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I Love Radio Rock

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Di Richard Curtis. Richard Curtis è l’uomo che ha scritto alcune delle commedie romantiche inglesi più famose di tutti i tempi, da Quattro Matrimoni e Un Funerale, a Notthing Hill, colui che ha “inventato” Hugh Grant appiccicandogli addosso il ruolo del goffo e strampalato personaggio per cui le donne stravedono. Curtis in I Love Radio Rock si stacca però dal suo pupillo sopperendo con un cast davvero spettacolare: Philip Seymour Hoffman, Kenneth Branagh, Emma Thompson, Bill Nighy… ci vorrebbe l’elenco telefonico per dare spazio a tutti. Anche in questo caso lo humor non manca, ma il regista ci fa fare un salto temporale nel memorabili anni ‘60.

Scritto il 16 novembre 2009 da Valentina Barzaghi - 2 Commenti »

The Young Victoria

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di Jean-Marc Vallée. Visto che l’uscita di Cheri di S. Frears è ormai prossima (28 agosto) ho deciso di tediarvi prima del tempo recensendo The Young Victoria. Perché? Ok, l’ormonella per Rupert Friend è un trait d’union lampante, ma non l’unico motivo “valido” per cui procacciarsi questo film – anche perché è pervenuto nella mia piccola cineteca domestica per altre ragioni (sì anche perché mi piacciono i film in costume, soprattutto se parlano di regine con le palle visto il mio velato femminismo…).
The Young Victoria mi ha incuriosito soprattutto perché il regista di questa bomboniera barocca – ma di classe – è il signor Jean-Marc Vallée, uno che pochi anni or sono al Festival di Venezia ci aveva catturato con il trip melodico C.R.A.Z.Y. Tra i nomi del cast tecnico figura inoltre un certo Martin Scorsese nelle vesti di Produttore, accompagnato dalla meno convincente, ma pur sempre in tema con il soggetto, Sarah Ferguson.

Scritto il 19 agosto 2009 da Valentina Barzaghi - Nessun commento »

Joshua

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Di George Ratliff. New York. Brad e Abby sono una coppia pressoché perfetta: lui rampante manager in carriera, lei diventata madre da poco e per la seconda volta di una stupenda bambina. Oltre che della piccola Cairn sono genitori di un bambino dalle competenze prodigioso di nome Joshua. All’arrivo della sorellina, tutte le attenzione si spostano su di lei, scatenando nel bambino delle reazioni tanto nascoste quanto inaspettatamente cruenti. La pellicola che ha suscitato tanto scalpore due anni fa al Sundance, finalmente arriva in dvd dopo un’uscita cinematografica inosservata e circa un altro anno d’attesa. Non la sorpresa che ci si aspettava dopo tanto casino, ma comunque un buon film, girato quasi completamente all’interno di un asettico e impersonale appartamento che dona al tutto un tocco ancora più claustrofobico e angosciante. Sam Rockwell è sempre Sam Rockwell (che vuol dire che non riesco ad essere obiettiva perché lui mi piace sempre).

Scritto il 16 luglio 2009 da Valentina Barzaghi - Nessun commento »

Appaloosa

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Di Ed Harris. 1882, New Mexico. Virgil Cole (Ed Harris) e il suo vice Everett Hitch (Viggo Mortensen) si sono fatti la fama di pacificatori in terre in cui la legge non viene rispettata. La meta del loro cammino è Appaloosa, una piccola comunità di minatori in cui spadroneggia uno spietato e potente ranchero, Randall Bragg (Jeremy Irons), che ha permesso alla sua banda di fuorilegge di portare paura e disastri in città. Cole è un uomo algido e scontroso che sa il fatto suo. Hitch è di poche parole: dopo essere stato congedato come soldato addestrato a West Point, l’unica legge che conosce è quella di Cole, rafforzata dal forte sentimento d’amicizia che lo lega all’uomo. I due vengono incaricati di catturare Bragg, consegnandolo alla giustizia, ma l’arrivo in città dell’anticonformista Allison French (Renée Zellweger), smaliziata abindolatrice di uomini, metterà a dura prova sia l’amicizia tra i due che la loro missione.
Ispirato all’omonimo best seller di Robert B. Parker, un film che dimostra come si possa rileggere un genere che ha fatto storia attualizzandolo. Harris attinge a piene mani dai classici con rinvii sotterranei a Eastwood, a Costner (il direttore della fotografia di Appaloosa, Dean Semler, è lo stesso di Balla coi Lupi) e a Sergio Leone, di cui adotta il cambio netto e continuo di campi e piani. Come in C’era una volta il West, introduce anche l’elemento femminile, motivo di disturbo per l’uomo, ma riadattato in chiave moderna. Allison French è una donna che non si fa sopraffare dagli eventi, che deve sopravvivere perché capisce di essere sola e per questo si appoggia a quello che al momento è il “maschio dominante”. Non si sa nulla di lei se non che ha un dollaro e, così dice, un marito deceduto. Cole se ne innamora e per lei è disposto ad integrarsi in un sistema, a mettere una parola fine al suo lungo pellegrinaggio con l’amico, nonostante la sua etica rimanga quella imposta dalla pistola. Hitch è l’uomo di frontiera, ha un cuore generoso e una morale ferrea e non potrebbe sopportare una vita diversa da quella nomade.
Un western ben riuscito, dai connotati più interiori che epici. Ma non solo… Una storia d’amicizia, un legame cameratesco, che si rivela allo spettatore attraverso dialoghi brillanti (anche il tormentone di Cole che quando non ricorda una parola chiede al suo vice cosa deve dire, non annoia) e interpretazioni magistrali di Harris e Mortensen. Punto debole, la scelta della Zellweger come protagonista femminile: al limite dell’odioso.

Scritto il 8 luglio 2009 da Valentina Barzaghi - Nessun commento »

Milk

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Gus Van Sant cullava il sogno di portare sul grande schermo la storia di Harvey Milk da molto tempo. Sono stati anni di ricerche dettagliate in cui il regista di Paranoid Park e Last Days si è dato da fare per rispondere esaustivamente alla domanda: chi era Harvey Milk? Il film inizia il giorno in cui Milk (Sean Penn) abita a New York e compie 40 anni, ma convinto di dover dare un senso diverso alla sua vita, decide di trasferirsi con il suo compagno Scott Smith (James Franco) a San Francisco, dove aprono un piccolo negozio di fotografia, il Castro Camera, che ben presto diventa il “cantiere generale” e il punto di riferimento per tutti gli omosessuali d’America. Sono gli anni ‘70, quelli che ci mostrano un’America di transizione, in cui c’è speranza e voglia di un cambiamento, ma in cui regna ancora scetticismo, razzismo e omofobia  da parte di quella fetta di popolazione conservatrice secondo cui i gay dovrebbero vivere solo in relativa libertà. Sono infatti gli anni della politica del terrore di Anita Bryant e John Briggs, sostenitori della Proposition 6, che chiedeva di bandire i docenti omosessuali dalle scuole insieme a tutti coloro che li sostenevano. Harvey è un populista tenace, convinto che il governo esista per andare incontro ai bisogni di tutti i membri della società e così, aiutato dai ragazzi che animano il Castro Camera (Emile Hirsch, Diego Luna, Joseph Cross…), si candida alla carica di Consigliere Comunale due volte senza risultati. Sarà il terzo tentativo a regalargli il tanto sudato incarico, ma non senza prevedibili ripercussioni. Gus Van Sant riesce nel suo tentativo di volerci mostrare i molteplici aspetti della figura di Milk: quello di politico tenace, di icona che in solo otto anni riuscì a cambiare la condizione degli omosessuali negli U.S.A., ma anche in quelli più umani. Milk riusciva ad essere tutto questo perché fondamentalmente rimaneva un amico sincero e un amante fedele, un uomo disposto a dare in prestito la sua voce alle minoranze perché credeva veramente nella sua causa. Van Sant lo dipinge come un uomo qualunque, con i suoi pregi e le sue debolezze, senza scivolare su troppo facili sbrodolature melodrammatiche. Anche la scena finale è di composta naturalezza, nel suo silenzio e nella sua umana paura. Nel 1999 la rivista Time ha nominato Harvey Milk tra i 100 eroi ed icone del XX sec. Quella di Sean Penn è di certo una delle sue interpretazioni miglior, che gli ha valso un meritatissimo Oscar.

Scritto il 19 giugno 2009 da Valentina Barzaghi - Nessun commento »

Revolutionary Road

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Di Sam Mendes. Revolutionary Road è il film più bello di Sam Mendes e, azzarderei, nella top 3 dei miei film preferiti di questo 2009 iniziato da poco, quello che mi domando ancora come sia potuto essere escluso dagli Oscar. La pellicola è tratta dall’omonimo romanzo di Richard Yates, che già nel 1961 aveva scosso gli animi della società americana, letteraria e non, per lo sguardo disilluso con cui descrive i rapporti umani e i sentimenti che li condizionano. Yates stesso avrebbe voluto lavorare all’adattamento cinematografico del suo capolavoro, ma i diritti venduti da tempo e la sua precoce morte causata da una vita di vizi e tormenti non glielo permisero. La storia, ambientata in America negli anni ‘50, potrebbe sembrare quella di un comune matrimonio: Frank (Di Caprio) ed April (Winslet) si innamorano, si sposano e trovano una casa in cui vivere insieme in Revolutionary Road. Prima della loro unione erano due persone con ideali ed obiettivi, che si ritenevano talmente speciali da essere sicuri che la monotona vita di provincia, i figli e la routine per il mantenimento non li avrebbero cambiati. Ma possono davvero due persone staccarsi dalla vita “normale” e riuscire a rimanere uniti? Frank ed April ci provano, innescando una serie di reazioni a catena dai risvolti tanto aspettati, quanto tragici nel loro essere reali. E’ proprio questo il punto: Mendes non si focalizza solo sul dove e sul quando, ma anche sul come, indaga con uno sguardo intimo l’evoluzione di coppia, tanto che ogni spettatore riesce ad identificarsi con i protagonisti. Potremmo essere in qualsiasi posto del mondo e in qualsiasi epoca, ma le dinamiche sono le stesse: l’apparenza che fa credere che tutto vada bene se chi ci circonda pensa sia così; l’insoddisfazione per ciò che si ha, ma il poco coraggio di cambiare le carte in tavola per paura di scoprirsi veramente; vedere la fuga come unica soluzione di liberazione e cambiamento. Se l’obiettivo di Yates era quello di darci uno schiaffo in pieno viso, Mendes riesce quantomeno ad aprirci gli occhi. I cuori più sensibili ne usciranno sgomenti, per gli altri sarà una bella lezione di “cinema letterario”.

Scritto il 19 giugno 2009 da Valentina Barzaghi - Nessun commento »

The Orphanage

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Di Juan Antonio Bayona. Prodotto dal notoriamente oculato Guillermo del Toro, The Orphanage aggiunge un tassello elegante all’insieme di tutti quei film etichettabili come infanto-thriller. Laura è una madre adottiva che si trasferisce con il figlio gravemente malato in un ex orfanotrofio che vuole trasformare in una residenza per bambini disabili. Qui Simon (il bimbo) gioca con amici immaginari, che però… lasciano impronte sul pavimento. Laura cerca di assecondare il figlio, nonostante la paura, fino al giorno in cui il piccolo scompare misteriosamente. Il film di Bayona ha diversi pregi: nonostante la trama che potrebbe allontanare anche il meno scettico è un film autorale, con una fotografia che rende ancora più inquietante la storia, una scelta d’inquadrature perfetta per un film horror – dai dettagli delle porte che sbattono a una semplice giostra spinta dal vento. In un genere che sembra non possa più dare nulla, è rigenerante capire che ci sono registi che fanno di questa convinzione un metodo per andare oltre, cercando la tensione non nel semplice spavento.

Scritto il 1 maggio 2009 da Valentina Barzaghi - Nessun commento »

Australia

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Di Baz Luhrmann. Australia è uno di quei film che tra qualche anno troveremo nelle collezioni di dvd gold o platinum e che sarà d’obbligo avere nella propria cineteca domestica. La pellicola è ambientata nel continente australiano poco prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale e segue le vicende di un’aristocratica inglese (Nicole Kidman) che, arrivata nel lontano paese, incontra un uomo rude, chiamato Il Mandriano (Hugh Jackman), con il quale deve unire le forze per salvare la sua proprietà. I due intraprendono un viaggio che cambierà le loro vite attraverso un territorio tanto spettacolare quanto spietato, per poi ritrovarsi sotto i bombardamenti giapponesi della città di Darwin. Se guardando Australia vi verranno in mente confronti con Via Col Vento, non stupitevi…

Scritto il 1 maggio 2009 da Valentina Barzaghi - Nessun commento »

Come Dio comanda

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Di Gabriele Salvatores. Per la seconda volta nella sua lunga e onorevole carriera, Salvatores raccoglie una difficile sfida lanciata da Ammaniti nel suo omonimo romanzo. Lo fa evidenziando il lato cinematografico del testo, sottolineandone la drammaticità e la desolazione, la poesia e la suspense. Siamo in una provincia del Nord Italia, in un paesino alle pendici di una montagna. Qui vive Rino (Filippo Timi, bravissimo) e Cristiano Zena (Alvaro Caleca), rispettivamente padre e figlio. Il primo è un lavoratore precario che si arrabatta come può per mantenere Cristiano, educandolo alla sua maniera, a tratti ignorante e violenta. Il loro rapporto è il lato più oscuro, dipendente, tragico e sbagliato di ogni grande storia d’amore. Il ragazzo venera suo padre, non mai in discussione ciò che fa o dice, lo rende la sua guida spirituale per ogni aspetto della sua vita. Hanno solo un amico: Quattro Formaggi (Elio Germano), il matto del paese, che trascorre le sue giornate a costruire un presepio fatto con ogni sorta di oggetto di riciclo ed è ossessionato da una bionda pornodiva.In una notte di pioggia, una ragazzina che assomiglia alla donna di cui Quattro Formaggi si dice innamorato, li farà intraprendere una strada senza vie di fuga. Salvatores è uno dei pochi veri autori del cinema nostrano e a differenza della sua precedente trasposizione da Ammaniti (Io Non Ho Paura) arriva questa volta a scavalcare il romanzo, tralasciando tutto ciò che è cornice della trama, per focalizzarsi meglio sui suoi personaggi, sulla loro dimensione ancestrale: Rino e Cristiano sono a tutti gli effetti un lupo e il suo cucciolo. Ci riesce con la sua solita maestria, creando un film devastante e intenso, che ha solo una pecca: una colonna sonora ridondante, frastornante e messa un po’ a caso.


Scritto il 1 maggio 2009 da Valentina Barzaghi - Nessun commento »

The Mist

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Di Frank Darabont. Di questo film non se n’è sentito tanto parlare, forse perché ogni volta che esce una pellicola tratta da Stephen King ormai, si sbuffa pensando a quando arriverà il giorno in cui finalmente finiranno i suoi romanzi adattabili al grande schermo, evitando un tedio consolidato per generazioni di amanti del buon cinema. Sta di fatto che la pellicola in questione invece è uno dei rari casi in cui un pregiudizio sbagliato può portare fuori strada: il regista, d’altronde, non è il primo degli sconosciuti che non sapendo come sfondare punta su King “almeno due soldi me li faccio di sicuro”, ma il signor Frank Darabont, quello di Le Ali della Libertà e Il Miglio Verde. Darabont conosce e ama King (suo è anche Stephen King. Movie Collection), di cui ne sa esaltare la parte più inquietante e potenziarne la valenza simbolica. Tratto da un racconto incluso nella raccolta di Scheletri, The Mist narra l’arrivo in una piccola cittadina di una tempesta violenta seguita da una nebbia fitta. Man mano che la foschia avanza la città viene occupata anche da forze militari che però non si capisce da dove provengano e quale sia la loro missione. Quando gli abitanti capiscono che la nebbia è sinonimo di pericolo, si rinchiudono in un supermercato, pensando di essere al sicuro. Ma è a questo punto che invece l’incubo avrà inizio.

Scritto il 1 aprile 2009 da Valentina Barzaghi - Nessun commento »

Rachel getting married

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Di Jonathan Demme. ITA. Rachel sta per sposarsi. Lasciate le vesti di personaggi più soft come quelli di Il Diavolo veste Prada e Get Smart, Ann Hathaway indossa quelli dell’inquieta Kym, tossicodipendente in fase di riabilitazione che torna a casa dalla famiglia per il matrimonio della sorella Rachel. Scritto dalla figlia di Sidney Lumet (buon sangue non mente!) e diretto dal regista de Il silenzio degli innocenti e Philadelphia è uno di quei classici film che ti porta ad evitarlo se leggi la trama prima di andare al cinema… sarebbe un grosso errore! E’ vero che al centro della vicenda ci sono incomprensioni familiari mai svelate e la scalata della protagonista verso la riconquista di autostima, ma Rachel Getting Married è realistico, non cade nel superficiale e scontato, non cerca di mitragliare lo spettatore con continui stati di dolore e tristezza ingiustificati, dosa il tutto con molte parentesi ironiche. Dietro la macchina da presa Demme vuole dare alla vicenda un taglio documentaristico inaspettato e racconta la sua protagonista utilizzando la chiave della compassione… non facile! Da vedere perché è il film in cui sembra che Ann Hathaway abbia davvero doti d’attrice, tanto che è stata pure candidata all’Oscar per questo ruolo, subito smentite dalla sua recente partecipazione nel terribile e drammaticamente vaginale Bride Wars. Date una possibilità, anche a una delle donne più sopravvalutate di tutti i tempi (sia in bellezza che in bravura!), perché il film ne vale davvero la pena!

Scritto il 1 aprile 2009 da Valentina Barzaghi - Nessun commento »

Lezione 21

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Di Alessandro Baricco. Baricco al cinema non era sufficiente ci tediasse con film tratti dai suoi romanzi (vedi Seta), che seppur poetici, romantici e ben scritti, ci sono usciti un po’ fuori dagli occhi… doveva pure mettersi a girarli… ed ecco Lezione 21. Del professor Mondrian Kilroy, celebre non è la simpatia, ma una lezione tenuta all’università (la Lezione 21, appunto) in cui smontava il mito della Nona Sinfonia di Beethoven, con particolari riferimenti all’Inno alla Gioia. A questa vicenda centrale, se ne legano altre, tutte accomunate da qualche rapporto con l’opera musicale. E’ il 7 Maggio 1824 quando a Vienna si tiene la prima esecuzione pubblica della Nona; lo stesso inverno un violinista viene trovato morto assiderato, con ancora tra le dita strette il suo strumento. Se è vero, che dalla lettura dei suoi romanzi da tempo traspariva l’esigenza di un cambiamento, di una trasformazione da parola a immagine, è anche vero che proporre alla vista virtuosismi e un esercizio di stile troppo raffinato, dopo un po’ stanca. Mi spiego con parole più semplici: se voleva che gli battessimo le mani perché è stata bravo al suo battesimo da regista, gliele battiamo, ma se pretende che lo facciamo convinti che abbia fatto davvero un buon film e che ci abbia emozionato, io personalmente le rimetto in tasca.

Scritto il 1 aprile 2009 da Valentina Barzaghi - Nessun commento »

Quantum Of Solace

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Di Marc Forster. Ovvero la caduta del James Bond di Daniel Craig (spererei di poter dire la caduta definitiva di James Bond, ma vista la recente carenza di idee dei blockbuster made in U.S.A. non azzarderei). Sono tanti i problemi di questo film, ma uno su tutti è che della trama non si capisce un cavolo: c’è Bond che reduce dal trauma sentimentale visto in Casino Royale (che era ancora decente) cerca di superarlo e intanto affronta una missione in cui conosce una gnocca da urlo che finisce a fargli da psicologa (incredibile, non se la tromba!). La pellicola è una carrellata di locations diverse, dal Lago di Garda a Siena, da Londra ad Haiti, e di sequenze d’azione sempre più spettacolari. Nonostante ciò lo sbadiglio arriva lo stesso, soprattutto quando vedi il personaggio di M (la donna tutta d’un pezzo che vive solo per il lavoro) trasformato in un surrogato di madre di Bond che si fa il bagno ai profumi per rilassarsi dopo la faticosa giornata. Orrore! Se non avete di meglio da fare…

Scritto il 31 marzo 2009 da Valentina Barzaghi - Nessun commento »

La Terra Degli Uomini Rossi – Birdwatchers

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Di Marco Bechis. Il film che aveva fatto tanto rumore durante la scorsa kermesse veneziana, è poi finito rapidamente nel dimenticatoio all’uscita in sala. Non essendosi portato a casa nulla, tutti coloro che durante il festival dicevano “ah, da vedere” per non sembrare troppo poco acculturati, ci hanno ripensato ripiegando su un più veritiero “sì, ma che mattone”. Chi conosce Bechis, sa che non stiamo parlando di un regista notoriamente leggero: suo era l’indimenticabile, ma crudo, Garage Olimpo sui desaparecidos argentini. Anche questa volta il tema è politico e l’intento finale è la denuncia. 2008 Mato Grosso do Sul (Brasile): a pochi passi gli uni dagli altri vivono fazendeiros, possidenti di coltivazioni transgeniche che trascorrono il loro tempo a guardare gli uccelli insieme ai turisti di passaggio, e gli indios, legittimi abitanti di quelle terre ridotti in condizioni di schiavitù. Per le condizioni inumane di vita, molti giovani arrivano al suicidio e sarà l’ultimo di questi a scatenare la ribellione generale. Da vedere se volete avere una panoramica su quello che accade ancora dall’altro lato del mondo.

Scritto il 31 marzo 2009 da Valentina Barzaghi - Nessun commento »

L’ospite Inatteso

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Di Thomas McCarthy. Questa pellicola è uno di quei classici successi dovuti al passaparola e ad un’eco incredibile avuta sulla stampa americana. McCarthy, alla sua seconda esperienza dietro alla macchina da presa, costruisce senza pretese registiche particolari un buon film sul dialogo interculturale. Il film ci permette inoltre di vedere finalmente impegnato in una parte non marginale Richard Jenkins (sì, quello che faceva il capo della palestra in Burn After Reading dei Cohen, ma non solo), che veste i panni di un professore universitario del Connecticut solo che, arrivato a New York per lavoro, scopre che il suo appartamento lì è stato subaffittato ad una coppia di extracomunitari. Un film che affronta i cambiamenti sociali senza banalizzarli e con un’inaspettata verve.

Scritto il 16 marzo 2009 da Valentina Barzaghi - Nessun commento »

Zohan

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Di Dennis Dugan. Premetto: sono una fan di Adam Sandler, che comunque è oculato nella scelta delle parti anche quando stiamo parlando di film demenziali. Rimango dell’idea che tentare di recensirlo però sarebbe una perdita di tempo, è puro intrattenimento, da serata in cui la vostra mente potrebbe reggere solo un impegno alla Grande Fratello o un film “inutile”. La storia comunque è carina: un agente segreto israeliano in lotta contro il terrorismo palestinese si finge morto per realizzare finalmente il suo sogno, diventare parrucchiere. Si trasferisce a New York dove ha molto successo come hairdresser da signora con il nome di Scrappy Coco, fino al giorno in cui qualcuno lo riconosce e lo vuole eliminare definitivamente. Parentesi lacrima: in Italia il film è stato sottotitolato “Tutte le donne vengono al pettine”… Non abbiamo ritegno!

Scritto il 8 marzo 2009 da Valentina Barzaghi - Nessun commento »

Brama di vivere

brama-di-vivere.jpgTitolo Originale: Lust for life
Anno: 1956
Regia: Vincente Minnelli
Distribuzione: Warner Bros

Gli ultimi anni del pittore Vincent Van Gogh, dalla sua permanenza a Borinage, in Belgio, tra i minatori ai quali vuole dare un supporto spirituale, al suo ritorno in patria, in Olanda, nella quale si innamorerà prima di una cugina vedova e poi di una prostituta con un figlio, con la quale convivrà per un anno. E ancora, il suo rapporto con la famiglia, il fratello Theo e l’amico Paul Guaguin. Una vita vissuta tra il genio visivo e la follia mentale a cui lo stesso Vincent porrà fine con un colpo di rivoltella.
Splendido ritratto offerto da Kirk Douglas nei panni di Van Gogh, di uno degli artisti più importanti dell’800. Oscar come miglior attore non protagonista ad Aidan Quinn (Gauguin).

Scritto il 1 giugno 2006 da Daniela Sanziani - 1 commento »

Coachella

CoachellaDVD.jpgAnno: 2006

Distribuzione: Self

Come per tutti i grandi festival musicali, anche nel caso di Coachella il risultato è ben più grande della somma dei vari partecipanti: l’esperienza globale non è infatti riducibile al cast.
Lo testimoniano le splendide immagini di questo ottimo documentario sull’evento americano, che in pochi anni si è alzato al livello dei suoi più noti colleghi europei. Oltre alle immagini live, davvero suggestive, delle esibizioni di numerosi artisti (tra cui Arcade Fire, Flaming Lips, White Stripes, Radiohead, Fischerspooner, Chemical Brothers, Björk, Mars Volta e tanti altri) interviste ai protagonisti e al pubblico rendono conto di qualcosa di magico. M.C.

Scritto il 1 giugno 2006 da Daniela Sanziani - Nessun commento »

Dick & Jane – Operazione furto

DickeJane.jpgTitolo Originale: Fun with Dick and Jane
Anno: 2005
Regia: Dean Parisot
Distribuzione: Sony Pictures

I coniugi Dick e Jane Harper sono una coppia felicemente sposata e che, grazie al buon lavoro di Dick, hanno una vita piuttosto agiata. Quando però la società per cui lavora Dick si ritrova coinvolta in un grosso scandalo, chiude i battenti e Dick si ritrova disoccupato. Nella disperazione di perdere i lussi della loro vita e sfigurare davanti ai vicini, Dick e Jane decidono così di darsi alle attività illecite.
Remake del film “Non rubare… se non è strettamente necessario”, Dick & Jane è una divertente critica alla società capitalistica e agli scandali finanziari.

Scritto il 1 giugno 2006 da Daniela Sanziani - Nessun commento »

Lost – Stagione 1 / Seconda parte

Lost-1a-serie-2a-parte.jpgTitolo Originale: Lost
Anno: 2004
Regia: D. Lindelof, J. Lieber, J.J. Abrams
Distribuzione: Buena Vista

In seguito ad un terribile incidente aereo, un gruppo di superstiti si ritrova su un’isola tropicale. Mentre cercano di darsi da fare per riuscire a sopravvivere in attesa che i soccorsi li trovino, i sopravvissuti iniziano a capire di non essere da soli sull’isola. E, come se non bastasse, ognuno cela i suoi segreti…
Seconda parte della prima serie, con gli ultimi 12 episodi del serial creato da J.J. Abrams. Un ottimo modo per rinfrescarsi la memoria in attesa di vedere la seconda stagione anche qui in Italia.

Scritto il 1 giugno 2006 da Daniela Sanziani - Nessun commento »

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