Zoe Cassavetes
Intervista di Valentina Barzaghi.
Foto ©2009 SoFilles Productions / Montpensier Film.
Come si riesce a fare una intro esaustiva e concentrata su Zoe Cassavetes? Zoe è cinema a 360°. Regista indipendente che spazia dalla tv, con la fortunata serie “Hi Octane” realizzata in collaborazione con l’amica Sofia Coppola, al cinema, con il romantico e intimo “Broken English”. E se il cognome non vi dicesse nulla, ripassiamo un po’: Zoe è figlia del celebre regista John Cassavetes e dell’attrice Gena Rowlands, nonché sorella di Nick e Alexandra. Insomma, un’altra famiglia caposaldo del cinema made in U.S.A. Usata già in giovane età come attrice per alcune pellicole degli amici di papà, finisce per capire che la recitazione non fa per lei e quindi cambia prospettiva spostandosi dietro alla macchina da presa. E da qui l’ascesa… Zoe si distanzia dal resto della famiglia per stile, con una delicatezza e sensibilità, che sono più tipiche del cinema europeo. Non ci stupisce scoprire quindi che ora vive a Parigi e ci piace pensare che una fetta della sua avventura verso la capitale francese ce l’abbia raccontata proprio in “Broken English”, da noi mai distribuito. L’abbiamo contattata durante una pausa di lavoro dalla sua ultima fatica, di cui però si proibisce di parlare perché dice che porta rogna… non ci rimane che aspettare.
Ciao Zoe! Piacere di conoscerti… Come stai?
Ciao! Sto molto bene, grazie per avermelo chiesto!
Ti trovo in un periodo di relax o sei già sotto pressione con il lavoro?
Guarda, sono appena uscita da un periodo lungo e rilassante di vacanza che ho trascorso tra la campagna italiana e quella francese. Ho lavorato così tanto in questi anni, che sentivo proprio il bisogno di prendermi una pausa abbastanza lunga. Ma, già ora sto lavorando ad un altro script, quindi…
Lo so che non è molto educato da chiedere a una signora, ma… quanti anni hai?
Ho 39 anni e non mi dispiace che tu me lo chieda perché penso davvero che sia fantastico. Per una cosa su tutte: conosco meglio me stessa.
La prima cosa che hai pensato quando ti sei alzata stamattina?
Che cavolo di ore sono?
Descriviti usando tre aggettivi.
Oh, è difficile… a dire il vero non sono molto brava in questo tipo di cose. Qualsiasi cosa dico mi farebbe comunque sentire troppo piena di me.
Ti ricordi la prima volta che sei stata su un set?
Veramente no, ma sai, sia mamma che papà hanno realizzato davvero tantissimi film tra le mura di casa nostra, quindi è come se fossi cresciuta in un set.
Ma quindi, hai dovuto frequentare anche una scuola o ti è bastato “vivere in famiglia” per imparare i fondamentali per diventare una buona regista?
Mi sono sempre sentita a mio agio su un set perché è qui che sono stata allevata, ma anche oggi credo comunque di avere ancora tantissimo da imparare. Quando ero più giovane ho girato un sacco di scuole perché il mio intento era quello di diventare un’attrice, ma poi ho capito che non ero tanto brava e quindi ho lasciato perdere. E così mi sono messa nel posto che trovavo più confortevole, ovvero dietro alla telecamera. Ho lavorato prima come assistente di produzione e poi come aiuto regista. Entrambe le esperienze mi hanno davvero aiutato a diventare la regista che sono ora e spero, una buona regista.
Mi hai parlato di “buona regista”, ma vorrei capire cosa intendi. Cosa deve avere secondo te un regista per essere ritenuto valido?
Beh, innanzitutto un buon regista deve avere una propria e specifica visione, ma deve anche essere aperto a collaborazioni. Personalmente credo che sia importante innanzitutto avere un buon feeling non solo con gli attori, ma anche con il resto del gruppo, soprattutto con il resto della troupe.
Scusa la domanda, non vorrei essere indiscreta, ma non hai mai avuto paura di essere considerata sempre e solo “la figlia di tuo papà”? Quali sono – se ce ne sono state – le difficoltà che hai dovuto affrontare?
Nel bene e nel male, io sono figlia di mio padre. Non lo posso negare e sono davvero orgogliosa di questa grossa eredità. Diciamo che subisco già molto stress derivante dalla mia arte, che se dovessi anche preoccuparmi di valutare di essere brava tanto quanto mio padre sarebbe finita. Io sono io, con il mio modo di pensare e la mia visione della vita; ci tengo a condividere tutto ciò. Mi ritengo molto fortunata di appartenere a una famiglia che mi ha sempre incoraggiata a scrivere, a immaginarmi storie e far emergere sentimenti, sensazioni. Se ci pensi bene, comunque, a tutte le persone succede di trovarsi da sempre all’interno di un business familiare.
Qual è il più bel ricordo che hai di tuo padre sul set?
John era un grande leader. Aveva una gioia infinita per quello che faceva. Amava “condurre” il set e trovava il contributo di qualsiasi persona fondamentale. Era un grande in quello che faceva, ma riusciva anche ad essere un uomo molto divertente e premuroso. Mi piaceva davvero moltissimo guardarlo lavorare ed ero estasiata nel vedere cosa riusciva a creare con gli attori in quei momenti.
E invece che tipo di regista sei tu sul set?
Amo girare. Amo quel legame che si crea durante le riprese. C’è molto più entusiasmo a lavorare con le persone e con le loro idee. Così mi trovo sempre ad avere un mood allegro. Non sopporto le persone che urlano, è qualcosa che non potrei tollerare su un set perché sono convinta che non ne uscirebbe nulla di buono da un lavoro fatto in questo modo. Adoro anche vedere gli attori in azione. Quando scrivi una cosa te la immagini in un determinato modo, ma gli attori poi apportano sempre qualcosa di nuovo e innovativo nella resa finale.
Quando non sei sul set cosa ti piace fare?
Le persone generalmente sono convinte che quando le riprese sul set sono ultimate, sia ultimato anche il lavoro da fare per il film, ma invece c’è ancora davvero un sacco di roba prima di chiudere. E tutta la parte che inizia da qui mi piace moltissimo: sto parlando della post produzione.
No, ok… ma dicevo nel tuo tempo libero, fuori dal lavoro.
Ma guarda, solitamente scrivo, cerco di pensare al prossimo film che voglio realizzare. Scrivere richiede molto tempo. Oltre a questo mi piace anche fare fotografie e collaborare ad altri piccoli progetti. E’ un bene tenere sempre ben accordati i propri strumenti.
Avrei un sacco di domande da farti, molte sulla tua vita in famiglia, ma non vorrei tediarti troppo e quindi proverò a restringere il campo a una sola. Mi racconteresti qualcosa sulla routine familiare di casa Cassavetes? Sai, tipo quelle leggende che ci si immagina da fuori, come la consuetudine di un pranzo domenicale insieme ad un altro grande regista che veniva a trovare tuo padre…
Oh mamma, non saprei davvero da dove iniziare, ma a dire il vero preferisco non rispondere a questa domanda perché vorrei che il vissuto della mia famiglia e mio con mio padre, rimanessero qualcosa di conosciuto solo alle persone che lo hanno vissuto. Prendila come una mossa di gelosia. Inoltre, capisco che per qualsiasi amante di cinema al mondo la mia situazione familiare, con tanto di amici illustri, possa sembrare un sogno, ma io non l’ho mai sentita così. Per me era semplice e normale vita.
Capisco e perdona l’insistenza, ma ci sarà stata una persona che hai incontrato nella tua vita di tutti i giorni come io posso incontrare il collega d’ufficio di mia mamma, e che ti ha affascinato molto…
Quello sì. Direi Peter Falk, anche perché adoravo la serie Colombo. Lui e sua moglie Shera volevano sempre giocare con me quando ero piccola.
Ok. Sono soddisfatta e passo ad altro argomento. Parliamo un po’ del tuo film più famoso, Broken English. Da cosa hai preso spunto per la trama?
Mi ero accorta che un sacco di donne soffrivano perché non riuscivano a trovare “l’amore”. Ma avevo notato che molte di esse stavano percorrendo la strada più sbagliata per arrivare a ciò che desideravano perché erano arrivate al punto di considerare questa, come l’unica cosa che importava davvero al mondo, quando invece avevano un sacco di altri aspetti più importanti nelle loro vite che avrebbero potuto perseguire. Inoltre, quando a queste donne capitava di avere davvero tra le mani ciò che volevano, non sapevano cosa farci, come comportarsi e come gestire la situazione. Ed ecco il tutto…
Tua mamma è un’attrice famosa, come tua nonna, tua sorella, tuo fratello… Forse è per questo che nel film il personaggio di Nora è ossessionato dagli attori, con cui continua ad avere rapporti fallimentari? E tu?
Penso che chiunque, in un certo qual modo, sia ossessionato dagli attori. D’altronde sono coloro che creano fantasie, fingendo di essere qualcun altro. Tuttavia sono figure che ci sono familiari e, avendo un rapporto di coppia con qualcuno di loro, bisogna comunque tener presente che nemmeno loro conoscono noi, con tutte le accezioni sottese del caso. Per quanto riguarda il film non credo che quella di Nora sia una vera e propria ossessione per gli attori, in fondo ne conoscerà bene solo uno.
Nora è una donna abbastanza insicura, influenzata dal fatto che senza un uomo non possa essere davvero felice. Quanto c’è di autobiografico in lei?
Uso un sacco di me stessa per le mie storie, più che altro per come mi relaziono ad esse attraverso le situazioni che vivo, ma non posso spiegare a nessuno come avviene questo meccanismo. La magia sta proprio in questo e non è possibile trasmetterla a qualcuno.
C’è qualche situazione che tu definiresti vietata per un primo appuntamento? Tipo, secondo me il ristorante è out, perché sei imbarazzato e non ti godi la cena…
Oh mamma, non ne ho la minima idea. Non ci avevo mai pensato a questa cosa… Comunque sto insieme alla stessa persona da talmente tanto che non saprei dirti… E anche prima, non è che sia mai stata una da tanti appuntamenti, quindi non sono molto adatta a suggerimenti…
Mmmhhh… Ok, ma ti ricordi la tua prima cotta?
Direi di no purtroppo.
Hai una tua personale idea romantica di rapporto?
Sono arrivata alla conclusione che questo non si possa definire. Probabilmente saprò rispondere a questa domanda solo quando avrò novant’anni. Inoltre credo che le persone, nel mio caso le donne, siano troppo fossilizzate sull’idea di “uomo ideale”.
Su questo mi trovi d’accordo… ma ti è mai capitato di vivere una relazione da favola come quella del film?
Sì certo. La gran parte di quello che sto vivendo ora era come mi immaginavo sarebbe dovuta essere la storia mentre lavoravo al film.
Ok, ho finito di farmi gli affari tuoi in campo sentimentale. Tornando al film e ad altri tuoi lavori: sono tutti accomunati dalla presenza stabile di Parigi come sfondo…
A proposito di quello che mi chiedevi prima… Ora io vivo a Parigi e direi che per il momento sono indissolubilmente legata a questa città.
Passiamo ad un altro tuo lavoro, quello che ho visto proiettato per la prima volta a Circuito Off: Samedi Soir, differente dai tuoi soliti perché rivisita l’erotismo da un punto di vista femminile. C’è stato qualcosa che hai trovato imbarazzante nella realizzazione?
No, non è stato assolutamente imbarazzante.
Non avrei mai accettato il progetto se l’avessi trovato in qualche modo imbarazzante. Anzi, a dirti il vero quando sei sul set trasformi il tutto in qualcosa di molto tecnico perché devi lavorarci come su qualsiasi altra scena che avresti girato. Devi essere professionale e farlo.
Beh, il tuo cortometraggio è basato per la maggior parte su scene di sesso molto esplicite… Nessun problema davvero?
No, è stato un gioco di squadra e non abbiamo avuto difficoltà. Abbiamo usato due camere, il che penso abbia aiutato tutti a finire il proprio lavoro il prima possibile e con la miglior resa dal punto di vista filmico. Certo, immagino che non sia stato facile per gli attori fare tutto ciò che gli spettatori possono vedere e che tutti erano lì a vedere sul set. Però abbiamo fatto in modo che avessero coperture di qualsiasi tipo e che il tutto fosse fatto il più velocemente possibile.
Ok… cambiamo totalmente argomento… ti piace fare shopping? Ti ho vista anche ad un sacco di foto di sfilate…
Oh sì, certo. Adoro i vestiti, anche se spesso non lo faccio solo per piacere, visto che “il fashion” è anche una parte del mio business. Comunque adoro andare per negozi, soprattutto quando sono in giro per il mondo, avendo sempre un occhio di riguardo per quelli vintage.
E invece, a proposito di musica, cosa ti piace ascoltare?
Ascolto davvero un sacco di musica, non saprei dirti un genere a cui sono legata di preciso. Sicuramente, quando scrivo ascolto solo musica classica. Ah ecco! In questo periodo mi piace un sacco l’ultimo di Pete Doherty.
Se trovassi la lampada magica e il genio ti chiedesse di esprimere tre desideri, cosa gli chiederesti?
Egoisticamente gli direi che amo l’idea di saper parlare correttamente dieci lingue, che vorrei avere un flusso continuo e illimitato di denaro sul mio conto e che ciascuno di quelli che amo (compresa me ovviamente) morissero nel modo più indolore possibile e davvero a tarda età.
Se avessi sulle spalle anche il peso del mondo invece direi… Che siano resi reversibili gli effetti del riscaldamento globale, risolvere il problema dell’alimentazione nel mondo e che non esista più il cancro. Ce ne sono talmente tanti altri però….
Qual è la cosa che ti fa più paura al mondo?
L’assenza di umanità che le persone hanno verso i propri simili.
E le cose che proprio non sopporti?
L’ignoranza, la chiusura mentale e la crudeltà.
Se non fossi diventata una regista, quale altro lavoro ti sarebbe piaciuto fare?
Uno dei miei più grandi sogni sarebbe di avere un mio piccolo ristorante dove io potrei stare in cucina a dilettarmi.
Quindi sai cucinare… Quale piatto ti riesce meglio?
Adoro cucinare, mi rilassa davvero un casino. Posso fare qualsiasi cosa, da una semplice pasta a qualcosa di più complesso come piatti di cucina greca o francese.
L’ultimo film che hai visto e che ti è piaciuto?
Mi è piaciuto molto The Hurtlocker di Katheryn Bigalow. Un film davvero potente su un plotone di soldati in Iraq che hanno il compito di disinnescare bombe.
Un tuo collega di cui stimi particolarmente il lavoro?
Tenendo presente che sono una grande cinefila, è difficile citare qualcuno in particolare lasciando fuori tutti gli altri. Tra i miei coetanei mi piacciono moltissimo Sofia Coppola, Wes Anderson e Noah Baumbeck. Trovo anche molto interessanti e particolari Christophe Honore e Faith Akin, per come trattano i rapporti umani: hanno un punto di vista sempre molto particolare.
E se invece ti chiedessi di citarmi un giovane regista che secondo te dovremmo tenere d’occhio?
Ce ne sono un sacco che adoro, soprattutto in questo periodo. I miei preferiti sono Lee Daniels e Azazel Jacobos.
Che cosa hai in serbo per il futuro?
Ora sto lavorando ad un paio di progetti, ma non amo parlarne, almeno fino a quando non li avrò portati a termine.
Sei felice?
Dipende dai momenti.
Cosa farai dopo questa intervista?
Sono pronta a tornare al lavoro.
Allora ciao Zoe e buon lavoro
Ciao















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