Alessio Ascari

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Intervista di Marco Velardi. Foto di Piotr Niepsuj.
Nel panorama internazionale dell’editoria indipendente, intesa come riviste e periodici, si pensa poco all’Italia, ma da qualche anno c’è in giro Alessio Ascari, che prima con Mousse, e ora con Kaleidoscope, sta rivoluzionando il panorama cartaceo di questo paese e anche d’Europa. Kaleidoscope è solo al terzo numero ma è già sulla bocca di tutti, siamo andati a chiedere ad Alessio come mai.


Da quanto esiste Kaleidoscope. Quali sono state le motivazioni iniziali?
Kaleidoscope esiste solo da qualche mese, da marzo 2009. Alla base di questo nuovo progetto c’è l’idea di una “rivista espansa”. Era da tempo che io e i miei collaboratori pensavamo a come oggi una rivista abbia senso se non si limita ad agire solamente sulla carta stampata, sul “printed matter”, e quindi abbiamo dato vita a una piattaforma versatile, fatta di più anime e più obiettivi.
Nello specifico, Kaleidoscope ha principalmente tre tentacoli: il primo è un magazine gratuito di arte contemporanea e non solo, il primo ad essere distribuito in tutta Europa; il secondo è lo spazio espositivo a Milano, dotato anche di un bookshop specializzato in riviste internazionali; il terzo tentacolo è quello della casa editrice, intesa in senso più classico e dedicata alla produzione di libri, cataloghi ed edizioni.

Quanti numeri di Kaleidoscope hai pubblicato finora?
Tre. Il quarto esce a inizio novembre.

Da qui a selezionare gli artisti e collaboratori con cui lavori, qual è il tuo criterio di scelta?
Naturalmente la sintonia con il nostro progetto (possiamo dire l’attitudine kaleidoscopica?). E poi c’è una cosa che non sarebbe male definire autorevolezza: per ogni contenuto ci ingegniamo per individuare il collaboratore di riferimento più preparato ed esperto.

Se ti chiedo di darmi una definizione di editoria indipendente?
Si è indipendenti quando si è “piccoli ma incazzati”. Noi lo siamo.

Ti occupi di altro oltre a Kaleidoscope?
Kaleidoscope occupa almeno l’80% della mia vita, e credo sia lo stesso per ogni piccolo editore che si dedica al proprio progetto con passione, mettendo da parte le divisioni tra “vita-lavoro” e “giorno-notte”. A volte mi capita di scrivere qua e là per riviste e cataloghi e di dedicarmi a progetti curatoriali e mostre.

Del futuro dell’editoria cosa ne pensi?
Il futuro è adesso.

Un libro che consiglieresti?
The Paris Review, una magnifica collezione di interviste a scrittori e protagonisti dell’universo letterario, tutte tratte dall’omonima rivista americana (ne usciranno 8 volumi).

www.thekaleidoscope.eu




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