Taxi To The Dark Side
Di Alex Gibney. Giunti nell’era di Obama, è finalmente arrivato il momento di lavare i panni sporchi. Alex Gibney è uno dei documentaristi più in gamba d’oggi, uno che non ha peli sulla lingua e che a differenza di Michael Moore non tenta di condirtela con la simpatia in modo da fartela digerire meglio. Anzi… Reduce da Eron – L’Economia Della Truffa e Gonzo: The Life and The Work of Dr. Hunter S. Thompson, di cui vi avevamo parlato un po’ di tempo fa e mai distribuito in Italia, ci propone questa volta un documentario crudo e impressionante sulle pratiche di tortura applicate dall’esercito U.S.A. in Afghanistan, Iraq e a Guantanamo.
Il film muove le fila dalla storia di un taxista afghano catturato dai soldati americani, condotto al centro di detenzione presso la base aerea di Bagram e da qui “condannato” a morte. Tutto questo accadeva nel 2002, ma la storia di Dilawar è solo una tra le tante, un escamotage narrativo per parlare dell’orrore e dei crimini commessi contro l’umanità. E’ tutto vero, oltre che essere il primo vero reportage contenente le immagini del campo di prigionia di Bagram. Non c’è molto da stare a parlare della qualità filmica, che comunque gode di un solido progetto e di una struttura adeguata alla resa finale, ma dell’importanza del film, che è una parte della raccolta intitolata Why Democracy?, serie di documentari girati in varie parti del mondo che affrontano, esaminandone gli aspetti, cosa voglia dire “Democrazia” oggi. Premiato come Miglior Documentario al Tribeca Film Festival, Taxi to The Dark Side esplora l’introduzione della tortura partendo proprio dalle argomentazioni messe in campo dal governo U.S.A. per giustificarne e farne approvare l’utilizzo, nonostante le Convenzioni di Ginevra (la prima, a cui già parteciparono gli U.S.A., fu del 1864) l’avessero completamente bandita. Non tralascia, di rimando e ovviamente, il ruolo fondamentale che l’amministrazione Bush giocò perversamente in tutto questo.














Loading... 

Lascia un commento: