Alex Holdridge

Intervista di Valentina Barzaghi.
Foto di Brigitte Sire.
Alex Holdridge, classe 1975, è il regista di “In Search Of A Midnight Kiss”, il film che si è preso di diritto il podio per il Best Indipendent Movie di quest’anno di PIG. Originario di Austin, Texas, Alex è migrato ad L.A. dopo una relazione andata male. Senza un lavoro, senza macchina (distrutta nel viaggio verso la città degli angeli), sulla soglia della depressione, Alex ha vagato per le strade di L.A. assaporandone l’atmosfera, quella voglia di un contatto umano difficile da raggiungere, il cuore stretto in una morsa, ma vivo e pronto ad amare di nuovo. Tutta la sua dissaventura e i sentimenti di allora sono stati messi in questa piccola perla in bianco e nero costata solo 25000 dollari, un racconto che gli è servito per dirsi che era finita, che era guarito. Non a caso, che venga dal suo profondo, traspare in ogni dettaglio: dalla caratterizzazione dei personaggi ai dialoghi poeticamente reali sebbene a tratti logorroici, dalle situazioni che oscillano di continuo dal divertente al commovente alla downtown cittadina che diventa personaggio integrante della narrazione per l’effetto di solitudine che produce su chi ci vive. Al suo terzo lungometraggio Alex, che sta già lavorando ad altre pellicole che lo vedranno sia solo come sceneggiatore sia anche dietro alla macchina da presa, con questo film fa molto più che una promessa al cinema mondiale.
Ciao Alex! Buongiorno!
“Bona sera”.
Dopo mesi che ti inseguo nel disperato tentativo di dire un giorno che sono stata la prima a intervistarti per l’Italia, dimmi… sono ancora la prima vero?
(ride, ndr) Sì, per l’Italia è la mia prima e grazie per la pazienza che hai avuto. Pensa che mio cognato, che compare anche nel mio film, è un ristoratore italiano e ha ben due ristoranti italiani a L.A. , quindi quando verrai a trovarmi andremo a cena lì. Non c’è nulla di italiano qui. Lui è di un piccolo paese del nord che si chiama San Giovanni, credo. Tutti i miei nipoti parlano italiano e trascorrono l’estate in Italia. Spero anche di venirci di persona, magari in occasione della presentazione del mio prossimo film.
Spero anch’io per te, ma in quel caso il ristorante lo scelgo io. Facciamo un passo indietro… Come stai?
Sto molto bene, anche se mi trovi nel bel mezzo di un trasloco. Un po’ faticoso, ma per tutto il resto va alla grande.
Ma quindi dove ti trovi ora?
Sono sempre a Venice, California e… lo sapevi che sto lavorando al mio prossimo film?
Ah, sei già al lavoro, ti immaginavo ancora alle prese con promozioni varie… Mi puoi già anticipare qualcosa?
L’anno scorso ho lavorato alla scrittura di diverse sceneggiature. Una si chiama Frank and Cindy, sarà l’adattamento di un documentario di G.J. Echterkamp. La Zoetrope lo sta producendo e il regista di videoclip Mark Maguire invece lo sta girando. Ho lavorato anche a qualche script per gli Studios e la cosa più grande è che ho scritto il mio prossimo film, un noir che girerò a Parigi l’anno prossimo. Ho anche pronta una commedia che invece è ambientata a New York che per ora si chiama 500 Reason.
E adesso da dove partiamo? Va beh… Faccio fare a te… Riesci-puoi entrare un po’ di più nel dettaglio di tutto? Perché hai scelto Parigi per un tuo lavoro?
Quando vivevo a Londra ero solito mettermi a lavorare in un bar e per un incidente di percorso sono finito ad attraversare l’Europa e a trascorrere un po’ di tempo a Parigi. Ritengo che la nostra generazione sia meno nazionalista di quelle prima. Sembra che siamo più propensi a trattarci gli uni gli altri come esseri umani, tralasciando però il legame forte che ci unisce al posto dal quale veniamo; questa cosa mi è sempre piaciuta un sacco. Comunque, secondo me tutti ci influenziamo ormai sotto più aspetti, dalla musica alla moda, così ho voluto realizzare un film che parla di un gruppo di amici di nazionalità diverse, un po’ come quello che avevo anch’io a Londra, che decidono di fare un viaggio insieme a Parigi e che si cacciano nei guai nel quartiere di Pigalle. A Parigi fra l’altro c’è un’interessantissima scena musicale che mi ha sorpreso l’ultima volta che ci sono stato. Ho voluto cogliere questa moltitudine di persone che viene da tutto il mondo, che ho vissuto di persona, e raccontarlo. Poi mi ricorda anche un sacco di cose che ho vissuto anche a Los Angeles. Così ho scritto una commedia romantica, ma allo stesso tempo minacciosa su questi giorni a Parigi. Il film Il Terzo Uomo è stata la mia più grossa influenza per la sua capacità di trattare il tema in chiave sentimentale, cinica e dark, ma poi facendo risultare il tutto molto romantico. Questo film ambientato a Parigi per ora è intitolato Last Night in Paris.
500 Reason invece è una commedia su un tipo che medita il suicidio da quando in pratica è ancora sperma. Non vedo davvero l’ora di mettermi all’opera su questo progetto.
Ottimo, hai davvero un sacco di progetti in ballo, vedo il tuo 2010 molto occupato… Hai iniziato a dirmi qualcosa sulla musica, sul fatto che Parigi ti ha colpito anche per il suo scenario musicale contemporaneo. Anche in In Search of a Midnight Kiss la musica ha un certo rilievo, la soundtrack è molto carina. A te che musica piace ascoltare?
Ascolto veramente un sacco di generi diversi. Io sono originario di Austin, Texas, dove c’è davvero un grosso scenario musicale. Sono stato completamente assorbito dal mondo della musica indie, anche perché molti dei miei più cari amici sono musicisti, gli stessi che mi hanno aiutato a scegliere e a realizzare la soundtrack per i miei film. Il più importante è Okkervil River che ho usato moltissimo per In Search of a Midnight Kiss. Il frontman del gruppo, nonché il cantante, si chiama Will Sheff ed è un grandissimo amico, che qualche anno fa ha lavorato anche a New York con Lou Reed, che aveva ascoltato qualche suo lavoro e l’ha subito contattato. Quando Will è venuto a Los Angeles per qualche giorno di svago, stava a casa mia e l’ho reclutato per la realizzazione di qualche pezzo per il mio film. Mi ha consegnato un po’ di demo per vedere se potevano andare per la nostra collaborazione e anche quelle per il potenziale lavoro con Reed a New York. Ne ho usate due per il mio film. Quando Vivian piange in metropolitana dopo lo schiaffo, c’è una delle sue canzoni. E’ bellissima e pura, mi sono sentito davvero onorato quando ha deciso di darla a me. Non gli ho nemmeno detto ancora che ho usato la canzone proprio quando siamo stati premiati a New York. Credo che ne sarebbe davvero felice. Oltre a lui anche Brian McGuire (Jacob nel film) ha scritto due canzoni per il film così come Robert Murphy (the D.P.). La band di Robert, Sybil, ha scritto tre tracks. Un altro mio buon amico, Paleo, ha lavorato alla colonna sonora come i miei amici Shearwater, tutti grandi musicisti. La cosa più importante era creare un “tema” che si adattasse alle emozioni e che fosse in grado di amplificarle visivamente il più possibile, in modo da rappresentare il gruppo di amici e che avesse un significato. La musica è una delle parti portanti di un film, del mio film, anche perché è un pilastro della mia vita visto che la gran parte del mio mondo sono i miei amici.
Mi hai parlato molto della musica di In Search e quindi non approfondirò oltre, ma se ti dovessi chiedere chi sono le tue band – i tuoi artisti preferiti?
Diciamo che internet ha un po’ cambiato tutto. Ovviamente mi piacciono Okkervil River, Sheartwater, Sybil e Brian McGuire, perché oltre a bravi musicisti sono ottimi amici, ma ogni giorno le persone mi fanno conoscere qualcosa di nuovo. Townes van Zandt ha per sempre chiuso il mio cuore così come Willie Nelson. La settimana scorsa mi hanno fatto ascoltare Andrew Bird, che si è guadagnato il posto come mio miglior itunes di sempre. Mi trovo ad ascoltare una quantità di musica davvero straordinaria, da Medoza a Edith Piaf, da Django Reinhadt a Iam o Ben Len. Capisci che è difficile rispondere a questa domanda? Solo una cosa ancora sulla musica riguardo Paleo che ho accennato… Vorrei dire un sacco di cose, ma lui l’anno scorso ha completato un progetto spettacolare: ogni giorno scriveva una canzone e la metteva sul suo sito. Magnifico!
Una domanda ancora in generale e poi entrerei nel vivo del tuo film. Hai chiamato i tuoi film: In Search of a Midnight Kiss e Last Night in Paris. C’è qualcosa della notte che ti affascina particolarmente?
In verità è stata una pura coincidenza. Mi piacciono i nomi classici, soprattutto quando l’attitudine invece è moderna e riflette le caratteristiche della tua generazione. Uno stile che riesca a fondere “old and romantic” è quello che mi interessa. Come ti dicevo mi piacciono quei film come The Third Man o Casablanca. Quella era l’epoca filmica del romanticismo estremo, ma non quello sdolcinato o meschino come invece lo è ora, dove mi sembra che il tutto venga un po’ troppo realizzato e soggiogato dai numeri. Così “romance” è diventato quasi un brutto termine, ma poi… chi non vorrebbe essere sulle strade, nel mezzo della notte e non ammettere che una nuova, vera e intensa storia d’amore non sia una cosa del tutto impossibile?
A me è piaciuto un sacco il tuo film perché in verità penso sia una love story, ma non romantico (nel senso più melenso e trescone, come accennavi tu prima)… Credo che moltissime persone si possano identificare con i protagonisti o con la narrazione in generale.
Grazie mille, è una buona cosa quella hai detto, anche se per me è stato veramente “reale”. Tutto ciò che c’è nel film è vero e sono contento che i miei amici abbiano voluto aiutarmi a realizzare questa piccola pellicola, facendola diventare realtà. La storia del viaggio a Los Angeles dopo un brutto incidente in macchina mi è accaduta davvero (la foto dell’automobile ribaltata del film è vera. E’ successo durante il viaggio da Austin a Los Angeles).
Del fatto che tu fossi Wilson qualcosa si intuiva, soprattutto per come vengono raccontate le situazioni, non so come dirti… credibili, sentimentali…
Dopo la rottura con la ragazza con cui stavo da quattro anni (lei si è trasferita in Giappone), ero a pezzi e non riuscivo a trovare un lavoro che mi salvasse la vita. Vivendo a Los Angeles senza soldi, una macchina e un lavoro sono entrato in depressione. Non avendo nulla a cui aggrapparmi ho iniziato ad occupare il mio tempo andando ovunque, passeggiando per le strade. Inoltre ho cominciato a sentirmi con una ragazza che avevo conosciuto online: mi sentivo solo e avevo bisogno di una connessione, qualcuno che mi potesse capire. A volte ti riesci a dimenticare di come sei stato a pezzi, di come non riuscivi a fare il passo che ti riportasse sulla giusta strada, e ti giuro che ho incontrato un sacco di persone che ci sono riuscite anche grazie al web. Ognuno d’altronde ha un circolo di amici che a volte è davvero piccolo e internet ti permette di muoverti anche tra altri diversi piccoli circoli. Questa però è solo una delle fasi, quella in cui saresti disposto a toccare anche il fondo. Ma fortunatamente, sono riuscito ad esorcizzare tutto ciò, facendoci un film due anni dopo. Ci ho messo davvero tutti i dettagli della vicenda. Quella di Brian McGuire è davvero la mia vecchia camera da letto. La scena dove gli amici aiutano Wilson a vestirsi per l’appuntamento accadde nello stesso identico modo.
Una cosa non mi dimentico però: nei giorni più bui riconoscevo le piccole cose che mi potevano sollevare, i piccoli gesti che mi hanno aiutato a ritrovare fiducia. A volte quando vedi buio pesto è difficile nutrire speranza, soprattutto negli altri. Ora che va tutto bene, a volte non ci faccio caso quando sono a cena con amici ad esempio, ma le prime volte qui anche solo un minimo contatto con qualcuno, mi sembrava la cosa migliore da desiderare. Mi piacerebbe captare di più queste cose nella mia testa ora.
Ma quindi Los Angeles che cosa rappresenta per la tua vita?
Los Angeles è una valigia disordinata. In alcuni momenti credo che sia la città più eccitante in cui sia mai stato perché c’è un sacco di musica, soprattutto per lo scenario indie è in continuo movimento e credo si trasformerà in qualcosa di davvero speciale nel giro di una decina d’anni. La città ora è anche set di un sacco di film tanto che più che un posto in cui vivere, sta diventando luogo in cui fare shoot. Probabilmente il mio film non è riuscito davvero a riflettere ciò che accade qui: credo che siano altri i film girati qui negli ultimi anni che riflettono il vero lato indie di L.A.. New York, Parigi, Roma… hanno sempre avuto una corrente di film girati nelle strade, ma L.A. fino ad ora non aveva mai conosciuto il movimento low budget e sono sicuro che abbia preso piede e continuerà ad esistere perché ci sono un sacco di registi innovativi. Ti dirò… quando sono arrivato qui odiavo la città. Stavo per chiamare il mio film “If L.A. fell in the Ocean I Wouldn’t Miss It”, ma poi ho realizzato che mi ci stavo affezionando. La questione è che qui arrivano sia un sacco di persone con le peggiori intenzioni sia un sacco di talenti con dei sogni. Ma l’impressione che ha questo posto dall’esterno è falsa, non garantisce successo. Odio questa inautenticità, anche se il tutto sta cambiando e gli studios si stanno ritirando in proporzione inversa di quanto invece si sta riversando sulle strade. Il movimento neorealista italiano, i cui film venivano girati con una 16mm, è stupendo e mi ha ispirato. Spero che la nostra generazione guardi questo tipo di film, insieme a quelli francesi anni ‘60 e U.S. anni ‘70, ma anche quelli anni ‘90 americani.
Dalle tue parti si stanno davvero sviluppando un sacco di generi-correnti. Vedi il tuo film che ormai si trova alla voce mumbelcore, genere low budget nato proprio nelle strade di L.A. Tu sei riuscito a realizzare In Search con soli 25000 dollari… come hai fatto a far quadrare tutto?
Accomunata a un genere o meno per me rimane fiction, solo i dettagli miei e dei miei amici fanno parte della mia vita. Le foto delle scarpe sono della mia ex fidanzata, a cui ho chiesto se potevo usarle. Diciamo che era solo un progetto che amavo. Ad ogni modo la struttura è abbastanza semplice e la cosa del capodanno mi è successa veramente, è stata importante per me: lavoravo davvero in un video noleggio e guardavo la gente che entrava. Mi capitò di vedere alcune stars di Hollywood completamente sole, a noleggiare film per poi chiudersi in casa. Mi ha fatto pensare che il capodanno sia il momento che più faccia riflettere le persone sulla propria vita. Le persone si abbracciano o fuggono lontano. Oppure tentano di reagire ai fatti accaduti durante l’anno passato, pensando a che punto sono della loro vita e cosa hanno ottenuto fino a quel momento. A L.A., ma credo che sia comune nella nostra generazione, le donne spesso iniziano a pensare di avere un figlio e quali sono le cose davvero importanti nelle proprie vite. Gli attori nel film sono particolarmente spaventati perché sono arrivati al dunque, alle risposte di tutto quello che si sono chiesti e hanno perseguito fino a quel momento. Ho molti amici che si pentono di aver superato i trent’anni senza figli e conosco persone che si struggono per non aver lottato abbastanza per ciò che volevano.
Ma torniamo a quello che mi hai chiesto… Abbiamo iniziato le riprese del film che avevo sulla mia carta di credito 3000 dollari. Una volta cominciato e definito che era un buon attore, Scoot McNairy ha messo a disposizione anche la sua carta, così in tutto abbiamo raggiunto 12000 dollari. Nessuno di noi è stato pagato, volevamo solo realizzare un piccolo film dal nostro minuscolo angolo di mondo. Una volta che la preview era stata accettata al Tribeca Film Festival, la nostra famiglia e altri amici hanno contribuito con altri 13000 dollari per finirlo. Questo è quello che è accaduto e spero che altri giovani filmmakers non pensino di aspettare soldi per provarci, ma piuttosto che investano sull’acquisto di una Canon 7D o una Red Scarlet (entrambe le camere costano 3000 dollari circa) e che coinvolgano i loro amici nello shoot. E’ l’unica strada per cominciare a raccontare storie. Credimi, noi volevamo perseguire la tradizionale via dei finanziamenti, ma può diventare uno scherzetto che ti fa perdere 10 anni, quindi tanto vale non aspettare e girare quello che puoi.
Come mai la scelta del bianco e nero?
La storia è moderna e il linguaggio usato è reale, ma un po’ rozzo allo stesso tempo, così ho volevo un contrasto teso tra qualcosa di naturale e di volgare con una sensibilità classica per arrivare a una patina romantica. Ed ecco la scelta del bianco e nero e le riprese da vecchio film (con limitazioni dovute al budget ovviamente). Molti film di qualche anno fa hanno questa estetica da documentario, che personalmente non amo, ma ho deciso di usare per pagare il mio tributo e rispetto ai film hollywoodiani, ma anche a tutto quel filone indipendente che è emerso qui diventando però spesso una meteora nel panorama cinematografico generale.
Quale aspetto del personaggio di Vivian ami di più come uomo?
Lei è corazzata, divertente, senza ambizioni. E’ anche un tantino vulnerabile, ma è terrorizzata dall’idea che traspaia, nonostante poi si dimostri forte ad ammettere le proprie debolezze. Ha una dolcezza che si rifiuta di far vedere. E’ l’impersonificazione di una piccola diva, ricorda una versione “economica” di Eve Harrington (personaggio di All About Eve). L’ho trovata accattivante. Inoltre lei rimane una figura onesta per tutta la durata del film, o comunque lo diventa sempre più col procedere della narrazione. Mi piace quando quando parla di cose che si avvicinano al patetico come l’idea di stare su un palco perché è reale, è abbastanza stupido. E’ come prova le cose e molti attori potrebbero timidamente confessarti che la vedono allo stesso modo.
Ora… domanda difficile… qual è il personaggio che invece ti piace di meno? Se io dovessi dirti la mia, probabilmente opterei per Min, perché incarna molti degli aspetti negativi che le persone innescano nelle dinamiche di coppia: civetteria, tradimento, individualismo, opportunismo… ma forse sta sulle palle proprio perché ognuno di noi odia se stesso perché ci si rivede inevitabilmente…
Beh, io non posso odiare Min perché lei ha recitato quella parte proprio alla fine di una sua relazione, capisci la difficoltà. Come te però, sono stato molto preoccupato per la figura di Min. L’ho chiamata così in ricordo di mia nonna Mini Aspes, che ho amato profondamente. Sapevo che se l’avessi chiamata Min, avrei pagato l’attenzione che le ho riservato, tentando di umanizzare le sua azioni. Volevo intraprendere la strada narrativa di quelle persone che arrivano al suicidio perché non sanno come liberarsi da una relazione non andata a buon fine. Lei ama ancora Jacob, è stata la sua ombra per due anni. Non è ancora pronta a lasciarlo, ma nel suo inconscio sa che dovrebbe. Così tenta di fare qualcosa che possa risolvere il problema al posto suo. Ho visto un sacco di persone lavorare sul proprio subconscio in questo modo. Quello che voglio dire è che qualche volta le persone recitano, modificando la giusta prospettiva delle cose, per poi non sapere più uscirne, come Min e Jacob.
Penso che Jack, l’ex di Vivian sia una figura reale, uno stronzo ignorante. Ragazzi come lui esistono in Texas. Hanno una ragazza stupenda che ti domandi come faccia a stare con loro, ma la loro storia è talmente lunga e profonda che restano insieme fino ad una rottura violenta.
Mi racconti un episodio divertente accaduto durante le riprese?
Il primo giorno di riprese i vicini del piano sotto stavano facendo sesso proprio mentre cercavamo di riprendere l’ultima scena del film, così abbiamo dovuto attendere per poter continuare. Certo, non avevano la minima idea di cosa stessimo facendo noi. L’intera sessione di riprese comunque è stata abbastanza comica essendo tutti amici intimi, in un appartamento, ma soprattutto nelle esterne dove non avevamo permessi e quindi giravamo con i microfoni nascosti sotto le giacche.
Alla gente che chiedeva dicevamo che stavamo girando un filmino per un matrimonio. Ovviamente ci credevano: due persone, una camera molto piccola e dei microfoni wireless.
Ma tu hai fatto qualche scuola di cinema o ti sei inventato regista?
Nessuna scuola, ho studiato Letteratura Inglese. Ho imparato a girare film con i miei amici.
Non posso che farti i complimenti… vediamo un po’… se avessi trovato il genio della lampada e potessi esprimere 3 desideri, cosa diresti?
Onesto… probabilmente sarebbero sessuali, ma cercherò di resistere. Quindi: 1) Vorrei avere i soldi per il mio prossimo film; 2) Mi piacerebbe un sacco conoscere Bill Hicks (un comico di Austin che mi ha influenzato molto); 3) Vorrei la pace nel mondo e che sia risolto il problema della fame, ma so che è una cosa troppo grossa per un semplice desiderio e quindi vorrei che tutti possano ricevere da altri un gesto gentile.
Se dovessi rappresentare il termine “indipendenza”, solo con un’immagine, quale useresti?
Una corda lunga legata con del nastro adesivo.
Se non fossi diventato un regista, quale altro lavoro ti sarebbe piaciuto fare?
Mi sarebbe piaciuto fare l’architetto perché puoi creare qualcosa che poi molte generazioni utilizzano nella loro vita di tutti i giorni, riuscendo a toccarle senza una reale intrusione.
Come ti vedi tra dieci anni?
Un entusiasta e miserabile che vuole girare film.
Perché miserabile? Sii ottimista suvvia… non saremmo qui a parlare se non si credesse nelle tua potenzialità.
Ogni film è una sfida. Ho iniziato a fare film dodici anni fa e ho finito ora la mia terza collaborazione, ma mi piace ancora e mi sento un diciottenne con una nuova idea e la stessa voglia di iniziare il prossimo film ogni volta. Questo credo sia quello che provo: quello è come un luogo confortevole e familiare dove far volare la mia mente ogni volta che mi importa talmente tanto di una cosa che non vorrei fosse poi smentita.
Capisco. Dunque preferisci essere pessimista per non portarti sfiga… Bene… Ora dimmi la domanda che nessuno ti ha mai fatto, ma a cui ti piacerebbe rispondere.
Mmmh… difficile. “Chi non sa nulla di come girare un film, può farlo lo stesso?”. Questa cosa non mi viene mai chiesta da nessuno e invece credo sia un passaggio necessario. Il processo può essere davvero umiliante e scoraggiante, nonché pieno di momenti di vero fallimento, ma se rimani attaccato all’idea che vuoi riuscire a fare il tuo film al meglio, continuando a girare e montare, se c’è il tuo cuore in tutto quello a cui lavori, farai comunque una bella figura. Fondamentalmente, mi piacerebbe vedere cose nuove che escono dalle persone che provano a buttarsi.
Cosa farai dopo questa intervista?
Incomincerò il trasloco nel nuovo appartamento. Oggi la giornata si preannuncia delirante. Mentre parlo con te sono circondato da scatole e paranoico perché devo parlare del mio film, per non contare che le scatole contengono tutte le note di regia e spezzoni in 16 mm di In Search che devo tentare di non rovinare e chissà cos’altro… E’ un gran giorno diciamo: stiamo facendoci una chiacchierata in tutta tranquillità ora, ma poi dovrò mettermi di buona lena nello spostamento.
Beh, allora ti lascio andare che poi non vorrei farti far tardi, tanto qui sono le 21.30 e potrei pensare di lasciare l’ufficio… Buona giornata Alex!
Ciao e buona serata. Ti aspetto a L.A. che dobbiamo andare al ristorante di mio cognato.















Loading... 

Lascia un commento: