Risto Bimbiloski

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Foto Andrea Spotorno.

La Macedonia, mi ha raccontato Risto che ci è nato trentacinque anni fa, è un paese bellissimo, ma un po’ matto. I paesaggi sono mozzafiato, il temperamento meridionale e la politica corrotta. E’ una società matriarcale, dalle tradizioni radicate, in cui le donne imparano a lavorare a maglia fin dalla più tenera età e in cui “ti puoi sentire bizantino, ottomano, Tito, Nasser & Nehru”. Mi ha raccontato anche del “burek I yogurt”, dell’influenza turbofolk proveniente dai Balcani, dell’affascinante mix etnico, del social-comunismo progressista con cui è cresciuto e dei costumi tradizionali, caratterizzati da un mix d’influenze tra Est e Ovest. E proprio dell’incontro-scontro tra questi due mondi si nutrono le creazioni metropolitane di Risto, espressioni tangibili di un universo estetico consacrato a tale peculiare equilibrio: in esse l’artigianalità e le tecniche più tradizionali della lavorazione a maglia macedone sono combinate al design ultra moderno e sofisticato di stampo occidentale. Oggi Risto vive a Parigi, lavora da Louis Vuitton e dirige la sua label personale: un family business nato qualche anno fa come piccolo laboratorio artigianale e la cui produzione è tutt’ora mandata avanti da mamma Bimbiloski in Macedonia..

Ciao Risto, come stai?
Tutto bene. In realtà mi sento molto “da venerdì” anche se è mercoledì.

Dove ti trovi?
Sono alla mia scrivania da Louis Vuitton.

Wow! Che fai?
Sto bevendo il caffè del dopo pranzo e dò un’occhiata qua e là ai blog su internet.

Hai già menzionato Louis Vuitton… ma vorrei fare un passo indietro prima e vorrei che ti presentassi e ci dicessi qualcosa di te:
Adesso abito a Parigi, dove mi sono trasferito 15 anni fa. Sono nato in Macedonia, in una bella città, Ohrid, vicina a un bellissimo lago.

Che bello…
Nel periodo della mia infanzia e dell’adolescenza Ohrid era un paese con un’interessantissima scena musicale, un mix etnico davvero affascinante e un social-comunismo progressista. Naturalmente tutto questo ha influito molto sulla mia formazione e sul mio modo di essere.

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Com’è avvenuto il tuo primo approccio alla moda?
Me lo ricordo ancora benissimo… anche se in realtà all’inizio volevo lavorare per la NASA ed ero un ragazzino ossessionato dai videogiochi! Mio padre era un agente di commercio per una compagnia tessile e mia madre mi chiedeva consigli giornalieri sui suoi outfit. Poi è arrivato “1991: The Year Punk Broke” (pellicola del 1992 diretta da Dave Markey che documenta una serie di tour europei tenuti nel 1991 da band come i Sonic Youth e i Nirvana – N.d.r.), e io ho iniziato a disegnare vestiti.

Quindi avevi diciassette anni quando hai capito che volevi diventare un designer… e come sei arrivato da Ohrid a Parigi?
Ho conosciuto una coppia francese che frenquentava la scuola di moda a Parigi. Diedero un’occhiata al mio portfolio da principiante e mi incoraggiarono a provare ad entrare nella loro scuola. L’anno dopo andai a Parigi per la prima volta e riuscii ad entrare alla “Duperre”, una scuola d’arte nazionale. Era una scuola divertente, un po’ grunge e quasi “anti-fashion”. Sembrava più che altro un parco giochi dove fumarsi gran canne. Dopo un ciclo di tre anni, con la guida del nostro mentore Pierre Hardy, lasciai la scuola per diventare assistente di Thierry Mugler e Jean Colonna. Quindi passai tre anni a fare freelance nella campo della direzione artistica, lavorando a progetti di moda e musicali.

Quando e come è nato il tuo brand? Raccontaci la storia!
Ho presentato la mia prima collezione al tredicesimo Festival d’Hyeres nel 1998. Mio fratello Alek, che vive a New York, mi suggerì di commercializzare alcuni dei miei pezzi: da allora abbiamo lavorato insieme allo sviluppo del brand. Poco dopo, ho scoperto le grandi possibilità e abilità nel settore della lavorazione a maglia in Macedonia, così abbiamo iniziato a organizzare un atelier artigianale. A quel punto abbiamo messo su una nostra casa di produzione diretta da mia madre sempre in Macedonia.

Quindi si tratta di un vero e proprio “family business”! Grande! Quante persone lavorano con te?
Adesso abbiamo circa 100 dipendenti che lavorano sulla collezione. Molti di loro mi hanno seguito fin dall’inizio, quindi abbiamo condiviso un sacco di alti e bassi in questa esperienza e abbiamo molto in comune.

Descrivi una tipica giornata lavorativa nel tuo studio:
Potrei facilmente descrivere un giorno di lavoro alla scrivania di Louis Vuitton, ma non altrettanto facilmente per il mio brand perché non è una cosa così frequente che io mi dedichi a quello integralmente. Durante la giornata collaboro con il mio assistente che segue la collezione in modo indipendente: io mi limito a fare avanti e indietro. Magari facciamo un aperitivo per ricapitolare il tutto e spesso continuiamo la notte con le conferenze su Skype tra Parigi, New York e la Macedonia. Vivo a Parigi, lavoro con fornitori italiani, il mio ragazzo vive a Milano, produco in Macedonia e presento la collezione a NY!!

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Mamma mia! Praticamente sei una mina vagante! Con tutti questi impegni, come si è sviluppato il tuo brand nel corso degli anni?
All’inizio era un laboratorio per la mia creatività personale. Le collezioni erano sporadiche e un po’ caotiche. Ma da una stagione all’altra ha cominciato ad essere un lavoro vero, più concentrato e maturo. Adesso mi piace lavorare a una collezione in termini di stile piuttosto che limitatamente ai capi d’abbigliamento.

Descrivimi la tua estetica:
“Acid elegance”.

In che modo le tue origini macedoni influenzano la tua concezione estetica? Stai cercando di raggiungere e trasmettere una specie di equilibrio tra Est e Ovest?
Mi lascio decisamente influenzare da questo incontro-scontro tra Est e Ovest. La Macedonia è adesso per me un posto familiare e allo stesso tempo “nuovo” così come Parigi, quindi mi piace ri-scoprirla. Sono sicuro che le mie origini diano una piega personale al guardaroba metropolitano a cui sto lavorando.

Raccontami qualcosa sul tuo paese d’origine e sulle sue donne:
È un paese bello, ma matto. Paesaggi mozzafiato, temperamento meridionale e politica corrotta. Ti puoi sentire bizantino, ottomano, Tito, Nasser & Nehru, e tutto questo è mischiato alla crescente influenza turbofolk proveniente dai Balcani.

E la moda com’è in Macedonia? Mi incuriosisce sapere qualcosa dei costumi tradizionali e delle usanze, ma anche della situazione attuale e delle avanguardie estetiche in questo campo….
Il costume tradizionale macedone si può definire un vero e proprio tesoro. Lo adoro per il mix di influenze che noti nei diversi indumenti: tra Est e Ovest. Esplosioni di colori, tecniche e volumi con una nota erotica subliminale. Esattamente tutto ciò che applico al mio lavoro.

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Ci sono alcuni designer emergenti, scuole di moda o trend emergenti tra i giovani?
Ho visto recentemente una sfilata di una scuola privata macedone e sono rimasto piacevolmente colpito dal risultato. Conosco anche un paio di macedoni che lavorano con successo nella moda, quindi forse è un suolo fertile per i talenti della moda.

La tua famiglia vive ancora in Macedonia: vai spesso a trovarli? Cosa ti piace fare quando torni a casa?
Mi piace molto andarci, stare un po’ con la mia famiglia e darci dentro senza pudore con la cucina di mia madre. È una grande cuoca, tanto che organizza anche il catering per i nostri clienti in showroom.

Qual è il tuo tipico piatto macedone preferito?
Burek I yogurt.

Non l’ho mi mangiato ma mi viene l’acquolina… E la tua pietanza occidentale preferita?
Cheeseburger.

Adoro. C’è qualcosa di tradizionale del tuo paese d’origine che ami particolarmente?
Il vestito con cui è stata seppellita mia nonna… purtroppo però non lo posso più vedere.

E tra le usanze occidentali?
L’intimo da uomo.

Cosa non ti piace del tuo paese d’origine?
I costumi corrotti.

E di Parigi?
La burocrazia.

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Tornando al tuo lavoro, il tuo talento è stato notato da Louis Vuitton e nel 2006 hai iniziato una collaborazione con questo importantissimo brand… raccontami un po’!
Fui scelto per disegnare la collezione di maglieria e jersey da uomo. Era un periodo in cui ero messo malissimo economicamente, i cacciatori di teste non riuscivano a trovarmi una posizione adatta e non sapevo come andare avanti. È stato incredibile ricevere una telefonata dalle risorse umane di Louis Vuitton che volevano propormi un lavoro! Ovviamente mi sono organizzato in modo da continuare a gestire il mio brand ufficialmente.

Cos’è l’avanguardia per Risto Bimbiloski?
Qualcosa che Jeremy Scott ha proclamato alla fine degli anni ’90?

Quanto è importante il lavoro a maglia all’interno della tua collezione?
Direi che è il suo carattere distintivo.

Descrivi la donna Risto Bimbiloski.
Preferisco non immaginare donne a cui vadano bene i miei abiti ma che i miei abiti vadano bene ad alcune donne. Vorrei che ci fosse libertà nella classificazione del tipo di donna (o di uomo) a cui possano piacere le mie creazioni. Ma sicuramente devono avere un certo budget per possederle…

Se potessi avere qualsiasi modella per le tue creazioni, chi sceglieresti? Hai una musa?
Recentemente sono fissato con Rita Levi Montalcini. Credo che starebbe benissimo con il mio “caftano cosmico”!

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Ahahah, geniale! Visto che non so esattamente che cosa sia il “caftano cosmico” parlami un po’ della collezione “Hypernova” per la PE09: da dove hai tratto ispirazione?
Dal fenomeno ipotetico delle Hypernova: stelle enormi che collassano in un buco nero. Poi mi sono mosso in una direzione su cui voglio ancora lavorare: creare qualcosa di pericoloso e bello.

Le foto della collezione sono state scattate da Andrea Spotorno con una modella d’eccezione: la nostra, a questo punto comune, amica Roxane, Pr director di Acne Jeans. Lei è assolutamente favolosa e Spotorno molto bravo. Come hai realizzato tutto questo?
Come hai detto tu, sono stato e sono tutt’ora affascinato da Roxane. È una donna molto elegante e magnetica. Venne per le vacanze estive a casa mia in Macedonia e lì decidemmo che avrebbe curato lo styling del lookbook. Mi presentò Andrea, che ammiravo molto come fotografo. Alla fine io e lui ritenemmo che non ci sarebbe stata modella migliore di Roxane. Il risultato è bellissimo.

Sì… E per quanto riguarda “Hunter”, la collezione per l’autunno-inverno 2009 cosa mi dici?
L’intera idea dietro la collezione è la caccia: sociale, animale o tradizionale. Volevo lavorare su un guardaroba per una ragazza a cui piace “cacciare”, quindi lo scenario ideale mi è sembrato quello del nightclubbing.

E per le foto del lookbook a cosa hai pensato?
Quando ho deciso di andare a New York per presentare la collezione alla stampa americana ho pensato al mio fotografo preferito che vive lì: Marcelo Krasilcic. Ho preso un caffè con lui e ha accettato. Poi David Vandewal si è unito al progetto come stylist e abbiamo scattato. Ancora una volta un buon risultato e visto che non organizzo ancora sfilate per mostrare le mie collezioni, il lookbook è un mezzo di comunicazione molto importante per me, quindi ad esso mi piace lavorare con gente di talento.

Mi sembra giusto! Dove è venduta la tua collezione?
Molto negli Stati Uniti: da Opening Ceremony, Bergdorf Goodman, Bird… E poi in Asia e Australia. Ma in Europa è ancora un pò difficile trovarla. Specialmente in Italia: non è ancora disponibile…

Peccato, speriamo che questa intervista serva a rimediare a questa lacuna. A te piace fare shopping?
Devo ammettere che detesto lo shopping.

Noooooo!!??
Sì, ho pazienza solo per l’intimo, i calzini e le scarpe.

Ma non hai nemmeno un negozio preferito a Parigi, anche al di là di quelli di moda?
Sì adoro Julhes, il mio negozio di formaggi e vino preferito. Penso di essere diventato un po’ francesino…

Beh, i vini e i formaggi francesi sono il massimo….Che musica stai ascoltando ultimamente?
Durante la creazione della collezione “Hypernova”, ho scoperto Glass Candy e mi sono totalmente innamorato di lei. Ha una piccola stupenda etichetta che si chiama “Italians do it better”. Producono anche Chromatics. Durante il making della collezione “Hunter” ho ascoltato jazz in una radio mono davvero cheap. E poi ho dei classici che ascolto continuamente: Can, Sonic Youth, Pixies e Roxy Music.

Ahhh i Roxy Music sono la mia passione… Se invece potessi tornare indietro nel tempo e vivere un particolare momento della storia della moda, quale sarebbe?
“Le Palace” negli anni ’80.

E tra i designers di oggi chi ammiri?
Un bel po’ di gente, ma se vuoi i nomi ti darò solo le iniziali: AA, MM, MJ…

Martin Margiela, Marc Jacobs, AA? Misterioso! Cosa ti sarebbe piaciuto fare se non fossi diventato un designer?
Mi sarebbe piaciuto da morire fare lo scrittore, per viaggiare e lavorare allo stesso tempo.

Qual è la prima cosa che fai al mattino quando ti svegli?
Salto con la corda.

Ammazza, che voglia! Dimmi qualcosa di cui ti vergogni:
Non ci penso neanche!

Cosa ti fa arrabbiare (a parte le domande indiscrete)?
Discorsi ostinati da ubriachi che non condivido.

Anche a me… oddio ma dobbiamo diventare migliori amici!
Potremmo andare a prenderci un caffè se passi da Parigi…

Volentieri! Che piani hai per il futuro?
Sfilare a New York a Settembre.

In bocca al lupo!

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