A Dress For The Revolution

The stoning of Soraya M

Proprio nei giorni in cui le strade di Teheran sono ancora invase dalle contestazioni soffocate nel sangue per la legittimità dei risultati elettorali che porterebbero Ahmadinejad ancora alla presidenza iraniana e la cui immagine simbolo diventa quella di una ragazza di 27 anni, Neda, che muore uccisa dai miliziani mentre marcia col padre, nelle sale U.S.A. domani esce The Stoning of Soraya M. del regista Cyrus Nowrasteh. La pellicola drammatica, tratta dal bestseller del giornalista Freidoune Sahebjam, racconta la storia di una donna iraniana che viene condannata alla lapidazione dopo essere stata accusata ingiustamente d’adulterio. Niente è lasciato intendere, proprio per suscitare sgomento e rabbia: il tutto viene filmato nel suo rituale macabro, dall’imbavagliamento alla morte.

Dalla fiction alla vita. Quello che in questi giorni ci viene trasmesso dalle poche immagini che ci arrivano dall’Iran è di una forza vitale incredibile: le donne, quelle che lo stato vorrebbe segregate ai margini della società, sfilano e sono in tante a gridare che rivogliono la loro libertà. Questo messaggio ci viene già passato da tempo dal cinema, dal più famoso Persepolis (di Marjane Satrapi e Vincent Paronnaud) a Il Giorno in cui sono diventata Donna (di Marziyeh Meshkini), passando da quello che forse ci piace di più ricordare visto che non è mai arrivato dalle nostre parti nonostante sia uno dei migliori documentari sul tema mai realizzati: Football Under Cover di David Assmann e Ayat Najafi (presentato alla 58^ edizione della Berlinale). E questo solo per citarne alcuni.Due facce di una stessa medaglia. Per chi volesse approfondire il tema, visto che non posso dilettarmi in un saggio in questi spazi, dall’1 al 3 Luglio può fare un giro a Roma al Senza Frontiere Without Borders Film Festival, che dedicherà una sezione proprio al cinema iraniano affrontando questioni come la censura, grazie alla pellicola Head Wind di Mohammad Rasoulof, e la posizione femminile con il video Tooba dell’artista Shirin Neshat.




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