
Intervista di Depolique. Foto di Piotr Niepsuj
C’è stato un tempo in cui ogni volta che andavo a Londra finivo per incontrare Dev; nei club, nei ristoranti, alla fermata del bus nel cuore della notte. Mi chiedevo se fossi io nel posto giusto o fosse lui ad essere ovunque. Poi non l’ho più visto, probabilmente perché si era trasferito a New York, e non mi sono più posto il problema. Soltanto ora, dopo averlo conosciuto, ho capito che si tratta di una delle persone più iperattive e prolifiche al mondo e che probabilmente possiede anche il dono dell’ubiquità. Ventiquattro anni appena e tantissime cose per la testa, buona parte delle quali messe in pratica – non solo musica ma anche fumetti, racconti, foto e chissà quant’altro – Dev nasce negli States ma viene adottato da Londra. Comincia a suonare giovanissimo: piano, violoncello, chitarra, basso, batteria e via; come per altri il primo amore è il punk ed è proprio con il punk che si fa notare. I suoi Test Icicles infatti arrivano, gettano scompiglio e scompaiono lasciando una bella traccia prima dell’arrivo del Nu Rave. Da quel momento in poi il nostro decide di correre da solo, imbraccia una chitarra e si rinomina Lightspeed Champion. Vola a Omaha negli States e registra a casa Bright Eyes Falling Off the Lavender Bridge il suo primo album, un’intima raccolta di canzonette in chiave acustica. A due anni e una miriade di progetti differenti di distanza Dev torna con Life Is Sweet! Nice To Meet You, nuova inversione di rotta, un disco maestoso, arrangiato e a tratti quasi eccessivo, ennesima prova di un talento fuori dal comune.
Ciao Dev come stai?
Sto bene, davvero bene.
Cosa hai combinato in questi due anni?
Tantissime cose, Vediamo di fare un po’ d’ordine. Ho ascoltato tanta musica, ho cominciato a scrivere canzoni per altri…
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