
Intervista di Valentina Barzaghi. Foto di Piotr Niepsuj.
Ormai è passato qualche mese da quando abbiamo incontrato Alexis Dos Santos al Milano Film Festival. Alexis è il regista di “Unmade Beds” pellicola indipendente ambientata nella Londra underground degli squat, storia di un imberbe latino e di una introversa francese che ci si trovano nella città, il primo per cercare il padre mai conosciuto, la seconda per ricucire le ferite del suo cuore spezzato. Si scontrano a volte, ma non si incontrano, nonostante vivano sotto lo stesso tetto due esistenze parallele, immerse nel fervente clima che la città offre loro, dove non conta chi sei, cosa fai, da dove vieni, che musica ascolti o con chi decidi di andare a letto. Nato a Buenos Aires, Alexis è cresciuto in un piccolo villaggio della Patagonia. “Unmade Beds” è il suo secondo film. Il nostro incontro è stato bizzarro, lui ancora in hangover per il festino della sera prima, io con le pile di un registratore che ha smesso di funzionare proprio quando si era un po’ ripigliato dopo un caffè, su una panchina davanti al Piccolo Teatro di Milano in una giornata di vento, prima dello scoppio di un temporale. Ma alla fine ce l’abbiamo fatta…
Ciao Alexis! Come va?
Molto bene grazie, anche se sono ancora un po’ provato dalla festa di ieri sera.
Ok, allora facciamo che lascio a te la scelta. Preferisci iniziare a parlare di te o del tuo film?
In verità di nessuno dei due (ride).
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