Sonar 2009: Mike Slott
Intervista di Gaetano Scippa.
Foto di Sean Michael Beolchini.
L’eredità di J Dilla fa proseliti ovunque, da Madlib a Dabrye fino all’esplosione di Flying Lotus.
Ma nell’underground wonky-hop sono pronti ad emergere altri talenti, e Mike Slott è uno di questi.
Quanti anni hai?
28.
Da dove vieni?
Harlem, NY, dopo aver vissuto a Glasgow, ma sono originario di Dublino.
Perché ti sei trasferito a NY?
Ne sono sempre stato affascinato per le opportunità musicali. Io stesso sono per metà americano, quindi per me è piuttosto semplice fare avanti e indietro tra gli Usa e l’Europa.
Cosa ricordi delle città in cui sei vissuto?
Sono soprattutto legato a Glasgow, dove sono cresciuto musicalmente insieme a un gruppo di persone dell’accademia di Arte. Con loro, dai primi anni del 2000 a oggi, ho condiviso idee e nottate memorabili.
Puoi citarne qualcuno?
Dom Sum (Dominic Flannigan, ndr), Hudson Mohawke e Rustie. Il collettivo LuckyMe, che dal 2007 è una label, è nato da questo gruppo di amici con l’idea di produrre dischi su varie etichette, fare progetti di design e organizzare party nei migliori club della città.
Com’è cominciata la tua carriera?
A 10 anni smanettavo in casa con tastiera e computer. Mio cugino, che negli anni ‘90 era un producer hip hop famoso in Uk (usciva per la Talkin Loud), mi portava dischi da Londra e mi insegnava i trucchi del mestiere, appassionandomi all’hip hop e al djing. Ora ho preso una direzione un po’ diversa, ma il mio background è certamente hip hop.
Cosa mi dici del jazz?
Beh, anche quello. Mio padre era un musicista jazz ed è stato uno dei primi a pubblicare un disco di jazz moderno in Irlanda verso la fine degli anni ‘70.
Com’è nata la collaborazione con Hudson Mohawke per Heralds of Change?
Ci siamo conosciuti una sera a Glasgow e da allora abbiamo iniziato a scambiarci musica. Perché non fare un disco insieme? Così abbiamo pubblicato quattro EP e vari remix col nome HoC.
Cosa pensi del fatto che Flying Lotus abbia aperto la strada a molti produttori finora sconosciuti?
E’ anche grazie a gente come lui, Hudson Mo e Rustie, che altri artisti stanno diventando popolari.
Un producer molto valido sul fronte beat secondo me ora è Dorian Concept. Gente dall’approccio aperto, non rinchiusa solo nell’hip hop, nell’elettronica, nel jazz o nel dubstep.
Che legami hai con la scena californiana?
A parte FlyLo, conosco Gaslamp Killer, Samiyam e altri ragazzi di San Francisco, con cui ho suonato per vari show, da Brainfeeder a Low End Theory. La cosa più bella è l’amicizia che ci lega: ci siamo conosciuti 3 anni fa e anche se per lavoro viviamo in città lontane siamo felici di ritrovarci, come ieri qui a Barcellona.
A cosa stai lavorando adesso?
Un EP per LuckyMe e un 12” con Martyn per All City records, in uscita a settembre. Nei prossimi mesi vorrei pubblicare un altro HoC e terminare il mio primo album.














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