Pop corn – week 17

La Prima Linea

Essendo a Torino a fare una maratona cinematografica mica da ridere, sono rimasta un po’ indietro con le uscite in sala del weekend, quindi questo non sarà un vero e proprio Pop corn, ma una review singola (non abbiatemene male, ma con gli occhi duri come sassi, causa esposizione prolungata al grande schermo, è già tanto che trovi la voglia di scrivere ste due righe prima di andare a dormire… Quindi sì, del film di Coppola vi parlo in futuro).

Comunque, dopo aver portato la giustificazione, è il momento di spendere due parole sul film con cui il mondo si è iniziato a incazzare già dall’inizio delle riprese, tanto da farlo diventare un caso (immotivato) di discussione giornalistico-politica: sto parlando di La Prima Linea di Renato De Maria. Un po’ di storia: il film inizia a Rovigo, il 3 Gennaio 1982. Sergio (Scamarcio) è il giovane fondatore del gruppo di militanza Prima Linea, attiva per tutti gli anni ‘60 e ‘70, poi sparita nel decennio successivo. E’ il giorno in cui il giovane deve riuscire a far evadere Susanna (Mezzogiorno), compagna d’ideali e di vita, dal carcere. Nel percorso che lo separa dal nascondiglio alla prigione, accompagnato da un manipolo scelto di ex combattenti adatti all’operazione, Sergio ripercorre la sua storia all’interno del movimento di sinistra, dagli esordi studenteschi alla nascita dell’amore con Susanna, dalla trasformazione del gruppo da politico a terroristico (avendo optato per la lotta armata), fino alla comprensione che tutta la sua vita si è basata su una semplice utopia.
Iniziamo dalle cose positive così almeno non mi si dice che sono una acida: il risultato filmico non è da prodotto che potrebbe andare in prima serata su Rai1 come fiction… guardate che non era così scontato e per questo va sottolineato. Nonostante questo la regia non è che dimostri un estro particolare, un tipo di narrazione caratterizzante, ma a volte piuttosto che fare delle porcherie io apprezzo chi “fa bene i compiti senza provare a fare l’originale”. Lodevole invece la sceneggiatura, il cui soggetto è stato scritto dallo stesso Sergio Segio, per voi essere sviluppato da Sandro Petraglia insieme a Ivan Cotroneo e Fidel Signorile. Veniamo dunque alle polemiche, che puntano il dito sul fatto che il film tenda ad eroicizzare dei “terroristi”. Boh… cioè… io mi chiedo se sta gente abbia mai visto Romanzo Criminale…. non capisco perché queste polemiche vengano fuori solo ora (quelli di Placido erano figaz paura miticizzati!) … Anzi, in verità mi chiedo perché vengano fuori per questo film, visto che De Maria non è che sia così accomodante sul tema terrorismo (per dirne uno, la rappresentazione del delitto Alessandrini, di cui viene fatto dire dagli stessi esecutori che la motivazione è blanda e per questo non condivisa da tutti nel gruppo, da compiere perché ormai non si riescono più a togliere dalla spirale di sangue in cui sono caduti e che vedono come unica soluzione. Alessandrini viene rappresentato in tutta la sua autenticità di vita: un padre che accompagna a scuola suo figlio, mai in modo diverso. Senza pietosismi, ma è ovvio che non si prova simpatia per i protagonisti). La critica è forte ed estensibile al pensiero comune (politico soprattutto, ma non solo), alla stupidità di chi capisce che sta sbagliando, ma continua a sbagliare perché ormai ha preso una posizione, più importante della propria vita, dei propri affetti.
Per tirare le somme visto che mi sto sdraiando dormiente sulla scrivania: non un filmone, ma un caso di mosca “grigia” (non esagererei dicendo bianca) nel panorama cinematografico italiano di quest’anno (soprattutto visto che recita Scamarcio… si salvi chi può!!!), con una buona narrazione – la regia un po’ meno – e soprattutto… non è filo-terrorsmo!!! RONF.




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