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PIG’s Best and Worst (2008)

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In attesa del nostro consueto Best and Worst 2009, in uscita sul prossimo numero di Dicembre/Gennaio, abbiamo pensato di pubblicare quelli dell’anno scorso. Musica, Moda e Cinema, curati dai nostri Depolique, Ilaria Norsa e Valentina Barzaghi. Quindi bando alle chiacchere ecco di seguito i links ai PIG’s Best and Worst del 2008:

Music

PIG’s Best Music of 2008: Albums
PIG’s Best Music of 2008: Songs
PIG’s Best Music of 2008: Remix
PIG’s Best Music of 2008: Boys & Girls

Fashion

PIG’s Best in Fashion 2008
PIG’s Worst in Fashion 2008

Cinema

PIG’s Best Movies of 2008
PIG’s Worst Movies of 2008
PIG’s Best & Worst Movies of 2008: Italy
PIG’s Best & Worst Movies of 2008: Documentari

Scritto il 12 novembre 2009 da PIG Mag - 1 commento »

PIG’s Best & Worst Movies of 2008: Documentari

Devo dire che questa sia stata un’ottima annata per questo genere spesso bistrattato dalla cinematografia contemporanea. Per questa categoria quindi, ho scelto solo tre best. “Shine a light” documenta la storia della musica dei Rolling Stones attraverso una performance live per cui Scorsese (grande fan della band) ha chiamato pressoché tutti direttori fotografia migliori del mondo, alternata a pezzi d’archivio del gruppo. Sempre in tema musicale non potevo tralasciare il film su Joe Strummer realizzato dal suo amico di una vita, Julien Temple, unico ad avere i diritti su tutto il materiale d’archivio del leader dei Clash e che è stato in grado di coinvolgere una buona fetta di artisti del mondo dello spettacolo disposti a parlare e a raccontare il frontman. Ma nonostante la musica sia stata fonte di spunti narrativi eccezionali, non si può certo tralasciare il più autoriale “La rabbia di Pasolini”, un risarcimento postumo a uno dei personaggi artistici più importanti dello scorso millennio in Italia.

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Shine a light
Di Martin Scorsese

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Il futuro non è scritto. Joe Strummer
Di Julien Temple

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La rabbia di Pasolini
Di Giuseppe Bertolucci

Scritto il 1 dicembre 2008 da Valentina Barzaghi - Nessun commento »

PIG’s Best & Worst Movies of 2008: Italy

L’Italia quest’anno ci ha riservato molte sorprese, che a pensarci bene però sono anche delle piacevoli (o meno) conferme. Registi come Garrone e Sorrentino non hanno ancora fatto un passo falso nel loro percorso lavorativo, diventando oggi i porta bandiera di un cinema che per la prima volta scava veramente nel profondo del nostro paese: da una parte nella storia politica, dall’altra nelle nostre piaghe sociali. Nessun regista italiano negli ultimi anni aveva avuto questo coraggio, preferendo rimanere nel limbo acritico della cosiddetta “commedia all’italiana” (cosiddetta perché la vera “commedia all’italiana” è un’altra cosa, che me ne vogliano Monicelli e Risi). Incrociando le dita perché “Gomorra” riesca a vincere il meritato Oscar che gli spetta, cambiamo però pagina. Pupi Avati… Non c’è che dire… Avati o lo si ama o lo si odia e io mi schiero nel secondo gruppo (tranne forse per due pellicole, “Quando arrivano le ragazze?” e “La seconda notte di nozze”). Figuriamoci poi, se esce con un film come “Il papà di Giovanna”, summa generale di tutto il suo modo di fare e di pensare il cinema… insopportabile!

Best

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Il Divo
Di Paolo Sorrentino

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Gomorra
Di Matteo Garrone

Worst

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Il papà di Giovanna
Di Pupi Avati

Scritto il 1 dicembre 2008 da Valentina Barzaghi - Nessun commento »

PIG’s Worst Movies of 2008

I film che ho scelto come Worst per questo 2008 non si può certo dire che siano i peggiori in assoluto usciti nelle sale italiane. Ho optato per quelli che mi hanno deluso di più e la delusione può derivare da tanti motivi: un regista che ami che è impazzito, un film che proprio non ti aspettavi sarebbe stato reso così, una pellicola noiosa e molti altri ancora.

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Indiana Jones e il tempio del teschio di cristallo
Di Steven Spielberg. Forse la delusione più grande di quest’anno… Ero una fan e lo stavo aspettando da così tanto che un po’ ho pensato che il motivo per cui ci ero rimasta così male era che avevo troppe aspettative, ma poi mi sono detta che non era solo quello… Lo spirito del personaggio è rimasto intatto, ma Spielberg questa volta ha voluto proprio esagerare introducendo temi come la famiglia, un surplus di effetti speciali e… ancora gli alieni!!! Del genere “altre vite dello spazio” Spielberg si può dire sia stato un maestro, ma dopo La guerra dei mondi si sperava si fosse rassegnato… e invece sembra proprio di no! Un brutto modo per chiudere defintiivamente la storia di uno dei personaggi che ha fatto la storia del cinema.

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Miracolo a Sant’Anna
Di Spike Lee. Spike Lee non si è risparmiato per quello che prevedeva potesse essere il suo colossal arrivando a… annoiarci fino all’ultimo sbadiglio. Troppi personaggi, troppa storia (quella con la S maiuscola) solo accennata e mai approfondita, troppi luoghi comuni… Insomma troppo di tutto, ma ben fatto di niente. E poi, quel finale… Non ci sono parole, ma non perché sia rimasta senza fiato dalla meraviglia. Non ce ne sono punto.

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Speed Racer
Dei fratelli Wachowski. D’accordo che le vicende del cambiamento di sesso di Larry Wachowski hanno fatto il giro del pianeta, ma… c’era bisogno di tutto quel rosa per farlo dedurre a chi ancora non lo sapeva??? A parte gli scherzi, Speed Racer finisce nei “worst 2008” perché, sebbene il lavoro di computer grafica abbinato a live action sia davvero meritevole, li preferivo (come penso un po’ tutti visto il flop in sala) quando erano più dark, e meno da videogame.

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Shangay Baby
Berengar Pfahl. Il romanzo scandalo di Zhou Weihui, censurato in Cina, ha avuto una trasposizione cinematografica degna di quelle fatte per i romanzi di Moccia. La curiosa e innamorata Coco, che vive due relazioni parallelamente (una più platonica con l’impotente Tiantian e una solo sessuale con il prestante Mark) è stata trasformata in una sorta di oca odiosa e ninfomane. Si poteva scavare di più nel romanzo…

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E venne il giorno
Di M. Night Shyamalan. Ogni volta che esce un film di Shyamalan la critica si agita gridando al capolavoro. Io ogni volta rimango ad assistere incredula. E venne il giorno, a mio avviso, è e rimane solo una furba mossa del regista che dopo un film terribile come Lady in the water, ha deciso di riprendere le tematiche di un suo lavoro di successo come The Village (pericolo che viene da forze sconosciute/conosciute, stato di sospensione della vicenda narrata) solo perché la prima volta aveva funzionato (era piaciuto perfino a me!). Per chi di Shyamalan apprezza la filosofia, la crescita continua di suspance e la costruzione narrativa ne sarà entusiasta… in questo film esaspera il suo stile! Io ne sono uscita solo esasperata…

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Un giorno perfetto
Di Ferzan Ozpetek. C’eravamo tanto amati… Potrebbe essere il riassunto del film, ma anche l’epilogo della mia storia con Ferzan, che sembra non si sia più ripreso da Cuore Sacro (che noia) in poi (Saturno Contro è carino, ma poteva fare meglio senza troppe scopiazzature dal suo passato)… E’ come se Ozpetek avesse perso la sua verve narrativa, abbandonandosi a una regia troppo didascalica e prevedibile. Peccato…

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L’incredibile Hulk
Di Louis Leterrier. Dopo la noiosa versione di Ang Lee, riprendere Hulk voleva dire farlo risorgere o farlo definitivamente morire. Beh… Qui siamo nel secondo caso… Leterrier ci ha provato usando un cast stellare e cercando di costruire un Hulk più vicino alla serie televisiva che tanto abbiamo amato (quello con i pantaloncini blu che si incazzava se solo gli schiacciavi un piede). La storia, la resa filmica e il “pupazzone”, in verità, mi hanno fatto uscire dal cinema con un vago senso di collera per un fumetto troppo bistrattato dalla cinematografia.

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Dr. Plonk
Rolf De Heer. Questo film lo ammetto, finirà nei “worst” solo per un mio modo di pensare (giusto o meno che sia). La storia ambientata nel 1907 è quella di Plonk, scienziato pazzo che trova un modo per viaggiare nel tempo. Rolf De Heer racconta questa storia omaggiando il cinema delle origini, come se fosse un film muto. D’accordo la sperimentazione di generi, ma siamo nel 2008, e mi sia permesso il dubbio che una simile scelta può essere un diversivo per celare una storia stravista.

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Sogni e delitti
Di Woody Allen. Non avrei mai creduto di arrivare a mettere Woody Allen (uno dei miei registi preferiti di sempre) nella classifica dei “worst”, ma la delusione per questo suo film è tale che è stato uno dei primi a guadagnarsi un posto. Quello che doveva essere un thriller psicologico, è un affresco i cui personaggi rimangono solo sfumature monocromatiche. E anche in questo caso… il finale. Spero davvero per lui che sia stato il risultato di pressioni di produzione perché sembra davvero che abbia proposto la prima cosa che gli sia venuta in mente.

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Il passato è una terra straniera
Di Daniele Vicari. Da Elio Germano mi aspettavo forse una scelta più oculata… Capisco la voglia continua di mettersi alla prova come attore, affrontando un personaggio complesso come quello di Giorgio e un ruolo che richiede anche una scena di stupro. Ma se il tutto viene fatto in maniera approssimativa, tanto che lo spettatore disorientato non capisce se ci è o ci fa, o meglio se sia finito lì a caso o per un motivo (come tutto il resto dei personaggi), allora vuol dire che hai fatto un passo indietro. Per non parlare della trasposizione cinematografica dell’omonimo libro di Gianrico Carofiglio: se nei libri dello scrittore la città è un personaggio vero e proprio della storia, Vicari fa dire a uno dei suoi personaggi che è Bari… poteva essere qualsiasi altro posto.

Scritto il 1 dicembre 2008 da Valentina Barzaghi - Nessun commento »

PIG’s Best Movies of 2008

La scelta è stata difficile, ma togliendo e mettendo, valutando e riguardando sono questi i 10 best dell’anno. Nell’indecisione su molte pellicole (nel senso che non ho messo piccoli gioielli come “Lars e una ragazza tutta sua” e “Persepolis”, che però ho adorato), ho preferito lasciare spazio a quei film che non avevano ancora trovato posto sulla rivista, ma che hanno segnato questo 2008. Se ve li siete persi, non vi resta che recuperarveli in dvd il prima possibile.

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Il Petroliere
Di Paul Thomas Anderson. Il film di Anderson è impegnativo, sicuramente non da serata con gli amici. Racconta un’epopea familiare, una storia di ricerca di ricchezza a tutti i costi, di sfruttamento sia fisico (quello di Daniel Plainview) sia morale (quello del predicatore). Anderson alla regia non smentisce la sua maestria di narratore, riadattando per il grande schermo le prime 150 pagine di “Oil!” di Upton Sinclair, biografia inedito angosciante del magnate vissuto a cavallo tra ‘800 e ‘900 Edward L. Doheny. Daniel Day Lewis, nei panni de “Il petroliere” è spettacolare. Consiglio: anche se sarà più complesso, guardatelo in lingua, così apprezzerete anche tutto il lavoro fatto dall’attore sul personaggio. Da Oscar… appunto…

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Wall-E
Di Andrew Stanton. La magia di Wall E si può capire solo vedendo il film. Tenerezza, malinconia, rabbia e stupore: sono tante le emozioni che riesce a suscitare. Chi pensa che un prodotto d’animazione non possa essere una delle pellicole migliori dell’anno si sbaglia. Wall E incanterà sì i bambini con le immagini, ma quelli che usciranno dal cinema davvero ubriachi d’emozione, saranno i grandi.

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Il Cavaliere Oscuro
Di Christopher Nolan. Nolan ha il merito di aver saputo reiventare un eroe. In questo caso lo ha fatto due volte: chi credeva che la faccia di Jocker avrebbe avuto per sempre solo un nome, Nicholson, si sbagliava. Heath Ledger ha vinto la sfida proponendo la vera interpretazione del male: folle e vero. Un cult.

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Pranzo di Ferragosto
Di Gianni di Gregorio. Immagino la faccia del produttore quando il regista è andato a proporgli un film con protagoniste delle signore anziane, notoriamente poco commerciali, e per le cui parti avrebbe preferito prendere attrici non professioniste. Beh, il suo coraggio ha pagato e il risultato è un piccolo gioiello, un divertente spaccato di realtà che porta alla luce vizzi e desideri di un gruppo di donne della terza età, senza fronzoli e storpiature.

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La classe – Entre les murs
Di Laurent Cantet. Accolto dalla critica internazionale come un ottimo esempio di cinema verità, il film di Cantet prende come spunto la convivenza in una classe (tra studenti e professore, ma anche tra gli studenti stessi) per raccontare l’equilibrio precario del nostro vivere quotidiano. Cantet ci racconta il punto di vista di un insegnante attraverso le mille difficoltà che deve affrontare ogni giorno e che spesso lo spingono quasi ad arrendersi. Lo spettatore riesce ad immedesimarsi davvero in lui ed ad apprezzarne la franchezza.
Tra incomprensioni culturali e differenze/uguaglianze razziali, cercando di non cadere mai nel troppo facile estamotage della retorica, la pellicola riesce dunque nel suo intento di “dialogo” (appunto) con lo spettatore.

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Control
Di Anton Corbijn. Alla sua prima esperienza dietro la macchina da presa, Corbijn firma una di quelle pellicole destinate a diventare cult per molte generazioni di cinefili ed estimatori di musica. Biografia inedito sentimentale di Ian Curtis, leader dei Joy Divion morto suicida a soli 23 anni, Control segue l’estetica fotografica tipica di Corbijn con l’utilizzo del bianco e nero. Il titolo del film fa riferimento ad una canzone del gruppo, She’s Lost Control, ma indica anche lo stato di Ian, impossibiltato a controllare quelle crisi epilettiche che lo fecero cadere in uno stato di depressione. Corbijn dà di Curtis un ritratto inquieto ed innamorato, intimo e drammatico, come solo chi lo ha conosciuto avrebbe potuto fare.

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In Bruges
In Bruges di. Due killer professionisti commettono un errore durante un lavoro commissionato loro. Attendendo ordini superiori, si trovano costretti a fare i turisti a Bruges, incantevole cittadina d’arte in Belgio. Questo film è stato una vera e propria rivelazione: la città non fa solo da sfondo, ma diventa parte integrante della vicenda. I ritratti psicologici dei personaggi sono ben sviluppati, così come la trama: un action movie tra commedia e dramma.

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The Hurt Locker
Di Kathryn Bigelow. La Bigelow non c’è che dire… è davvero una donna con le palle! Dopo film come K-19, torna a parlare di guerra e alienazione, usando un taglio documentaristico e un punto di vista critico su ciò che il mondo ha sotto gli occhi da troppo tempo, ma che permette: l’Iraq. L’obiettivo della pellicola però, non è tanto parlare della guerra in sé, quanto delle trasformazioni dell’uomo (inteso proprio anche come maschio) in un simile contesto.

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La famiglia Savage
Tamara Jenkis. Due fratelli che vivono lontani ed afflitti dai medesimi problemi di solitudine e insoddisfazione sia sul fronte emotivo che professionale, si ritrovano il giorno in cui il padre, sprofondato nella demenza senile, viene sfrattato dalla casa in cui stava. Impareranno i due a conoscersi superando i propri egoismi? Un film che tratta temi ostici come vecchiaia e morte senza cadere nel dramma scontato e senza luoghi comuni.

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Burn After Reading/Non è un paese per vecchi: i Coen
Si può dire senza ombra di dubbio che il 2008 sia l’anno dei Coen. Con il primo film, Non è un paese per vecchi, si sono aggiudicati un poker di Oscar, nonostante fosse la prima volta che trattavano un tema difficile come quello della violenza. Con Burn After Reading si sono invece divertiti a far esplodere la loro filosofia stilistica, ricca di quei classici “perdenti” che non pensano mai alle conseguenze di ciò che fanno.

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L’anno in cui i miei genitori andarono in vacanza
Di Cao Hamburger. 1970, Brasile. L’atmosfera che si respira nelle vie di San Paolo è festosa per i mondiali di calcio e sembra riuscire ad attenuare la ferita profonda che lacera il paese: un regime voluto dal potere dei pochi. Questa la situazione che fa da sfondo alla vicenda di Mauro, bambino con una grande passione per il calcio che viene lasciato dai genitori costretti alla fuga per motivi politici, da un nonno ebreo, che scoprirà essere appena morto. Presentato durante la scorsa edizione della Berlinale, il film ci piace perchè ben rappresenta l’evoluzione cinematografica brasiliana degli ultimi 10 anni. Un processo che punta a far conoscere le aree urbane e le loro problematiche sociali-culturali.

Scritto il 1 dicembre 2008 da Valentina Barzaghi - Nessun commento »

PIG’s Best Music of 2008: Boys & Girls

Boys

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Sébastien Tellier
Vuoi per contrasto con il suo stile da clochard elegante o con la su musica un po’ âgé, ma ritrovare Sébastien Tellier nel 2008 con la keytar in braccio e un mood da papà in discoteca ha riacceso una passione mai spenta.

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Erol Alkan
10 anni di Trash, dalle stalle alle stelle con il premio di DJ dell’anno nel 2006, stagione di memorabili remix. Poi sotto con la psichedelia con Richard Norris nei Beyond The Wizard’s Sleeve e ora con la disco. A 34 anni si inventa produttore e firma tre dischi in pochi mesi. Guru.

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Moby
A 18 anni da Go il signor Melville torna sul luogo del delitto, gli anni novanta. Perfetto per una rimpatriata con i compagni delle medie Last Night sfoggia almeno tre hit ed è in assoluto il disco di Moby che abbiamo ascoltato di più. C’è chi a 43 anni va in pensione e chi sa ancora benissimo come far ballare le masse.

Girls

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Ladyhawke
Singoli, remix, album e copertina. In gergo tennistico si direbbe game, set, match & tournament: gioco, partita, incontro e torneo. Le avversarie a questo giro non mancavano certo… Ma ha vinto Pip.

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Lykke Li
Battuta al fotofinish da Ladyhawke, l’affascinante svedese delle tre è sicuramente quella che ha più chance di diventare una star, perchè come si dice in gergo, ha tutte le cose al posto giusto.

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Santogold
Un passato da cantante rock negli Stiffed, da autrice per Lily Allen, Ashley Simpson ed altri e perfino un’esperienza da A&R. Con un curriculum così e gli amichetti che si ritrova nel music biz, Santi White non poteva fallire. Infatti ha fatto bingo.

Italians Do It Better

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Bugo
Da schivo beniamino del mondo indie a popstar appariscente in poco più di 41 minuti. Contatti è piaciuto a tutti, disco italiano dell’anno senza ombra (o Luci) di dubbio. Next stop Sanremo?

Scritto il 1 dicembre 2008 da Depolique - Nessun commento »

PIG’s Best Music of 2008: Remix

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Ladyhawke – Back Of The Van
(Fred Falke Beverly Mix)

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Jose Gonzalez – Killing For Love
(Todd Terje Brokeback Mix)

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Kaiser Chiefs – Never Miss A Beat
(Cut Copy Remix)

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The Little Ones – Morning Tide
(Studio Remix)

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Friendly Fires – Paris
(Aeroplane Remix)

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Moby – I Like To Move In Here
(Holy Ghost! Remix)

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Archigram feat. Asia Argento – Someone
(Tomboy Remix)

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The Tough Alliance – A New Chance
(Mungolian Jet Set Mix)

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Mystery Jets -Two Doors Down
(Duke Dumont Reconstruction)

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The Presets – Talk Like That
(CFCF Remix)

+3

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Late Of The Pier – The Bears Are Coming
(Beyond The Wizards Sleeve Re Animation)

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Santogold – Lights Out
(David Rubato Remix)

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Sébastien Tellier – Divine
(Midnight Juggernauts)

Re – Edit

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Bruce Springsteen – I’m On Fire (Cousin Cole Edit)

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Beirut – Nantes (Fredo & Thang Edit)

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Rolling Stones – Emotional Rescue (In Flagranti Edit)

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Noir Désir – Le Vent Nous Portera (Rubber Room Edit)

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Phil Collins – I’m Not Moving (Idjut Boys Edit)

Scritto il 1 dicembre 2008 da Depolique - Nessun commento »

PIG’s Best Music of 2008: Albums

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Ladyhawke – s/t (Modular)
Pip Brown firma il disco pop dell’anno. Magic, My Delirium, Back Of The Van, Paris Is Burning e Dusk Till Dawn: 5 singoli 5, cose da altri tempi. Il suo esordio a metà tra Stevie Knicks e remix generation è già un best of.

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MGMT – Oracular Spectacular – (Columbia Records)
Belli e dannati, con due visini da cover story e un look da guerrieri firmati Cassette Playa. Premesse da hype infondato, finché ascolti Oracluar Spectacular e tutto comincia a girare in un caleidoscopio di flashback e flashforward.

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Hercules & Love Affair – s/t – (DFA)
Dopo anni d’agitazione nell’underground la disco music torna sotto i riflettori. Andy Butler ne scrive il manifesto con Kim Ann Foxman e Nomi, mentre Antony canta il nuovo inno. C’è chi parla di miglior disco dance a stelle e strisce del decennio… Un motivo ci sarà.

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Cut Copy – In Ghost Colours – (Modular)
Tim “DFA” Goldsworthy lancia il trio australiano nello spazio. I Cut Copy entrano di soppiatto nell’Olimpo del dance rock usando la porta sul retro. Cosa diranno Soulwax, LCD Soundsystem e !!! ?

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Mystery Jets – Twenty One – (Rough Trade)
“Non sei fregato veramente finché hai da parte una buona storia e qualcuno a cui raccontarla”. Blaine e compagni ne hanno un sacco e sanno bene come fare. Miglior indie band britannica. Garantisce Erol.

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Last Shadow Puppets – The Age of the Understatement – (Domino)
Il bambino d’oro Alex Turner sorprende tutti e con l’amico Miles Kane da alle stampe un mezzo capolavoro sospeso tra Scott Walker e Morricone. Chiamatele ragazzate…

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Santogold – s/t – (Down / Lizard King)
Ai detrattori che aspettavano di tacciarla come semplice clone di M.I.A. Santi White ha risposto coi fatti. Il suo esordio è furbo e piacione, pop e crossover, quanto basta per tirare tutti dentro. Disco “d’oro”.

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Lykke Li – Youth Novels – (LL Recordings)
Non un singolo, non due, ma un intero album. Bjorn produce, ma lei…che voce. Bella, sexy, praticamente una diva. Basta guardarla negli occhi e vedere come si muove sul palco.

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Sébastien Tellier – Sexuality – (Record Makers)
Un pianista che gioca coi synth o un robot a lezioni di piano? Poco importa. La passione di Sexuality non ha eguali e la sinergia Sebastien e Guy-Man è quella da ricordare in questo duemilaeotto.

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Crystal Castles – s/t – (Last Gang Records)
In principio era 8 bit music, poi sono arrivati i Crystal Castles. Electro, pop, glitch e punk parti di un amalgama perfetta. Poi la voce di Alice che entra e fa terra bruciata. Come un phon accesso all’apice di un bagno caldo.

+3

Fuori per un pelo ma meritevoli di premurose attenzioni: il primo vero lp dell’astronauta Lindstrøm, Dear Science, disco della controversa svolta pop dei TVOTR e l’omonimo esordio dei Fleet Foexs, già un classico moderno.
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Lindstrøm – Where You Go I Go Too – (Smalltown Supersound)

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Tv On The Radio – Dear Science – (Interscope)

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Fleet Foxes – s/t – (Bella Union)

Scritto il 1 dicembre 2008 da Depolique - Nessun commento »

PIG’s Best Music of 2008: Songs

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Hercules & Love Affair – Blind

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MGMT – Kids

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Ladyhawke – My Delirium

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Santogold – L.E.S. A.R.T.I.S.T.E.S.

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Kleerup feat. Lykke Li – Until We Bleed

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Mystery Jets feat. Laura Marling – Young Love

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Surkin – White Knight Two

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Moby – Everyday It’s 1989

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Juan Maclean – Happy House

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Crystal Castles – Crimewave (Crystal Castles VS. Health)

+3

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Sébastian Tellier – Divine

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Amadou & Mariam – Sabali

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Air France – Collapsing At Your Doorstep

Scritto il 1 dicembre 2008 da Depolique - Nessun commento »

PIG’s Worst in Fashion 2008

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Can’t stand
Aggy & Henry… non li reggo proprio. E’ più forte di me. Simpatici come due verruche. Il mondo sarebbe un posto migliore senza Henry Holland e i suoi disperati tentativi di essere figo.

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We had enough of
Models & Rockers. Bastaaaaaaaaaa! A maggior ragione se la modella in questione è la mefitica Agyness che si è buttata sul simpatico ma evidentemente “sprovveduto” e “incauto” Albert Hammond Jr. Certo, mi rendo conto che a un uomo possa anche andare peggio, ma Albert non si innervosisce ad andare in giro con una tale poser? Quella passa le giornate a farsi gli outfit e non le resta molto tempo per pensare.

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Fixed gear bicycle mania
Una psicosi collettiva. Una moda travestita da sport. Un esercito di mostri affolla le strade cittadine: si tratta di giovani amici e persone un tempo bipedi travolti da una tendenza made in Usa, quella delle bici ultra leggere e senza freni; per frenare infatti “basta” usare i pedali… col rischio di rompersi tutti i denti (se va bene). Bici preziosissime che vengono accudite come figli, riservando loro più attenzioni di quelle che spettano alle malcapitate (e ormai superstiti) fidanzate (tra una pedalata e l’altra, un raduno, una gara, un festival della bici e un’interessante seduta di dibattito sul trick più interessante, non si batte chiodo). Parlano solo di bici. Si muovono solo in bici. Escono solo con chi ha la bici. Vanno davanti a negozi, ristoranti, bar e locali ma non entrano, per non lasciare fuori la bici. Fanno a gara per chi ce l’ha più leggera, per chi ha iniziato prima, per chi c’è sempre andato. Li riconosci perché anche se li incontri straordinariamente senza bici – cosa che credo avvenga solo in occasioni come matrimoni e funerali (loro) – avranno comunque addosso catene, lucchetti o tracolle, lo sguardo smarrito e quell’aria preoccupata di un fumatore rimasto senza sigarette la domenica mattina.

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Un grosso punto di domanda
Agyness coi capelli neri per Armani. Sì, ancora lei. Il mio è un chiodo fisso, un accanimento recidivo e atavico scatenato dall’indignazione per tutta questa immotivata riverenza mediatica nei suoi confronti. Non riesco proprio a capacitarmi del fatto che sia stata eletta la meglio vestita del pianeta. Ma la domanda non è se ci piace più bionda (no, non ci piace lo stesso) o mora (figurati…); il quesito è: come diavolo le è venuto in mente?! Anzi mi correggo: la povera Aggy – e notate il mio tono sinceramente compassionevole – questa volta è la vittima dell’incoscienza di chi l’ha voluta così. D’altronde ognuno ha quel che si merita..

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Not sure
Uomini in abito senza calze. Thom Browne lo suggerisce, ma io francamente non sono molto convinta… e il mio amico Fezzo, vero esperto di stile, si dichiara “fieramente contrario”. Thom Browne è bravo, dica quel che vuole, poi da qui a seguirne alla lettera le indicazioni…

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Less attention please
Anne Hathaway. Io avrò il dente avvelenato, ma tutto sto rumore per nulla…mah. Direi ordinaria.

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Davvero originale!
Frankie Morello. Ormai degli affezionati nella nostra chart – e immagino ne andranno orgogliosi. Questa campagna mi ricorda qualcosa. O forse qualcuno… ma non riesco proprio a capire chi… sono mesi che mi scervello, non esco, non mangio, ho anche smesso di fumare nel frattempo (…) ma ancora non sono riuscita a capirlo: “Hellooo!?”. Se fossi Amy li querelerei. Ma Amy forse ha altro cui pensare, come il modo più lento e doloroso per uccidersi, per far venire un infarto al povero “poppa wino” o ingegnare altri curiosi marchingegni e sistemi per drogarsi in nuovi e meravigliosi modi, come lo zucchero filato alla cocaina o una vasca da bagno piena di MD.

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Mosci!

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La signorina Rottermaier
Ahhhhhhhhh! Sono sicura che anche voi la prima volta che, sfogliando la vostra rivista di moda preferita, vi siete imbattuti senza supporto psicologico o dei servizi sociali nella campagna invernale di Prada avete lanciato un grido di terrore che ha fatto sobbalzare il vostro gatto e accorrere il vostro vicino. Povera Linda Evangelista… Ma che è? La tiravano da dietro? La risucchiava un’enorme ventola nascosta? Mortificata dal castigatissimo look “alla Signorina Rottermaier”, con cuffietta nei capelli, trucco purpureo e gigantesca narice equina in primo piano, Linda non è certo molto sexy. Uno scheletro, ben vestito per carità, ma sempre uno scheletro. Miuccia cosa le hai fatto?! La poverina ha firmato tutta contenta per fare la campagna e poi le fate questo! Ci vogliono anni di analisi per riprendersi da un simile trauma.

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Figlie d’arte… mettile da parte
Elettra Rossellini Wiedemann. Protagonista della (brutta) pubblicità di Hogan (in cui compare su delle scale di cemento armato con quella faccia da pesce lesso, che niente ha preso dalla madre Isabella) e della raffinatissima campagna Yamamay, vera perla del 2008. A questo punto inizio a chiedermi: è una prerogativa delle pubblicità con protagonista Elettra quella di essere orrende? La colpa è sua o di chi la ingaggia?

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Ok, we got it. Next?!
Lohan-Ronson: sì ok sono lesbiche. O forse fanno finta. Ma questo non le rende più interessanti. In effetti non sono interessanti per niente e non lo sarebbero nemmeno se aderissero a una setta satanica o se si dichiarassero cannibali o se facessero un film porno con Michael Jackson. Chissenefrega di ste due e di vedere i cazzi loro a tutte le ore del giorno e della notte. Sono quasi più interessata alle avvincenti vicende di Albano Carrisi in quel di Cellino San Marco.

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Madre de dios
La parola “tronista” è ufficialmente entrata a far parte del dizionario della lingua italiana. Non c’è dunque da stupirsi se Marianne Puglia e Gerry indossano “Monella Vagabonda” e se Pamela Camassa e Costantino Vitagliano sono felici di essere “Rubacuori”. D’altronde Filippo Bisciglia non esce di casa senza la sua felpa “Jonk 46”. E i fratelli Angelucci approverebbero.

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Item
I Crocs! Ahhhhhhhhhh bleahhhhhhhh puhhhhhhh. Tiè. Solo al pensiero vengo colta brividi cui seguono conati di vomito una risata isterica accompagnata da convulsioni e un principio di crisi epilettica. Raccapriccianti. Abominevoli. Una cosa al di là del bene e del male. Fuori legge. Se sento un solo mentecatto giustificarsi per aver anche solo pensato di acquistarli affermando che sono comodi rischio di perdere la brocca. E credo che sarebbe una valida attenuante per giustificare un omicidio aggravato da crudeltà.

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Papillon
Noooo il papillon noooooooo!
Vade retro satana!

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Se ne sentiva proprio il bisogno…
Dopo il gande successo della sua amica Valeriona – aka Valeria Marini aka la pupa di Cecchi Gori aka la nostra sarda preferita – con la sua linea “Seduzioni Diamonds” (che l’annno scorso avevamo stroncato ma che quest’anno ci sentiamo di rivalutare rammaricandoci non poco per l’imperdonabile svista dovuta forse all’ebbrezza… Valeriona ti amiamo!) anche Simona Ventura – notoriamente donna di gran classe, raffinatezza e buon gusto – lancia FINALMENTE una linea tutta sua! “Star Chic”: una magnifica collezione di “tute stiletto” in ciniglia, da usare con tacchi a spillo, per quelle donne – sempre di gran classe – che vogliono stare comode sentendosi eleganti, molto eleganti, e all’altezza di ogni situazione (autogrilll, piadineria, sagra della porchetta, lungo mare di Riccione, Pineta di Milano Marittima, Hollywood di Milano…). Tra l’altro sono affascinata dalla scelta dei nomi che le nostre beniamine scelgono di attribuire alle loro creature imprenditoriali con un tocco di esterofilia che fa sempre molto international: nomi come “Shoe Bijou”, la nuova meravigliosa proposta di Alessia Fabiani, fanno sognare casalinghe e aspiranti troniste.

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Vive la France (e stacci pure!)
Che dire… non è mai stata simpatica a nessuno ma adesso ha davvero superato sé stessa. Da quando è diventata premiere dame “Carlà” ha improvvisamente cominciato a vestirsi come un’ultra sessantenne babbiona (anche Camilla Parker Bowles ha un look più sexy) e si ostina a indossare pietosi cappellini atteggiandosi alla Jackie’O (le piacerebbe…). La Giovanna d’Arco de’ noartri ha sposato un uomo politico di destra e pensa di poter continuare a far la radical chic dando pareri che non le sono richiesti. Ha dichiarato di essere felice di essere francese riuscendo così a indisporre pure Cossiga che le ha giustamente risposto – togliendoci le parole di bocca, anche se io sarei stata un po’ meno signora – che anche noi siamo contenti che non sia più italiana. Que volgarité. A Carlà, ma stattene pure in Francia!

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Che classe!
Monica Bellucci. Della serie: felici che anche tu te ne stia oltralpe, ma facci una cortesia: se non sai vestirti assumi qualcuno che lo faccia per te. Risparmiaci questo scempio!

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Stop Her!
Esci da questo corpo! Esci da questo corpo! Esci da questo corpo Rachel Zoe! Nana malefica…simpatica come un fist fucking

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Petizione
Aiutiamo Mischa Barton a fare pace con il cervello. O almeno aiutiamola a trovarsi un lavoro!

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Entrepreneur
Matteo Cambi. Poverino. Mi rendo conto, è come sparare sulla croce rossa. Ma questo è un avvertimento… Un orrido presagio mi tormenta. Temo che Cambi appartenga alla stessa razza di Corona e che come l’Araba Fenice risorga dalle sue ceneri più spavaldo di prima… In comunità fa lo spazzino ma minaccia di tornare con un nuovo ambizioso progetto.

Di tutto un po
Gli irriducibili. Non è che me li sia dimenticati, ma mi sembrava inutile dedicare loro troppe attenzioni col rischio di risultare ripetitiva (l’anno scorso li ho massacrati senza alcuna pietà. Più violenta di Apocalypto). Sto parlando delle tremende gemelle Olsen; di Beckham e del suo mostruuuuoso pacco; di sua moglie Victoria e della sua nuova inutile linea di abbigliamento; dell’insopportabile Katie Holmes; dell’esibizionismo di Marc (Jacobs) che quest’anno scorrazza in giro per la città in gonna; del pessimo John Richmond e dei suoi adepti (Anna Tatangelo tra i più pericolosi…). Purtroppo la lista sarebbe ancora lunga…

Scritto il 1 dicembre 2008 da Ilaria Norsa - Nessun commento »

PIG’s Best in Fashion 2008

Designers
Designers
Ci hanno fatto battere il cuore (e considerare l’idea di rapinare una banca…): Christopher Kane, Olivier Theyskens Nina Ricci, Riccardo Tisci Givenchy, Martin Margiela, Giles Deacon, Marc Jacobs, Marios Schwab, Stefano Pilati YSL, Richard Nicoll (foto), Raf Simons Jil Sander, Roksanda Ilincic.

Polo shirt
Polo shirt
Lacoste x Visionaire. Per la 54esima edizione di Visionaire e per festeggiare i 75 anni del coccodrillo più famoso della moda, Cecilia Dean ha chiamato 12 artisti – tra cui Karl Lagerfeld, Michael Stipe, Pedro Almòdovar, David Byrne, Peter Lindbergh, Inez&Vinoodh e Nick Knight – a trasporre il loro lavoro sulla storica polo francese, con risultati naturalmente affascinanti.

Hairstylist
Hairstylist:
Luigi Murenu

Editorials
Editorials
Impossibile eleggere un trionfatore assoluto tra gli editoriali di riviste come W, Self Service, Purple, Vogue Paris, ecc. ma ci sentiamo di ricordare questo magnifico servizio di Matt Irwin e Nicola Formichetti per Dazed&Confused.

High Waist
High Waist

Welcome back
Welcome back
Dr. Martens!

Guest Designers
Guest Designers
Collaborazioni vincenti quelle di Alber Elbaz x AcneJeans, Raf Simons x Eastpak & FredPerry, Chloe Sevigny x OpeningCeremony (foto).

Jewellery&Bijoux
Jewellery & Bijoux
Maria Francesca Pepe; Delfina Delettrez (foto – diciannovenne jet setter figlia di Silvia Venturini Fendi e del gioielliere Bernard Delettrez, vive a Roma con l’attore Claudio Santamaria e loro figlia Emma… Non ci crederete, lo so, e anch’io ho faticato ad accettarlo, ma è brava e nemmeno troppo gasata..); Ugo Cacciatori (italiano classe 1970, tra i suoi fan vanta Keith Richards); Tom Binns (foto – unico veterano della categoria, ha cominciato negli anni ’80 nello studio di Vivienne Westwood e Malcom McLaren).

We likey
We likey
Marni!

Magazine Issue
Magazine Issue
A Magazine curated by Riccardo Tisci.

Basicwear
Basicwear
Sophomore Nyc (foto), Uniqlo, 2357. American Apparel ha aperto la strada e loro non sono certo stati a guardare. Quando “basic” fa rima con coolness, sex appeal e qualità é difficile sbagliarsi.

Female Model
Female Model
Lara Stone. Lo avevamo previsto. Abbiamo scommesso su di lei. Abbiamo vinto: Lara Stone è stata “la meglio” del 2008.

90’S
90’S
Lo sapevamo. E un po’ lo temevamo. Si respirava nell’aria. Erano proprio lì dietro l’angolo. Minacciavano di tornare già da un po’… E sono tornati. Con prepotenza. I temibilissimi anni ’90, in cui eravamo tutti più o meno brutti e vestiti da poveroni. Anche quando il grunge sembrava aver sparato tutte le sue cartucce ecco anfibi (vedi voce “Welcome Back”) e compagnia bella rifare la loro comparsa sulle scene al ritmo di Corona, Ace of Base e Datura. Sono tornate le Spice Girls. I Take That – o quello che resta – si sono riuniti. Britney è ancora viva (e agli MTV Awards di Las Vegas ci ha regalato uno dei momenti più meravigliosi dell’anno, nonché una delle performance più memorabili della storia dello spettacolo – Forza Brit, noi tifiamo per te!). In tv trasmettono Beverly Hills 90210, le top model un po’ attempate danno la merda alle nuove leve e sulle nostre reti è addirittura ricomparsa Lorella Cuccarini in prima serata! Se dio vuole ci siamo risparmiati il revival della mefitica permanente (Errare humanum est…) ma io, detto tra noi, sotto l’albero spero di trovare un tamagotchi…

Fashion Pubblication  (Womens)
Fashion Pubblication (Womens)
Ezra Petronio’s Self Service.

Shoe Designers
Shoe Designers
Jonathan Kelsey, Nicholas Kirkwood (foto), Chrissie Morris.

Net tank tops
Net tank tops
Mai più senza!

Italians Do It Better
Italians Do It Better
6267, Albino, Riccardo Tisci, Giambattista Valli, Stefano Pilati

Knitwear
Knitwear
Sandra Backlund, Craig Lawrence, Cooperative Designs (foto). Per essere certi di non passare inosservati.

Upcoming designers
Upcoming designers
Alexander Wang, Louise Goldin, Louise Gray, Ohne Titel, Elliott Atkinson (foto), Peter Pilotto, Rodarte (foto).

Anniversaries
Anniversaries
Margiela 20 (foto), Diesel 30, Fila 35, Sonia Rykiel 40, Salvatore Ferragamo 80.

I just can’t get enough
I just can’t get enough:
Denim! Jeans a vita alta, bassa, strappati, tagliati, sbrindellati, masticati… Camicie, camicette, giacche e corpetti in denim azzurro, azzurro chiarissimo o bianco (Christopher Kane docet). Passi il nero, classico intramontabile.

Sweethearts
Sweethearts
Lillian&Floria, Marc&Alfred, Devendra&Natalie.

Must
Must
Beards&Mustaches. Se ci fate caso noterete che quest’anno sulla faccia dei vostri fidanzati, amici, colleghi, conoscenti e compagni di scorribande sono curiosamente comparse nuove insolite presenze. Un micidiale virus si è diffuso tra i giovani “trend setter” di tutto il mondo, mietendo più vittime che i film di natale. Dai baffi anni ’70 alle folte barbe da orso, sembra che tutti siano stati contagiati dalla “facial hair mania” (soprattutto negli ambienti creativi…). Naturalmente i precursori e gli affezionati ci tengono a rivendicare il primato nella categoria e snobbano con sdegno i “nuovi arrivati”. Barba e baffi sono sexy –il più delle volte – ma se il nuovo look diventa così gettonato e diffuso da essere adottato senza criterio e la benché minima dose di autocritica si rischia il temibile “effetto new rave”.

These boots are gonna walk all over you
These boots are gonna walk all over you
Chloé a/w.

Scene
Scene
Lower East Fucking Side! Ovvero la scintillante “factory” di Don Aaron Bondaroff, il defunto Wreck Center, il suo Off Bowery e l’imponente esercito di artisti-musicisti-creativi-scrittori-graffitiartist-dj-punk-fotografi-tossici- groopies e perditempo newyorkesi che gli gravitano intorno: da Dan Colen a Dash Snow, Lesley Arfin, Ryan McGinley, Dumbo, The Virgins, Neckface…

Campaigns
Campaigns
Prada s/s; Miu Miu s/s starring Kirsten Dunst in versione bambolina by Mert&Marcus; Jil Sander (forever); Chloé parfum by Inez&Vinoodh starring Anja Rubik, Chloe Sevigny e Clemence Poesy (con art direction firmata Ezra Petronio…); Marc Jacobs a/w by Juergen Teller sia uomo (starring Harmomy Korine), che donna; Marc by Marc Jacobs a/w, sempre Juergen Teller ma starring un inedito Cole Mohr vestito da brava ragazza; le sexy campagne di Tom Ford e quelle sempre brillanti di Comme des Garcons Shirt. “

Socks&Stockings
Socks & Stockings
I preziosissimi collant con monogramma di Louis Vuitton. Vera perla di frivolezza impreziosita da una linea di swarovski sul retro della gamba – che a mio avviso si poteva evitare… Costo dell’operazione: 210 euro. Il trionfo del superfluo, cui ovviamente non ho saputo resistere. E non me ne vergogno. Un po’ sì… E se si dovessero strappare cosa faccio? Mi butto dalla finestra?

Lace
Lace
Pizzo. Prada. Miuccia, you make me sweat!

Magazines&Covers
Magazines & Covers
Evviva Vogue Paris (moderno), le copertine di i-D (come questa di Inez&Vinoodh), gli editoriali di W, il restyling di Interview firmato Fabien Baron (a cominciare dal numero con Marc Jacobs nei panni di Andy Warhol..), Pop (e lo Stephanie Seymour Issue) e V mag.

Teenager Turned Model
Teenager Turned Model
Daisy Lowe diciannovenne e procace figlia illegittima di Pearl Lowe (musicista, autrice e amica “intima” di Jude Law , Sadie Frost e tutta l’allegra combriccola di Primrose Hill…) e di Gavin Rossdale, (frontman dei Bush oggi legato a Gwen Stefani), nata dal frutto della “one night stand” tra i due e inizialmente non riconosciuta dal padre. Popolarissima a Londra, Daisy – che vanta già una copertina di i-D, un pugno di campagne pubblicitarie (Dr. Martens e Converse tra le altre) e un’innumerevole serie di apparizioni mondane – si divide la scena con la coetanea e collega Alice Dellal.

Millinery
Millinery
O cappelli, per parlar come se magna. Justin Smith é un ex tatuatissimo parrucchiere trentenne laureato al Royal College of Art che dal 2000 disegna la sua linea di originali copricapo.

Foulards
Foulards
Annodati alla borsa sono molto chic (le vere sciure li abbinano religiosamente alla loro Kelly). Usati come copricapo fanno molto Audrey Hepburn, ma l’effetto “vecchietta rimbambita” se non hai la stessa allure è sempre in agguato. Annodati in testa “alla Amy” sono molto 50s e decisamente comodi (soprattutto se devi tenere a bada una cofana di capelli di quelle dimensioni). Quest’anno i foularini in testa sono andati per la maggiore e le variazioni sul tema sono state numerose, ma i tentativi delle aspiranti pin up non sempre hanno esiti felici e l’autocritica non deve mancare. A un mio timido primo approccio all’inedita acconciatura mio padre ha reagito comunicandomi carinamente che sembravo la sua vecchia cameriera…

Artwear
Artwear
James Jean con le sue ninfette per la s/s di Prada e Richard Prince con le sue infermiere per Louis Vuitton (s/s)

Prints
Prints
Evviva il marmorizzato di Jil Sander, il pitonato di Christopher Kane e tutte le loro variazioni.

Most influential
Most influential
La Roitfeld’s dinasty, ovvero mamma Carine, giustissima editor-in-chief di Vogue Paris (aria tenebrosa, sigaretta sempre in mano, tacco 15 preferibilmente Givenchy, niente borsa, niente cibo) la “piccola” Julia, avuta dal marito Restoin (27 anni, jet setter, parigina di nascita ma newyorkese d’adozione, iper-mondana, iper-fotografata, iper-invidiata, già direttrice di un suo studio di consulenze e art direction, dopo la “gavetta” da Fabien Baron; casualmente modella della prima campagna di profumi di Tom Ford e oggi tra i volti di Gap) e il “piccolo” Vladimir Restoin-Roitfeld, comparso con Julia sulla copertina di Hercules mag e anch’esso fotografatissimo, popolarissimo, fighissimo, contesissimo (soprattutto tra le modelle: ne ha frequentate giusto un paio… tra cui Maria Carla, sua storica fidanzata).

Icon
Icon
Alice Dellal è quella che la scena la ruba (e non solo a Daisy Lowe). 21enne punk-socialite figlia di una modella brasiliana e di un multimilionario inglese, Alice ha mandato in pensione anche Kate Moss prendendo il suo posto come testimonial di Agent Provocateur e seguendone le orme anche in fatto di sregolatezza (come hanno dimostrato le “classiche” foto scandalo uscite quest’anno che l’hanno pizzicata mentre se la spassava allegramente…). Il 2008 è stato l’anno della sua “consacrazione”: Alice è stata celebrata da riviste come Vogue Paris, i-D, Dazed (che le ha dedicato una copertina) e Self Service (che le ha praticamente dedicato metà del suo numero estivo). Bellezza accattivante, look vincente (giacca di pelle nera, micro jeans tagliati, calze a rete e anfibi sono la sua divisa ufficiale), taglio interessante, aria da ribelle e frequentazioni regali (è stata la ragazza di Pierre Casiraghi), ne hanno fatto la bad girl più amata dal mondo della moda. Tenete un occhio anche sulla meno scalmanata ma davvero talentuosa sorellina Charlotte, stilista della linea di scarpe “Charlotte Olympia”…

R.I.P.
R.I.P.
Monsieur Yves Saint Laurent

Gothic/Mistic
Gothic/Mistic
Rosari, ex voto, pizzi, catene e tanto, tanto nero. Di Riccardo (Tisci) ce n’è uno, tutti gli altri son nessuno.

Shoes
Shoes
Christian Louboutin, Azzedine Alaïa, Louis Vuitton (foto), Givenchy, Prada, Miu Miu, Chloé, Marni, Sinha Stanic, Manolo Blahnick x Christopher Kane, Chanel.

Lingerie
Lingerie
“Let Them Eat Kate”: Amo Agent Provocateur. Fino all’anno scorso la mia insensata e convulsa tendenza a sbattere via i soldi in preziosissimi completini intimi – così sexy da mettere in imbarazzo anche il mio cane – era inibita dalla distanza che mi separava dalla capitale inglese (e dalla mia scarsa propensione per l’e-commerce). Oggi Agent Provocateur è sbarcato in pompa magna alla Rinascente di Milano. E giù soldoni e sensi di colpa. A infierire si è anche messa la geniale campagna pubblicitaria della linea porno-dark-nuziale scattata dal mitico Nick Knight e starring l’infallibile Kate. E come si suol dire “Let them eat cake…”

Male Model
Male Model
primo posto per Josh Beech ma ci sembra doveroso mettere sul podio anche Cole Mohr che nella classifica del 2007 non avevamo menzionato.

Musicians
Musicians
Lillian Berlin, Devendra Banhart

Fashion/Art  Pubblication
Fashion/Art Pubblication
Olivier Zahm’s Purple Fashion

Stars
Stars

Fashion Pubblication (Mens)
Fashion Pubblication (Mens)
Arena Homme + non ci annoia mai… un po’ edgy e imprevedibile, sicuramente non scontato. Il servizio dell’ultimo numero “Games and restriction; candy; twilight” di Steven Klein e Panos Yiapanis non ci ha lasciati indifferenti..: giochi di potere in latex nero e pizzo rosa… Non adatto a un pubblico di minori, per lettori dalle larghe vedute. (Astenersi omofobici e bacchettoni).

Bags & Backpacks
Bags & Backpacks
Eastpak by Raf Simons

Scritto il 1 dicembre 2008 da Ilaria Norsa - Nessun commento »

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