Dissonanze 09
L’8 e il 9 maggio scorso siamo stati alla nona edizione di Dissonanze, il festival di musica elettronica più importante in Italia, per verificare lo stato di salute della musica da club (e non solo) nel nostro paese e per scoprire dal vivo piacevoli sorprese, come suggerito dal claim “Never stop discovering”. Il contesto organizzativo, nel collaudato e scenografico Palazzo dei Congressi all’Eur di Roma, ha retto bene gli inevitabili spostamenti d’orario del cast e l’ondata di pubblico con oltre 20mila biglietti venduti, senza mai sfociare in situazioni insostenibili. L’offerta musicale di quest’anno, eterogenea dal punto di vista stilistico anche se meno ricercata rispetto a precedenti edizioni, è riuscita nella missione quasi impossibile di radunare il popolo del clubbing al salone, i trend setter del pop e i puristi dell’elettronica nell’aula magna, e infine gli esploratori delle contaminazioni hip hop sulla terrazza. Tre ambienti differenti, ma legati da un flusso unico di persone, un serpentone umano sempre più dinamico e disordinato, che tra l’altro ha propiziato eccessive possibilità di “sballo” come da previsioni.














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