
Intervista di Depolique. Foto di Piotr Niepsuj.
Carlo è un vulcano. Da quando l’ho conosciuto penso che sia la persona con cui ho scambiato la più grande mole di parole al minuto. Un fiume in piena, anche quando si tratta di musica. Ha iniziato a suonare da piccolo, questo genietto di origine veneta, e non ho ancora ben capito quanti strumenti suoni. Mi avrà fatto sentire un centinaio di pezzi, uno praticamente diverso dall’altro (dalla electro a pezzi per piano, passando per disco e new wave), indice di un grande talento che non ha ancora trovato la sua strada. Sulle sue doti però non si discute. Se n’è accorto Bob Rifo (Bloody Beetroots), con cui ha lavorato, e pure i talent scout della Red Bull Music Academy che l’hanno selezionato per l’edizione 2008 di Barcellona. In quella occasione Carlo incontra un personaggio chiave della scena romana degli ultimi quindici anni, Marco Passarani, e grazie a lui conosce Francisco, con cui comincia un’interessante collaborazione. Contrariamente a tanti suoi colleghi, italiani e non, che venderebbero l’anima al Diavolo pur di esserci, apparire, costi quel che costi, Carlo, pur sapendo che si vive una volta sola e che certi treni non passano spesso, non ha fretta. E ad oggi non ha ancora pubblicato niente.
Cècile vuole fare le cose per bene. E questa è la sua più grande dote.
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