo. Non è così facile oggigiorno trovare una pellicola che sia stupida al punto giusto, superando però la media da encefalogramma piatto della maggior parte delle commedie made in U.S.A. Role Models ci riesce attraverso un giochino stilistico, tanto azzeccato quanto semplice: non cerca di far ridere sempre e ovunque, rischiando dunque di non far ridere mai e per nessun motivo, ma distribuisce il divertimento in singole scene, che diventano quindi singole gag all’interno di un contenitore narrativo. Qualcuno di voi so che sta pensando che allora è una cavolata, un escamotage narrativo per nascondere la mancanza di un’idea vera che sostenga il film, che siccome il regista David Wain è lo stesso che ha realizzato una porcheria che bandirei da qualsiasi mercato come The Ten – I dieci comandamenti come non li avete mai visti bisogna eliminarlo prima che il disastro si ripeta, ma non è così. Il film gioca con una trama già vista, l’uomo adulto che per un caso fortuito reinventa la sua vita grazie all’aiuto del ragazzino disadattato di turno, ma lo fa attraverso uno humor politicamente scorretto e calcando su continui giochi linguistici (motivo per cui vi consiglio vivamente di vederlo in lingua, doppiato perde il 40% di tutto ciò di cui sto parlando). La storia quindi c’è, ma in questo caso, visto che non stiamo parlando di un film impegnato o che si vuole vestire di una qualsiasi veste autorale, anche se non l’avesse… chi se ne frega… fa ridere… e chi va a vedere questi film vuole ridere. Punto. Una delle cose apprezzabili, fra l’altro, è che le grasse risa arrivano soprattutto da quelle scene non colorate da una serie di scurrilità, che sembra siano d’obbligo in pellicole del genere, ma che invece ne abbassano solo il livello. Mitici i personaggi interpretati da Christopher Mintz_Plasse, nei panni del super nerd in versione medievale Augie Farks, e da Bobb’e J. Thompson, in quelli dell’irrequieto e scurrile Ronnie Shields. Bene… Il mio film stupido per il 2009 l’ho recensito, così ora torno a quei mattoni che mi piacciono tanto senza che nessuno possa puntarmi il dito contro dandomi della palla mortale.




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